I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

José J. Gómez Palacios

Traduzione di Deborah Contratto

I trampoli

Il nostro corpo è fatto di legno. È formato da due pali lunghi e retti. Abbiamo passato tutta la nostra vita facendo divertire i ragazzi dell'oratorio. Generazioni e generazioni di ragazzi se la sono spassata alla grande cercando di camminare mezzo metro da terra. Sopra di noi sono stati capaci di percorrere il loro piccolo mondo sentendosi dei veri e propri giganti.
Don Bosco ci fece costruire dal miglior falegname della zona e pagò pure in anticipo. Nel laboratorio del falegname sognavamo il mondo dello spettacolo. Il pubblico. Gli applausi.
Quei sogni però ben presto svanirono. Ci trovammo tra le mani di un centinaio di ragazzini, il cui unico desiderio era quello di giocare e di divertirsi. Ci toglievano le forze. Condividevamo la stessa sorte con alcuni cerchi, bocce, palloni, corde, sacchi e oggetti da ginnastica.
Protestammo con don Bosco, ma egli fu capace di toccare persino il nostro cuoricino di legno. Ci convinse in un batter d'occhio. Come rifiutarci di giocare con i suoi giovani operai? Erano tutti costretti a lavorare per più di dodici ore al giorno e con dei salari giornalieri da miseria. Così ci adeguammo alla situazione.
Mesi dopo, invece, ci fu la crisi del trasporto. Visto che don Bosco non aveva un posto fisso per radunarsi con i propri ragazzi, ogni domenica si ritrovavano in un posto diverso. Noi eravamo protagonisti dei giochi tanto in un prato come in una strada o in una piazza.
Dopo averci ricordato quello che era capitato ai pezzi di legno della croce su cui Gesù aveva così tanto sofferto, ci disse di fare quello che volevamo. Ma ci avvisò: "Se un ragazzo, per non aver potuto giocare con voi, diventa un ladro e finisce in prigione, la responsabilità allora sarà vostra e solo vostra, ricordatevelo bene!". Tacemmo, ci calmammo e decidemmo di seguirlo ovunque.
Arrivammo quindi nella tettoia Pinardi. Finalmente, dopo tutti quei traslochi, avevamo il nostro ripostiglio e un prato fisso dove poter giocare. I ragazzi diventarono l'unica fonte della nostra vita e non abbandonammo mai don Bosco.
Però anche a noi trampoli capita d'invecchiare. Dopo vari trattamenti con vernice e olio di semi di lino, don Bosco decise, per così dire, di mandarci in pensione. Ora, infatti, riposiamo nel laboratorio di falegnameria dell'oratorio. Aspettiamo con grande ansia che le mani di qualche apprendista decidano di lavorare su di noi e, chissà, trasformarci in belle croci da appendere ai muri delle aule scolastiche: proprio quel luogo in cui i ragazzi di don Bosco crescono in età e sapienza e sognano un futuro migliore.

La storia
Aprile 1846. Don Bosco si trasferisce nella tettoia Pinardi, appena affittata. Ci porta e deposita i vari arredi liturgici e i giochi. Tra questi, anche un paio di trampoli (Memorie dell'Oratorio, Terza decade, n. 1).