I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

O. PORI MECOI

Il coraggio di Maria Teresa

Gambella, ai confini con il Sud Sudan. Nella località di Abobo opera l'Health Center, il più prezioso servizio sanitario della regione.
A gestire il centro è la dottoressa Maria Teresa Reale, cuore salesiano, sostenuta anche dai volontari degli amici del Sidamo.

Perché ha scelto l'Africa?
Le radici della scelta sono molto lontane: una famiglia che mi ha insegnato ad amare testimoniando con l'esempio quotidiano che la vita, dono di Dio, si fa più grande e più bello se condiviso, restituito; gli anni giovanili spesi nella Parrocchia e nell'oratorio salesiano di Sesto, dove ho "respirato" da sempre uno stile di impegno e di predilezione per i più piccoli e chi aveva più bisogno; il sogno infantile fattosi via via consapevolezza più forte e determinata di sentirmi chiamata ad andare oltre i confini conosciuti, alla missione, per restituire quanto avevo ricevuto, mettendomi al servizio. La scelta di fare Medicina era già finalizzata al "sogno".
L'ispettoria lombarda aveva missioni in Etiopia. Il passo è stato semplice. E nel 1989, 5 mesi di permesso durante la specializzazione sono stati la conferma che cercavo, la consapevolezza che avevo trovato "casa" e lo è diventata definitivamente nel 1992, finita la specializzazione in Malattie infettive a Milano e Tropicali in Belgio.

Qual è la situazione economica dell'Etiopia?
Etiopia: un paese di 90 milioni di persone, il 70% delle quali sotto ai 30 anni, come in tanti altri stati africani. Per lo più altopiano con grandi terre coltivabili, fiumi e laghi.
Un Paese che dopo aver sofferto per tanti anni la dittatura, la guerra e la fame, è riuscito negli ultimi dieci anni a crescere molto rapidamente in termini di sviluppo economico globale, di infrastrutture e comunicazioni, riuscendo anche a inserirsi nella lista dei Paesi che hanno fatto più progressi nella lotta contro la fame.
Un Paese che sta cercando di impostare una democrazia che garantisca stabilità e giustizia e che si sta preparando per le elezioni politiche tra soli due mesi.
Un paese bello, che come tanti stati africani diventa anche oggetto della "golosità" di altri nuovi colonizzatori attirati dall'abbondanza di terre non sfruttate e dalle evidenti possibilità agricole per investimenti. Un Paese con una grande voglia di futuro.

E invece il Gambella, dove si trova lei?
Il Gambella, dove vivo dal 2002, è invece la regione a Ovest sul confine con il Sudan, una regione molto diversa, bassa, calda, per tante ragioni rimasta arretrata e isolata dal resto del paese. Qui si mischiano razze, popoli, lingue e culture molto diverse fra loro. Alle popolazioni native di origine nilotica si sono infatti aggiunti negli ultimi 25 anni gruppi etnici dell'altipiano (inizialmente per spostamenti forzati dal Governo, e adesso invece per l'attrazione che la regione esercita su altre zone, a causa dell'offerta di terre coltivabili, della presenza di investitori stranieri e locali che necessitano di forze lavorative, per incentivi sui salari che sono più alti che altrove). Qui la vita della gente è strettamente legata all'equilibrio tra pioggia e sole, tra raccolto del mais e la pesca sui fiumi.

A che punto è il suo "sogno"?
Il Vicariato di Gambella è giovane, creato nel 2001 e affidato alla responsabilità dei salesiani nella figura di monsignor Angelo Moreschi, salesiano, precedentemente nel sud del Paese. La nuova presenza della Chiesa in Gambella, guidata da un salesiano amico con il quale avevamo già lavorato per anni nel sud del Paese, diventò un richiamo per me e altri volontari italiani e spagnoli, con cui nel 2002 abbiamo accolto l'invito del Governo di gestire un Centro sanitario ad Abobo, nella zona Anyuak. Davvero ho vissuto questa presenza degli inizi come un privilegio. E ci siamo ancora. Il Centro sanitario di Abobo, rilevato inizialmente come dispensario, è cresciuto da allora, fino a diventare una struttura con 40 letti, ambulatori pediatrici e per adulti, laboratorio, maternità, vaccinazioni materno-infantili, e attività sia preventive sia curative per patologie molto diffuse qui, tubercolosi e AIDS. Il posto funziona, la gente viene da lontano perché ha fiducia e perché capisce che la nostra priorità è il prenderci cura di chiunque arrivi, specie i piccoli e i più poveri. Dall'inizio inoltre abbiamo puntato anche sulla formazione del personale, in campo sia sanitario sia tecnico, convinti che il sostenere giovani e prepararli nel campo educativo e professionale sia il regalo più bello per il futuro loro e dell'intera regione.

