I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

JOHN CHRISTY & STANISLAUS SWAMIKANNU

Traduzione di Marisa Patarino

Cinque grandi indiani vescovi e salesiani

Il Tamil Nadu nel triangolo sud del subcontinente indiano è definito il cuore segreto dell'India.
Qui, caso unico in tutta la Chiesa, ci sono cinque vescovi salesiani.
Li abbiamo incontrati.

Ora lei è uno dei pilastri del progetto di papa Francesco. Che cosa ne pensa?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam, vescovo di Vellore: «Sono felice di essere parte del progetto del Santo Padre. La sua chiamata ad andare nelle periferie è certamente un invito adatto per me e per la diocesi a essere vicini alla nostra gente».
Monsignor Chinnappa Malayappan, arcivescovo emerito di Chennai: «Ammiro la chiamata chiara e coraggiosa del Santo Padre a essere vicini ai poveri e a coloro che si trovano ai margini e nelle periferie. Come vescovo e arcivescovo ho concentrato la mia attenzione sulle persone povere e oppresse del Paese e delle diocesi in cui operavo, in particolare verso la comunità cristiana Dalit. Ho fatto tutto quello che ho potuto per lottare per questa causa, al punto da sfidare le autorità governative e i vescovi, i religiosi e i laici che approvano il sistema oppressivo delle caste nella Chiesa.
Poiché da bambino ho sofferto per la scarsità di generi alimentari e di altre risorse di base, nelle due diocesi di Vellore e Madras avevo preso l'abitudine di invitare nella sala da pranzo vescovile tutte le persone che arrivavano in visita nella casa del vescovo. Non sarei stato tranquillo, se li avessi mandati via senza cibarie. Volevo che percepissero la mia sollecitudine e il mio affetto di pastore».
Monsignor Jerome Dhas Varuvel, vescovo di Kuzhithurai: «Studiavo in un seminario diocesano, quando mi aggregai ai Salesiani per diventare religioso! Adesso la congregazione salesiana mi ha restituito alla diocesi, dalla quale sono arrivato come vescovo! È un avvenimento straordinario... Ricordo con nostalgia i Salesiani che ci hanno formato al seminario "Sacred Heart Poonamallee", dove ho seguito i corsi di filosofia come seminarista diocesano e dov'è anche nata la mia vocazione salesiana».
Monsignor George Rajendran, vescovo di Thuckalay dei Siro-Malabaresi: «La mia nomina a vescovo è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Non me l'aspettavo e non vi ero assolutamente preparato. Essere vescovo di una diocesi di rito Siro-Malabarese nello Stato indiano del Tamil Nadu è un'occasione unica. Anche il fatto che sia stato scelto un Salesiano come me è un onore conferito alla Congregazione Salesiana».

Quanti anni aveva e quale incarico svolgeva nella Congregazione?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam: «Ho ricevuto l'incarico di direttore dell'Orfanotrofio "Don Bosco" a Katpadi, nella diocesi di Vellore, in cui avevo studiato da bambino, e sono stato Presidente dell'Università Sacro Cuore in cui ho studiato quando ero giovane. Sono state esperienze straordinarie! Quando sono stato ordinato vescovo avevo 57 anni. Come salesiano, ho parlato con chiarezza e senza timore delle conseguenze, in particolare delle discriminazioni su vari fronti, e ne ho pagato il prezzo. Continuo a pagarlo anche ora che sono vescovo».
Monsignor Chinnappa Malayappan: «Avevo 57 anni quando papa Giovanni Paolo II mi ordinò vescovo di Vellore, nello Stato indiano del Tamil Nadu. Lo stesso Papa mi creò arcivescovo di Chennai, sempre nel Tamil Nadu, quando avevo 72 anni».
Monsignor Jerome Dhas Varuvel: «Sono una persona piuttosto tranquilla e riservata. A eccezione della laurea che ho conseguito in Pedagogia Salesiana, non ho qualifiche speciali, tranne quella di aver operato come pastore per sei anni e per sette splendidi anni con i poveri appartenenti a tribù. Per vari anni ho lavorato nel campo della formazione dei giovani salesiani. Ero maestro dei novizi, quando ho ricevuto la chiamata a diventare pastore della diocesi».
Monsignor George Rajendran: «Lavoravo nell'ambito dell'educazione ed ero felice di questo incarico che svolgevo a favore dei poveri nel nord-est del Paese. Concordo con papa Francesco per il suo programma finalizzato a portare la Chiesa ai poveri e anche a rendere la Chiesa povera».

