I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

JAVIER VALIENTE

«Vi vedo vitali, entusiasti, capaci di affrontare le difficoltà e di trasformarle in percorsi per il futuro»

Intervista a don Stefano Martoglio

Consigliere generale della nuova regione Mediterranea creata nel 27° Capitolo Generale, che comprende le opere salesiane del Portogallo, della Spagna, di Andorra, dell'Italia e del Medio Oriente.

Che cosa significa essere Consigliere regionale?
In primo luogo, essere "Consigliere regionale" significa avere fiducia in Dio e in ciò che i confratelli ti hanno chiesto. Si tratta di confidare in Dio e nei confratelli in vista di un compito che non conosci, per il quale hai l'impressione di non avere le competenze necessarie, ma con la libertà di spirito di riconoscere che il Signore sa quello che fa e quindi abbiamo fiducia in Lui. Partendo da questo presupposto, essere Consigliere generale di una regione significa mettersi al servizio del Rettor Maggiore e del Consiglio Generale per portare la presenza del Rettor Maggiore e di tutta la congregazione in una parte del mondo salesiano che è appunto la regione Mediterranea. È una regione nuova, ricca di storia, di presente e di futuro.
Come si arriva a far parte del Consiglio Generale?
Si diventa Consiglieri Generali per elezione, nel corso del Capitolo Generale. Mentre al momento dell'elezione sei impegnato a pregare e a comprendere che i confratelli intorno a te sono le persone tramite le quali Dio ti parla, nel corso della votazione vedi che compare il tuo nome, e vivi questa esperienza con un certo timore. Ed entri a far parte del Consiglio Generale accettando ciò che Dio ti chiede tramite i confratelli capitolari che ti hanno eletto. In particolare, i Consiglieri generali regionali sono eletti dopo uno scambio, un dialogo, una proposta che proviene in primo luogo dai confratelli capitolari di una regione che avanzano la proposta all'assemblea capitolare, che si incaricherà poi dell'elezione.
Che cosa ha pensato al momento della sua elezione, quando il Rettor Maggiore le ha chiesto se intendeva accettare questo incarico?
Quando ho visto comparire il mio nome, il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato: "Mamma mia, che cosa sta succedendo?". Dopo, tutto avviene in fretta e, soprattutto, quando il Rettor Maggiore ti chiede se accetti ciò che i tuoi confratelli ti hanno appena chiesto, pensi con convinzione: "Signore, tu sai quello che fai, io no. Non so perché me lo chiedi, ma ho fiducia in Te. Signore, pur non sentendomi degno, se Tu me lo chiedi accetto, con la certezza che sarà un percorso bello e pieno di vita". La vita mi ha insegnato ad avere fiducia in Dio, che vede dove io non riesco a vedere, e a camminare dove Egli ci conduce. Avanti con don Bosco!

"Una nuova regione che possiede una grande ricchezza: i luoghi della vita di Cristo, in Terra Santa, i luoghi salesiani di don Bosco, la città del Papa, luoghi di grandi santi e importanti santuari mariani, il Cammino di Santiago... Una grande ricchezza di vita e di tradizione salesiana"

