I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CONOSCERE LA FAMIGLIA SALESIANA

HILARIO SEO

Traduzione di Marisa Patarino

Le Suore della Carità di Gesù

Incontro con madre Apollinaris Shimura Yuriko Superiora Generale

La Congregazione delle Suore della Carità di Gesù nacque - con il nome di Suore della Carità di Miyazaki - il 15 agosto 1937. All'inizio di quell'anno, don Cimatti, riflettendo sul clima politico nazionalista che stava maturando in Giappone, suggerì a don Cavoli di fondare una nuova Congregazione femminile. Dopo ripetuto consiglio di don Cimatti, alla terza volta, don Cavoli accolse la proposta, con le parole di san Pietro: "sulla tua parola getterò la rete" (Lc 5,5).

Come si può definire in poche parole il carattere del Carisma della Congregazione delle Suore della Carità di Gesù?
Il carattere del carisma della Congregazione delle Suore della Carità è incentrato nella sua missione che consiste nell'essere "in parole e opere e soprattutto con la vita annunciatrici e testimoni dell'amore misericordioso di Dio a tutti, in special modo ai poveri e ai sofferenti." La contemplazione dell'amore del Cuore di Gesù è la forza motrice della nostra missione. L'immagine che appare sullo stemma della nostra Congregazione esprime bene la caratteristica del nostro carisma. Vi appare Gesù in piedi su di un globo terrestre su cui sta scritto "Caritas" cioè amore e che mostra il suo cuore dicendo "Beati Misericordes" e "Docete Omnes Gentes". Inoltre, come ci hanno tramandato i nostri fondatori, noi compiamo la nostra missione vivendo lo spirito di san Giovanni Bosco e san Vincenzo de' Paoli.
In quale fase si trova la diffusione delle SCG nel mondo, e qual è stata la motivazione di cambiare il nome della Congregazione?
La nostra Congregazione è presente in 13 paesi: Corea, Giappone, Brasile, Perù, Bolivia, Argentina, Filippine, Papua Nuova Guinea, Cina, Australia, Stati Uniti d'America, Germania, Italia (casa generalizia) dove operano circa mille consorelle, di cui la maggior parte sono coreane e giapponesi, ma sta crescendo il numero delle sudamericane, filippine e vietnamite. Alla fine del mese di giugno arriverà la prima consorella della Papua Nuova Guinea, missione che quest'anno festeggia il 25simo di fondazione. Inoltre si stanno facendo ora i preparativi per iniziare l'anno prossimo il lavoro missionario nel Sudan.
Ed è proprio questa crescita in internazionalità della Congregazione che ha portato al cambiamento del nome. È sembrato infatti che fosse più appropriato che il nome esprimesse il carisma più che il luogo di origine. Difatti il nome "Congregazione delle Suore della Carità di Gesù" esprime meglio la sua identità: la missione di testimoniare l'amore misericordioso di Gesù verso tutti gli uomini, in special modo verso i poveri e i sofferenti.
Quali, secondo lei, sarebbero le sfide e le opportunità per le SCG nel mondo moderno?
Si dice che stiamo vivendo nell'epoca della perdita della speranza. Anche in Corea e Giappone non mancano esempi che ci convincono di questa triste realtà. L'incontro delle conferenze episcopali della Corea e del Giappone a Cheju in novembre scorso ha avuto come tema il "suicidio", dramma umano che, in questi ultimi anni, è divenuto uno dei problemi sociali più gravi delle due nazioni. La relazione che ne è seguita ci ha informato che il numero dei suicidi dei giovani sta aumentando drasticamente in Corea. Inoltre l'aborto minaccia e causa ogni anno la perdita di un numero incalcolabile di vite umane in Giappone e anche in altri paesi. La realtà che ci circonda ci spinge ad immettere nella società attuale una nuova cultura; non la cultura del successo e del dominio, bensì la cultura dell'Amore, in cui le persone si adoperano a proteggere il mistero della vita e la dignità di ogni uomo. Io penso ci sia uno stretto rapporto fra il fenomeno sociale del disprezzo della vita e la diminuzione delle vocazioni religiose.
Ecco allora che per rispondere alle sfide della società odierna è necessaria una nuova evangelizzazione, ed è necessario ripartire con uno slancio che faccia nascere una "cultura della vita" e una "cultura della vocazione".
E questo è il motivo per cui la nostra Congregazione, nel piano sessennale del Capitolo Generale tenutosi lo scorso anno a Gwangju, ha stabilito come obiettivi la revisione e la rianimazione dell'"apostolato delle famiglie", ambito di apostolato che ha sempre rivestito importanza sin dalle origini, e la "priorità dei più poveri e dei più piccoli" nella società odierna. Inoltre ha iniziato ad affrontare nel quotidiano e concretamente urgenti problemi sociali quali "la preservazione del creato e dell'ordine".