Qual è la storia della sua vocazione?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam: «La mia vocazione è in qualche modo incredibile. Provengo da un piccolo villaggio nel quale il mio bisnonno era diventato il primo cattolico della nostra regione. La nostra famiglia fa parte dell'insediamento Dalit del nostro villaggio. Mio padre aveva due fratelli e tre sorelle. Mio nonno è riuscito a garantire un'istruzione a tutti i figli, a eccezione di mio padre. I miei genitori erano entrambi analfabeti. Non avevano ricevuto nessun tipo di istruzione. Solo perché eravamo una famiglia cattolica, con l'aiuto dei sacerdoti tutti noi abbiamo potuto studiare. All'epoca i Salesiani gestivano la nostra parrocchia. Il reverendo don Peter Mathew, SDB, era il nostro parroco. Mi ha indirizzato all'aspirantato perché seguissi il mio desiderio di diventare sacerdote salesiano».
Monsignor Chinnappa Malayappan: «La mia vocazione religiosa è arrivata in età adulta, quando avevo già lavorato in molti ambiti, come insegnante, catechista, impiegato».
Monsignor Jerome Dhas Varuvel: «Provengo da una famiglia indiana molto credente di ceto elevato. La vocazione sacerdotale era naturale, nel nostro ambiente. Anche mio fratello, Soosai, era sacerdote nella diocesi di Kottar, nello Stato indiano del Tamil Nadu, e prima di morire diventò Vicario generale della diocesi. Dio mi ha dato il dono di una disposizione naturale per la musica, che non ho coltivato a sufficienza perché avevo altri impegni. Desideravo stare vicino ai poveri. Ringrazio i superiori che mi hanno permesso di lavorare nelle zone di Thalavadi e Kadambur Hill per 7 lunghi anni. In quel periodo sono stato molto vicino ai poveri, in particolare a quelli che facevano parte di tribù».
Monsignor George Rajendran: «Ho apprezzato molto la vita salesiana che ho condotto nel nord-est del Paese come missionario proveniente dal sud. È stata davvero una bella vocazione essere missionario nel mio Paese».

Qual è la situazione sociale e politica della sua diocesi?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam: «Vellore è diventata diocesi nel 1952. È stata e continua a essere molto povera a livello economico, ma è ricca di fede. Questa diocesi è composta dalle due regioni amministrative di Vellore e Tiruvannamalai. Comprende 85 parrocchie con 1.700.000 cattolici. Conta 150 sacerdoti diocesani, circa 600 religiose e circa 35 sacerdoti religiosi distribuiti in circa 130 comunità. L'80 per cento dei cattolici circa fa parte di una comunità Dalit. Grazie all'instancabile impegno di questi sacerdoti e religiosi e con l'aiuto della Chiesa universale, oggi la gente ha compiuto progressi a livello sia economico sia educativo e certamente anche nell'ambito della fede. Dato che i nostri fedeli fanno parte della comunità Dalit, politicamente sono ancora sfruttati e tanto più perché sono cristiani. I diritti costituzionali sono ancora loro negati».
Monsignor Chinnappa Malayappan: «Sia a Vellore sia a Chennai la situazione sociale era la stessa. C'era e c'è tuttora una scala sociale regolata dalle caste. Questo dato si riflette nella Chiesa a tutti i livelli: tra i sacerdoti ordinati, i religiosi e i laici impegnati. Anche se molti sono diventati cristiani battezzati, ministri ordinati, religiosi e laici impegnati di ambo i sessi, purtroppo non hanno abbandonato la loro mentalità legata alle caste».
Monsignor Jerome Dhas Varuvel: «Questa nuova diocesi, Kuzhithurai, è stata divisa dalla famosa e antica diocesi di Kottar, che vanta una ricca tradizione cristiana. I cattolici sono istruiti e impegnati nella fede cristiana. Le parrocchie sono ben organizzate, con progetti a breve termine e a lungo termine. Ho visitato praticamente tutte le parrocchie della diocesi e sono rimasto commosso dalla generosità dei sacerdoti, degli operatori pastorali, dei religiosi e della gente comune. Ringrazio Dio per questo bel regalo».
Monsignor George Rajendran: «Mentre la Chiesa Siro-Malabarese è una forza molto grande e attiva nello Stato del Kerala, la diocesi di Marthandam è una piccola isola di cristiani siro-malabaresi nella grande maggioranza di cristiani di rito latino nello Stato del Tamil Nadu. Sto apprezzando un bello spirito di comunione con i fratelli vescovi del Tamil Nadu».