E i famosi pozzi?
Contemporaneamente al Centro, abbiamo poi messo in piedi anche la missione, con parrocchia, asilo, oratorio, biblioteca per gli studenti della città, corsi e attività diverse per le mamme e inoltre altri tre asili in villaggi vicini, con anche l'oratorio e una semplice cappella per le comunità lontane.
Un'altra delle attività realizzate qui ad Abobo è stata scavare diversi pozzi per dare acqua potabile alla gente, sia all'interno del centro sanitario, della missione, asili o cappelle nei villaggi circostanti e in Abobo stessa, compreso nelle due prigioni statali e nella Chiesa ortodossa.
L'acqua pulita è il punto di partenza per un discorso di prevenzione della salute e qualità di vita. L'acqua è Vita! Soprattutto in una regione come la nostra, dove in questi mesi il caldo è tremendo. Le file della gente in coda per riempire le taniche alle nostre pompe sono uno spettacolo quotidiano, da sempre, dal mattino alla sera.

Pur nella consapevolezza di essere una minoranza, ci sentiamo chiamati a testimoniare l'Amore di Dio per ogni persona, vero tempio della Sua presenza. Fare missione significa, prima di tutto, allargare i confini del nostro cuore, del nostro mondo, per fare spazio all'altro; significa mettersi in ascolto, lasciarci "disturbare e scomodare", capire e accettare la diversità.

Il confine con il Sud Sudan è sicuro?
Il Gambella confina e risente fortemente della situazione difficile del Sud Sudan che dopo 30 anni di guerra con il Nord si è proclamato indipendente senza essersi mai seriamente preparato a gestire le differenze tra le numerose etnie, bramose di potere e di supremazia, e dove la presenza del petrolio diventa ovvia ragione di conflitto. Così continua la guerra civile tra fratelli, nonostante i tentativi di accordi di pace all'Unione africana, che ha sede qui in Addis Abeba, ripetutamente firmati e finora falliti, lasciando diecimila morti, due milioni di dispersi, senza casa né riferimenti, 600.000 rifugiati nei paesi limitrofi, tra cui noi. Nella nostra regione di Gambella ci sono oltre 150.000 rifugiati, accolti in diversi campi e seguiti da organizzazioni varie. Gestire numeri così alti di rifugiati significa fare i conti anche con il rischio di epidemie, scarsità di cibo e di acqua pulita, e di malnutrizione nei bambini.

Com'è vista la Chiesa cattolica?
In Etiopia la Chiesa cattolica è solo l'1% della popolazione, ma fortemente impegnata in diversi campi di sviluppo educativo-sanitario-sociale. La gente e le autorità in genere rispettano e stimano le opere sociali della Chiesa a livello nazionale, proprio per la scelta di qualità e il servizio prioritario ai più lontani e più poveri. Anche se questo non toglie le tante difficoltà ancora esistenti per la burocrazia, permessi di soggiorno e di lavoro per missionari e volontari.
La nostra regione di Gambella non fa eccezione, anche se la gente qui è più accogliente, più semplice.

Può lasciare un messaggio per la Famiglia Salesiana?
Purtroppo nella Chiesa in genere, e anche in missione, è spesso presente la tendenza a puntare sulle strutture, sulle opere, mentre più che mai dovremmo tentare di spogliarci dell'immagine di potenza, e provare a semplificarci. Ciò che conta più di tutto infatti è essere presenti, segni e testimoni con la vita dell'amore privilegiato di Dio per gli ultimi della terra, i piccoli, i poveri, chi soffre la violenza e l'ingiustizia. È questo che sto imparando dopo tanti anni in missione, ed è questo che auguro alla Famiglia Salesiana ovunque.

Contatti: terereale@gmail.com