La cooperazione nella Famiglia Salesiana appare rilevante soprattutto nell'America Latina; in Brasile lavoriamo assieme ai Salesiani negli oratori e nella pastorale vocazionale. In Bolivia gli educatori delle nostre opere partecipano ai corsi di formazione per insegnanti organizzati dai Salesiani a cui partecipano pure i membri dei vari gruppi della Famiglia Salesiana.
Che cosa pensa della Famiglia Salesiana?
Molto spesso negli incontri internazionali della Famiglia Salesiana e nelle visite ai vari paesi del mondo constato il lavoro apostolico dei Salesiani, delle suore salesiane e degli altri gruppi appartenenti alla Famiglia Salesiana e soprattutto vedo il meraviglioso lavoro che svolgono per i giovani in difficoltà e per i ceti medi. Mi rendo conto con sorpresa che il carisma, che tramite don Bosco, Dio ha donato alla Famiglia Salesiana, appare nella sua grandezza sotto diverse forme di espressione.
Il Rettor Maggiore dei Salesiani con la sua strenna annuale ci presenta i compiti che dobbiamo assolvere per rispondere alle sfide che emergono nella società attuale (il vangelo della vita, la famiglia, la cultura della vocazione ecc.). Ogni anno accogliamo con impegno la strenna e ne traiamo gli obiettivi da raggiungere come Congregazione.
Come sappiamo bene avete trasferito qualche anno fa la Casa Generalizia a Roma, quali vantaggi si godono e quali sono le sfide?
Sono passati tre anni da quando abbiamo trasferito la Casa Generalizia da Tokyo a Roma. Ora abbiamo più occasione di ascoltare da vicino la voce del Santo Padre, di leggere i suoi scritti, di seguirne gli insegnamenti, e, più che in passato, ci è più facile seguire il cammino della Chiesa Universale. Sono inoltre aumentate le opportunità di partecipare agli avvenimenti della Santa Sede e di approfondire così il senso della Chiesa. Personalmente nel 2008 sono stata invitata a partecipare come osservatrice al sinodo sulla Parola, cosa che per me è stata una bella occasione di approfondire il senso della Chiesa.
A Roma ci sono pure le Case Generalizie dei Salesiani, delle Suore Salesiane e di tante altre Congregazioni Religiose. È così possibile partecipare agli incontri dei Superiori Maggiori, pensare assieme alle difficoltà e ai problemi che affliggono la vita consacrata oggi e organizzare sistemi di aiuto reciproco intercongregazionale.
La presenza della Casa Generalizia a Roma, inoltre, ci offre la possibilità di dare il punto di appoggio alle consorelle che vengono dalle varie ispettorie per periodi di studio presso altre Congregazioni. Nei giorni di festa le consorelle studentesse si uniscono alle consorelle della Casa Generalizia per momenti di fraternità proficui per il futuro di tutta la Congregazione. Anche per questo il trasferimento si è rivelato molto positivo.
Come è portata avanti la cooperazione nell'attività pastorale con gli altri gruppi della Famiglia Salesiana?
La cooperazione nella Famiglia Salesiana appare rilevante soprattutto nell'America Latina; in Brasile lavoriamo assieme ai Salesiani negli oratori e nella pastorale vocazionale. In Bolivia gli educatori delle nostre opere partecipano ai corsi di formazione per insegnanti organizzati dai Salesiani a cui prendono parte pure i membri dei vari gruppi della Famiglia Salesiana. Nell'ambito dell'educazione e della pastorale giovanile in vari paesi ci valiamo della collaborazione e della direzione di esperti salesiani e salesiane. Per quanto riguarda gli altri campi, per esempio in Giappone collaboriamo con i Salesiani nella pastorale degli stranieri e nella diffusione della buona stampa.
Quale significato e speranza vedete nella nuova missione in Sudan, il cui progetto è ormai in fase avanzata?
Nell'ultimo Capitolo Generale è stato approvato il progetto di inviare le nostre missionarie nel Sudan del Sud in risposta all'invito dei Salesiani. In quel paese poverissimo e straziato da lunghi anni di guerre tribali, consorelle provenienti da cinque ispettorie formeranno una comunità internazionale che darà testimoninaza di fraternità collaborando con i Salesiani, le Salesiane e gli altri membri della Famiglia Salesiana che già operano sul posto.
Diverse ispettorie collaborano all'invio di personale in questa nuova missione e questo sarà inoltre un motivo per tutte le consorelle di intensificare il loro interesse per le missioni, di creare una rete di solidarietà oltre i confini della nostra congregazione e di intensificare lo spirito missionario nelle loro ispettorie di origine.