Che cosa dice della presenza dei Salesiani in India?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam: «La presenza dei Salesiani in India è una grande benedizione di Dio, specialmente per i poveri e i giovani, in particolare per gli emarginati. I Salesiani erano animati dal motto di don Bosco: "Dammi le anime, tieni il resto". Questo è stato ed è lo spirito animatore dei Salesiani in India».
Monsignor Chinnappa Malayappan: «I Salesiani sono noti per il loro spirito di sacrificio e per l'opera che compiono a favore dei giovani, in modo particolare dei giovani poveri. È anche noto il loro atteggiamento gioioso e fraterno».
Monsignor Jerome Dhas Varuvel: «Sono in sintonia con il Santo Padre nella sua chiara e coraggiosa chiamata a raggiungere le periferie. Come salesiano, ho sempre tenuto presente questo obiettivo e sono doppiamente felice perché posso perseguirlo in modo concertato, dato che adesso sono pastore di 1.650.000 anime, con un buon numero di sacerdoti religiosi, di fratelli e di sorelle da aiutare».

Come vede i giovani?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam: «I giovani sono ancora la speranza sia del nostro Paese sia della Chiesa. La stragrande maggioranza dei nostri giovani cattolici è con la Chiesa. Sono ancora fedeli alla Chiesa e orgogliosi di essere indiani e cristiani. Nello stesso tempo, devono vivere tutte le difficoltà che i giovani si trovano a dover affrontare. I mass media, la globalizzazione, il secolarismo e tutti i problemi morali del mondo interpellano i nostri giovani. L'emigrazione nelle grandi città è una sfida di fronte alla quale molti giovani sono lasciati soli. La Chiesa deve prestare maggiore attenzione anche a loro».

Come vede il futuro della Chiesa in India?
Monsignor Soundararaju Periyanayagam: «Il futuro della Chiesa in India è al sicuro nelle mani di Dio. La Chiesa può sembrare minacciata da particolari situazioni socio-politiche, ma non solo sopravviverà, anzi, crescerà. La storia insegna con certezza che la Chiesa quando è perseguitata cresce con maggior vigore. La stragrande maggioranza dei non cristiani è molto accogliente e solidale nei nostri confronti. Le tensioni sono create dagli intenti celati dei politici. Il servizio che prestiamo nell'ambito educativo e sanitario è molto apprezzato e ricercato».
Monsignor Jerome Dhas Varuvel: «Credo che la Chiesa in India debba diventare vivace, capace di portare la sua testimonianza attraverso le sue istituzioni elefantiache. La gente dovrebbe vedere che le nostre opere sono indirizzate soprattutto ai poveri e agli emarginati».
Monsignor George Rajendran: «Nel mio cuore sono salesiano e lo rimarrò sempre. La mia formazione salesiana mi aiuta a servire con gioia i poveri e gli emarginati. Per noi salesiani questa diventa una seconda natura. Sono felice e orgoglioso di essere in tutto e per tutto un salesiano religioso che è stato scelto perché diventasse vescovo».

MONSIGNOR JOSEPH ANTONY IRUDAYARAJ
Vescovo emerito di Dharmapuri
«Dopo aver trascorso lunghi anni nelle varie case salesiane dell'ispettoria unita di Chennai in qualità di direttore (23 anni), ho imparato a capire il lato umano della realtà dei religiosi salesiani. Non proponevo richieste troppo elevate ai giovani salesiani. Li amavo e mi prendevo cura di loro. Era il meglio che io potessi fare. Non ero un grande oratore, ma ai giovani salesiani questo non importava. Penso che i giovani salesiani abbiano ancora bisogno di amore, affetto e attenzione.
Non ho potuto scegliere se accettare o no. Mi è stato chiesto di obbedire al Santo Padre. Da buon Salesiano obbediente ho obbedito incondizionatamente.
Ho continuato a procedere con lo stesso spirito che mi animava quando ero vescovo di una diocesi piuttosto povera, Dharmapuri, nello Stato indiano del Tamil Nadu, che è stata divisa dalla diocesi di Salem, sempre nel Tamil Nadu. Ho cercato di amare la gente e i sacerdoti. Probabilmente molti di loro hanno approfittato della mia bontà e della mia gentilezza. Forse le avranno considerate come altrettante forme di debolezza.
Provengo da una famiglia di ceto medio. Ho collaborato con i Salesiani del "Broadway Oratory", con religiosi di grandi qualità come Sean McFerran (che proveniva dall'Irlanda), Francis Schlooz (che arrivava dall'Olanda) e altri. All'epoca, per un giovane proveniente da una buona famiglia cattolica che aveva visto il grande spirito di sacrificio e l'entusiasmo dei primi Salesiani è stata una scelta naturale diventare Salesiano ed entrare a far parte dell'aspirantato.
Credo che la Chiesa in India abbia bisogno di pastori che riescano ad andare al di là delle considerazioni quotidiane riguardanti il denaro, il potere, la posizione sociale, le caste, la lingua, per mostrare alle persone che l'esperienza di Dio può davvero liberarle.
I Salesiani in India sono una grande forza e credo fermamente nel carisma salesiano e nelle importanti iniziative che i Salesiani intraprendono per i più poveri».