I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

KIRSTEN PRESTIN - FOTOGRAFIE DON BOSCO MISSION

Traduzione di Marisa Patarino

La scuola della speranza

Quindici anni fa i Salesiani di don Bosco hanno aperto una scuola a Quetta, un'importante città del Pakistan. Cristiani, musulmani e indù la frequentano insieme.
Il quarantaquattrenne don Julio è il direttore del Centro da un anno. Il sacerdote di origine argentina lavora da dieci anni in questo Paese del sud-asiatico, nel quale convivono molte etnie e religioni diverse.

«Qui la gente è molto povera. I conflitti religiosi tra i vari gruppi etnici generano tensioni. C'è anche il rischio di attacchi violenti. Io stesso sono già stato aggredito all'interno della scuola insieme ad altri due sacerdoti. Senza la mia fede in Dio e il sostegno della nostra comunità non sarei potuto stare qui. La fede infonde in me una speranza. Sono convinto che ogni giovane abbia un buon cuore. E credo che l'amore possa superare ogni sofferenza e ogni dolore», dice don Julio Palmieri.
È soprattutto la preghiera che dà al sacerdote quarantaquattrenne la forza che lo aiuta a compiere il suo lavoro. «Per me pregare significa avere piena fiducia. Mi affido completamente a Dio, mi metto nelle sue mani. Questa per me è la perfetta letizia! Ogni sera ripenso alla giornata appena trascorsa, a ciò che ho ricevuto e per cui posso essere grato. Nella preghiera offro nuovamente tutto a Dio. Pregare per me significa ricevere e offrire. Questi momenti che trascorro da solo con Dio mi rafforzano. Prego però anche con altre persone. Ad esempio, una volta la settimana prego insieme ai quattro giovani che vogliono diventare salesiani».

"Il Pakistan è un paese diviso a livello politico, religioso e sociale. In alcune regioni, il 70 per cento della popolazione è analfabeta"

Quetta è la capitale della provincia del Belucistan, nel Pakistan meridionale. La scuola "Don Bosco" è frequentata da oltre 750 studenti di ambo i sessi. Alcuni bambini vi abitano. Tutte le mattine cristiani e musulmani pregano insieme per la pace.
«Dio c'è per tutti. Per questo anche le scuole sono aperte a tutti, a prescindere dal colore della pelle o dalla religione», spiega don Julio.
Quasi tutti i bambini e i giovani per i quali lavora provengono da famiglie molto povere. «Cerchiamo di creare per i ragazzi e le ragazze un ambiente in cui possano studiare e vivere insieme. A scuola i giovani possono crescere e scoprire i loro talenti. Vivono esperienze positive, costruiscono relazioni interpersonali, imparano il rispetto e la tolleranza».
In Pakistan i cristiani rappresentano una minoranza. La maggioranza della popolazione è musulmana. Le famiglie cristiane si trovano in una situazione difficile. Per i ragazzi non è facile trovare un lavoro o avere la possibilità di studiare. Alcuni però ci sono riusciti, soprattutto se avevano ricevuto una buona formazione scolastica o professionale.
«Nella scuola "Don Bosco" i cristiani non costituiscono una minoranza. I ragazzi e le ragazze possono muoversi liberamente. La nostra scuola offre loro un ambiente che si distingue dalla realtà esterna». Per i numerosi profughi che vivono nel capoluogo di questa provincia, la situazione sembra molto diversa. Non hanno alcun diritto e non ricevono aiuti di sorta da parte dello Stato. La maggior parte di loro vive in tende o in capanne di fango nella periferia della città. Molti sono già alla terza generazione di profughi. Sono fuggiti molti anni fa dalla guerra civile in Afghanistan.
«La nostra scuola non fornisce ai bambini solo un accesso all'istruzione. Mostriamo loro che si può vivere molto bene insieme a persone che professano un'altra fede», dice il direttore della "Don Bosco Mission" di Bonn, il dottor Nelson Penedo. «Viene insegnato loro che le culture e le religioni sono una risorsa e che si può costruire qualcosa insieme, nonostante le difficoltà». Il brutale attacco compiuto lo scorso anno dai talebani in una scuola a Peshawar, costato la vita a oltre 130 persone, aveva mostrato una volta di più l'importanza di questo impegno.
«La situazione a Quetta non è diventata più facile. Prima potevo muovermi liberamente, adesso non più. Anche la nostra scuola è sorvegliata, come tutti gli istituti di Quetta», spiega don Julio. «A causa delle crescenti tensioni etniche, abbiamo dovuto addirittura sospendere le partite di calcio». Alla fine erano emersi notevoli conflitti tra i ragazzi appartenenti a etnie diverse.

"La speranza infonde in me la fede. Sono convinto che ogni giovane abbia un buon cuore. E credo che l'amore possa superare ogni sofferenza e ogni dolore" don Julio

Don Julio ha deciso di diventare prete a 22 anni. È stato ordinato sacerdote a 33 anni. «Gesù ha detto: "Vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri e seguimi". Ho fatto questo. Nella vita avevo ricevuto sempre e solo doni e questo è stato il mio modo per ringraziare. Questa è stata la mia vocazione. Di qua attingo la mia forza, la speranza e la fiducia, anche in momenti quasi disperati. Tramite la mia vocazione sacerdotale, ho ricevuto ancora più doni, soprattutto grazie all'incontro con tutte le persone.
Le lingue, le culture e le etnie diverse in Pakistan sono anche un grande arricchimento, oltre a costituire un elemento di tensione e conflitto. Sono qui anche perché ho molto da imparare». E aggiunge: «Il futuro è incerto ed è probabile che la situazione diventi più difficile. Proprio per questo dobbiamo aiutare i giovani a essere se stessi. Dio vuole che affrontiamo le contraddizioni, per realizzare questo obiettivo. Solo grazie alla fede si può affrontare la realtà», dice padre Julio.
In alcune regioni del Pakistan, il 70 per cento della popolazione è analfabeta. Molti bambini devono lavorare per aiutare la famiglia. Non hanno la possibilità di andare a scuola e di costruire un futuro sicuro. Presso la scuola "Don Bosco", alle ragazze e ai ragazzi vengono proposti i vari insegnamenti non solo in inglese, ma anche in urdu, la lingua nazionale del Pakistan.
«In caso contrario, non avrebbero la possibilità di seguire le lezioni», ha detto don Julio, che è direttore ed economo del Centro. «All'inizio, i genitori dei bambini erano molto preoccupati e incerti. Con il tempo, hanno però acquisito fiducia. Hanno compreso che l'istruzione è un bene prezioso per tutti i bambini. E hanno capito che non l'odio, ma l'amore, la tolleranza e la fiducia aiutano i loro figli a crescere».

INFORMAZIONI
Se volete ricevere ulteriori informazioni sull'opera dei Salesiani di don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Pakistan, potete contattare:
Don Bosco Mission Kirsten Prestin, Sträßchensweg 3, 53113 Bonn
k.prestin@donboscomission.de
Sr. Birgit Baier, Theodor-Hartz-Str. 3, 45355 Essen
mission@donboscoschwestern.net