I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

«Casa della Giovane»
per i giovani

Nel cuore della Torino di don Bosco tredici giovani donne si preparano a vivere in teoria e pratica la loro vocazione salesiana

«Casa della Giovane». È il nome di una casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel cuore di Torino, vicino al Santuario della Consolata, dove sono attive diverse opere tra cui un pensionato universitario e una sede del Vides Italia. Qui abitano anche le postulanti, giovani donne che stanno vivendo un anno di formazione in vista di una dedizione totale della loro vita a Dio. Quest'anno sono 16, tredici italiane e tre provenienti rispettivamente da Ucraina, Bielorussia e Ungheria. Abbiamo dialogato con loro per conoscere la loro vita di giovani così... singolari.

Una duplice sfida
«Uno degli obiettivi di questo periodo di formazione», ci spiega suor Ernestina Roverselli, Direttrice della comunità, «è quello di approfondire il carisma salesiano, sperimentandosi nel concreto di alcune esperienze apostoliche, con i giovani e le giovani di Torino. Vari giorni della settimana sono dedicati, quindi, alla preparazione e allo svolgimento di attività come l'oratorio, la catechesi, gli incontri con i gruppi giovanili o con le universitarie ospiti della casa».
«Le Figlie di Maria Ausiliatrice del Piemonte - affermano - ci hanno accolte con affetto e spirito di famiglia, facendoci sentire da subito partecipi e responsabili del progetto educativo che guida la loro missione educativa nei diversi ambienti».
Certamente, specifica qualcuna, all'inizio inserirsi in ambienti del tutto nuovi non è stato semplice. La provenienza da realtà tanto diverse ha significato per tutte confrontarsi con una duplice sfida: riuscire a lavorare insieme, nonostante le differenti esperienze precedenti, e saper integrare le conoscenze e le competenze, da cui ciascuna partiva, con la novità dettata dall'incontro con specifiche realtà. Proprio questa sfida, però, è stata sentita fin da subito come una ricchezza.
«Uno degli aspetti più positivi del nostro apostolato - precisa Susanna, che con altre tre compagne si occupa del doposcuola per i ragazzi stranieri nella vicina parrocchia di Sant'Agostino - è la possibilità di lavorare a stretto contatto con culture tanto diverse».
«La maggioranza dei ragazzi che frequentano i nostri oratori e le nostre parrocchie - continua Sonia - appartiene a religioni diverse. Questo ci richiede di reinventarci continuamente e di lavorare molto su noi stesse, per renderci sempre più disponibili all'incontro e al dialogo, cercando di vivere oggi quell'amore incondizionato che don Bosco esprimeva tanto bene con il suo "basta che siate giovani, perché io vi ami assai"».

A Porta Palazzo, come don Bosco
Tra le esperienze apostoliche proposte, c'è anche Porta Palazzo, svolta insieme a suor Paola Pignatelli e suor Julieta João, due FMA impegnate da anni per la promozione integrale della donna, in questo angolo della città così denso di storia e di ricordi per noi.
«La nostra attività a Porta Palazzo - raccontano Susanna e Francesca - ci occupa tutti i lunedì pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.00. Per le prime due ore facciamo lezione di italiano ad alcune donne straniere. L'obiettivo è prepararle ad affrontare il test d'italiano, che permette loro di ottenere il permesso di soggiorno. Inoltre, le ore di lezione che svolgono con noi vengono riconosciute dalla Scuola Statale Parini con la possibilità, per queste donne, di potersi in seguito inserire nel percorso che porta all'esame di terza media. Nella seconda parte del pomeriggio, invece, partecipiamo ad attività di vario tipo, dalla visita in casa alle famiglie più povere, alla conoscenza del territorio, all'incontro con associazioni che collaborano a vario titolo con il progetto di Porta Palazzo».
Nell'ascoltare queste giovani donne mentre si raccontano, si ha la percezione che più che "apostolato" si tratti di una vera e propria palestra di formazione, che spalanca orizzonti completamente nuovi: «L'aspetto più faticoso - considera Francesca - è la mancanza di continuità. Da quando abbiamo cominciato le lezioni di italiano, abbiamo visto tante donne iniziare il cammino con noi e poi abbandonarlo. Si tratta di persone abituate a vivere in situazioni di forte emergenza, spesso impossibilitate ad impegnarsi in progetti a lungo termine. Molte di loro chiedono di potersi inserire nel percorso perché desiderano migliorare le proprie condizioni e integrarsi maggiormente nella società, ma poi non riescono a portare avanti l'impegno preso».
Certamente, questo aspetto e altri rappresentano per queste giovani donne una forte provocazione: «L'incontro/confronto, e a volte scontro, con i giovani ci interpella continuamente - afferma Valentina -. Sentiamo forte il richiamo di questa gioventù, pericolante oggi come lo era ai tempi di don Bosco, ma allo stesso tempo ricca di sogni e di aspettative.
Studiando e approfondendo il carisma di don Bosco e di madre Mazzarello, ci rendiamo sempre più conto di quanto siano cambiate le problematiche, ma non sono cambiati di molto i desideri profondi che abitano il cuore dei ragazzi che incontriamo. E noi, se da una parte rischiamo di scoraggiarci per quello che a volte nelle varie realtà sembra non andare per il verso giusto, dall'altra - conclude - scopriamo sempre di più, proprio nell'incontro con i ragazzi più difficili, la nostra identità salesiana, la bellezza della vocazione alla quale siamo state chiamate e abbiamo risposto!».
Un buon programma di vita, non solo di un anno di postulato.