E si è assunto l'incarico di una regione salesiana nuova, appena creata. È una sfida importante.
Sì, una nuova regione è una grande sfida e avverto una grande responsabilità. È una regione che possiede una grande ricchezza: i luoghi della vita di Cristo, in Terra Santa, i luoghi salesiani di don Bosco, la città del Papa, luoghi di grandi santi e importanti santuari mariani, il Cammino di Santiago... Una grande ricchezza di vita e di tradizione salesiana. Tutto questo è un dono, prima di tutto. E in una regione nuova dobbiamo porre tutte queste realtà in dialogo, creare relazioni affinché tutte queste ricchezze camminino insieme. Credo che la prima sfida consista nell'aiutare i fratelli e la Famiglia Salesiana a considerare l'identità della nuova regione Mediterranea un tesoro importante.
Quali obiettivi si è proposto in questa fase iniziale?
Abbiamo compiuto i primi passi insieme ai confratelli capitolari della regione negli ultimi giorni di lavoro del 27° Capitolo Generale. Gli obiettivi consistono nel lavorare sull'identità della regione, affinché la consideriamo un orizzonte positivo e ricco. Si tratta poi di costruire reti tra le due regioni precedenti, tra le nazioni che la compongono, tra le tradizioni e la ricchezza salesiana che ognuna apporta. Occorre camminare insieme con uno sguardo nuovo e unico in questa parte dell'Europa, del Mediterraneo e del Medio Oriente che ci stimola a rispondere alle sfide e ci offre opportunità per il bene dei giovani e l'edificazione del Regno di Dio. I primi passi sono diretti verso le persone. Per questo, dopo le prime riunioni del Consiglio Generale di giugno-luglio, voglio compiere un'immersione nella lingua e nella cultura spagnola. Questo mi permetterà di incontrare la gente e di ascoltarla.
Quali caratteristiche ritiene che contraddistinguano la nostra nuova regione Mediterranea?
Penso che la caratteristica principale di questa nuova regione sia una grande ricchezza cristiana e carismatica. Dobbiamo ricordarcene umilmente e mantenerla viva. È una tradizione ecclesiale e salesiana che proviene dalle origini. Partendo dall'esperienza di don Bosco, il territorio della nostra regione è la sede della prima espansione salesiana. Questo aspetto ci parla non solo di una storia, ma anche di un'intelligenza pastorale e di una ricchezza di oltre 150 anni. È in questione la grande fedeltà pastorale a don Bosco, che risulta evidente dal modo salesiano di vivere nella nostra regione, con la ricchezza di tutta la fede e la passione che ci hanno trasmesso i fratelli che ci hanno preceduto. E poi ci assumiamo un impegno esplicito e serio al servizio dei giovani, dei più bisognosi, e una creatività pastorale che è riconosciuta e apprezzata dalla Chiesa e dalle pubbliche amministrazioni con cui lavoriamo.
Quali sfide si propongono ora a noi come regione?
Le sfide della regione sono l'ascolto e la risposta ai segni dei tempi che il Signore ci mette dinanzi. Proprio questo saper rispondere ai segni dei tempi è il cammino che le ispettorie tutte portano avanti e che è oggetto del cammino anche della regione negli incontri degli ispettori. Abbiamo cominciato così e continueremo così.
La prima sfida consiste nel ravvivare l'eredità salesiana che abbiamo ricevuto. Dobbiamo ricuperare la motivazione fondamentale di tutto ciò che facciamo, ed è molto: il rapporto con Cristo, la nostra vita religiosa. Don Bosco è un grande santo e ci ricorda che l'impegno più importante è approfondire il rapporto con Dio, confidare in Lui e considerarlo alla base delle nostre decisioni. Un'altra sfida è non vivere di rendita. Avere una grande storia e molte attività pastorali diverse può indurre a vivere di rendita. Deve essere chiara per tutti la motivazione di tutto ciò che compiamo: la presenza di Dio. Questa consapevolezza non solo fa bene a tutti, ma apre anche le nostre case a tutti, da qualunque parte provengano, anche a coloro i quali arrivano da altre esperienze religiose. Il padrone di casa è Dio, il cuore più grande di tutti. Una terza sfida consiste nel metterci in dialogo, in profondità, con la nostra cultura europea; compiere un lavoro serio per creare una cultura dell'evangelizzazione e dell'educazione, una cultura vocazionale che interpelli i giovani sulla nostra vita cristiana e religiosa. Il futuro che ci attende è ricco e importante, e il continente europeo continua a essere un campo in cui si creano le condizioni per il futuro della Chiesa e della Congregazione. Forse questo non emerge a uno sguardo superficiale, ma è chiaro in un'ottica di fede.
In queste sfide della nostra regione abbiamo a cuore in modo particolare la parte del Medio Oriente che è parte di noi, che va aiutata e ascoltata in modo sempre più grande. Una terra benedetta e crocifissa a cui prestare grande attenzione.
Quale visione ha dell'Italia salesiana?
L'Italia ha una vitalità che sempre stupisce chi non ci conosce a fondo. Questo riguarda anche la realtà salesiana. Molto della tradizione cattolica italiana è stato esportato in giro per il mondo sotto il marchio "salesiano", questo è stato un dono che ha permesso alla stessa Italia salesiana di crescere; ogni dono di Dio ti cresce in mano solo se lo sviluppi. Nella sua generosità la nostra nazione ha dato molti figli a don Bosco e ha dato molto di don Bosco ai suoi figli qui, nelle molte opere salesiane di cui è costellato il nostro paese. Ora non è più quella stagione, ma da quella stagione ereditiamo una grande tradizione di generosità e di fecondità salesiana. In questo momento l'Italia sta facendo dei grandi passi per ripensare se stessa, nel contesto attuale, intorno a una fedeltà a don Bosco aperta ai cambiamenti e ai ripensamenti delle strutture. Ci guidano due grandi convinzioni: la grandissima attualità del carisma salesiano in Italia oggi, in tantissimi contesti, la capacità di stare vicino agli ultimi e ai poveri che ci salveranno.
Che cosa direbbe alla Famiglia Salesiana?
Alla Famiglia Salesiana italiana dico che il meglio deve ancora venire! Che dobbiamo prepararci a esser portatori del carisma, che è un dono alla chiesa e per la chiesa, tutti insieme. La povertà vocazionale, le fatiche nella sostenibilità delle opere salesiane ci aprono gli occhi a esser coraggiosi nell'attuazione del cammino della chiesa: la corresponsabilità dei laici, della Famiglia Salesiana.
La consapevolezza di questo cresce con forza ma lentamente, ma cresce. Questo è il presente e il futuro del carisma salesiano nella nostra Italia, la capacità di camminare insieme come Famiglia Salesiana sentendoci meno forti e più coscienti della forza della testimonianza di unità.
Questo è importante come dono alla chiesa, nella chiesa, per questo il meglio deve ancora venire!

Le sfide
Queste sono le sfide che si propongono ora a noi come regione:
• La prima sfida consiste nel ravvivare l'eredità salesiana che abbiamo ricevuto. Don Bosco ci ricorda che l'impegno più importante è approfondire il rapporto con Dio, confidare in Lui e considerarlo alla base delle nostre decisioni.
• Un'altra sfida è non vivere di rendita. Dobbiamo aprire le nostre case a tutti, da qualunque parte provengano, anche a coloro i quali arrivano da altre esperienze religiose.
• Una terza sfida consiste nel metterci in dialogo, in profondità, con la nostra cultura europea; compiere un lavoro serio per creare una cultura dell'evangelizzazione e dell'educazione, una cultura vocazionale che interpelli i giovani sulla nostra vita cristiana e religiosa.