I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

EDUARDO MARTÍNEZ ADDIEGO

Il cardinale Daniel Sturla

Un pastore con l'odore delle pecore

Mentre il Papa dava l'annuncio della sua elezione a Cardinale, stava predicando una missione con alcuni giovani volontari in uno dei quartieri più emarginati di Montevideo

Se ti dicono che sei una delle "colonne" del progetto di papa Francesco, che cosa pensi?
Questa domanda mi sconcerta un po'. Io non sono nessuna colonna. Solo qualcuno che con il servizio che può offrire nella Chiesa contribuisce al bene del Popolo di Dio. In questo senso penso che ora potrò dare un apporto maggiore alla Chiesa e, se Dio vuole, a papa Francesco e al suo progetto, che in definitiva non è altro che il progetto di Gesù: proclamare il Vangelo.
Quando hai saputo che il Santo Padre ti aveva creato cardinale?
Un amico sacerdote mi ha chiamato al cellulare mentre stavo in auto. Frenai e lui mi disse: «Sono in piazza San Pietro e il Papa ha appena annunciato che sei cardinale». Io risposi che non poteva essere, perché nessuno mi aveva avvertito, ma quello insisteva: «Sono qui a Roma e il Papa ha letto il tuo nome nella lista dei nuovi cardinali». Avevo appena chiuso il telefono che mi arrivarono altre due chiamate: una di un salesiano uruguaiano che era anche lui in piazza San Pietro e l'altra di un giovane trentenne che avevo battezzato un mese prima e che lavorava in una casa salesiana.
Da quanto tempo sei salesiano e quali sono stati i tuoi incarichi?
Sono salesiano da trentatré anni. Dopo l'ordinazione fui per tre anni consigliere degli studi in una scuola tecnico-professionale (Talleres Don Bosco), poi per tre anni vicario della casa del noviziato e del postnoviziato, tre anni direttore dell'aspirantato, sei anni Maestro dei novizi, sei anni direttore dell'istituto preuniversitario Giovanni XXIII e poi tre anni Ispettore Salesiano dell'Uruguay. Ho partecipato a due Capitoli Generali, il venticinquesimo e il ventiseiesimo, come eletto dai confratelli.
Com'è nata la tua vocazione?
Avevo diciassette anni e studiavo nell'Istituto Giovanni XXIII, di cui fui poi direttore. Il direttore di allora, don Felix Irureta, mi chiamò l'otto di settembre, giorno della Natività di Maria, una festa molto significativa nella mia famiglia e mi chiese a bruciapelo se non avessi mai pensato a diventare prete e mi invitò ad un incontro vocazionale con altri giovani. Aggiunse una frase che per me fu molto importante: te ne parlo oggi, ma non te ne parlerò mai più. Ci pensai per due giorni. Mi piacque molto la libertà che mi diede. E dopo due giorni di riflessione, gli risposi di no: mi sentivo portato a formarmi una famiglia e a esercitare una vita professionale. Però una certa inquietudine si era annidata nel cuore e l'anno dopo ne parlai con un altro sacerdote, l'anno dopo ancora con un altro. La domanda di don Irureta continuava a risuonare in me. Cominciai a fare catechismo in una scuola salesiana e a frequentare un direttore spirituale in modo sistematico. Mentre frequentavo la facoltà di diritto e storia, presi la decisione e l'anno seguente entrai nel noviziato salesiano di Montevideo. Mi ero innamorato di don Bosco dopo aver letto la sua vita nel libro di don Auffray che don Irureta mi aveva regalato. Leggendola, capivo che era quello il cammino che Dio mi aveva indicato: servire i giovani poveri, con un grande amore a Cristo, alla Vergine, al Papa.
Quali sono i tuoi ricordi d'infanzia?
Conservo molti bei ricordi della mia infanzia, legati soprattutto alla mia famiglia. Io sono il più piccolo di cinque fratelli. Ricordo un magnifico gruppo di compagni di scuola: sono stato allievo dei Fratelli della Sacra Famiglia di Belley. Ricordo le lunghe estati sulla spiaggia e tante passeggiate in bicicletta. Il mio ricordo più bello, però, è quello del giorno della Prima Comunione, a sei anni.
Qual è l'attuale situazione politica e sociale dell'Uruguay?
L'Uruguay è una società con una forte tradizione democratica, anche se ha sofferto una dittatura militare dal 1973 al 1985. È una società pluralista molto segnata dal laicismo, che è esploso in modo fortissimo all'inizio del secolo ventesimo. È una società economicamente molto cresciuta negli ultimi dieci anni, che però allo stesso tempo conserva sacche di povertà dura, da cui sembra impossibile uscire. Ci sono dei problemi complessi, come l'educazione e le conseguenze nefaste delle zone povere: la droga e la criminalità giovanile.
Che cosa significa la presenza salesiana in Uruguay?
Don Bosco mandò i primi salesiani in Uruguay nel 1876 e da subito il carisma salesiano e l'Uruguay si capirono perfettamente. Il nostro paese ha dato moltissime vocazioni alla congregazione, molte missionarie. Molti e validi missionari ha ricevuto dall'Italia, alcuni furono poi anche vescovi qui e altrove come monsignor Riccardo Pittini e monsignor Guillermo Piani. Pittini fu arcivescovo di Santo Domingo e Piani Delegato Apostolico in Messico, in un momento molto difficile. Oggi, la Congregazione, anche se è diminuito il numero dei confratelli, continua a lavorare in modo rimarchevole nel campo dell'educazione, con opere scolastiche, parrocchiali e sociali che sono considerate "di punta" nel panorama educativo uruguaiano. Contemporaneamente si lavora in sintonia con le Figlie di Maria Ausiliatrice, che hanno una presenza notevole in Uruguay. Ci sono anche altri gruppi della Famiglia salesiana. I salesiani sono la famiglia religiosa più numerosa del Paese e anche la più conosciuta, apprezzatissima dalla gente.
Quali sono le sfide più rilevanti dell'arcidiocesi di Montevideo?
Due soprattutto. La prima è la comunicazione, cioè la possibilità di parlare un linguaggio che risulti comprensibile alla gente del nostro paese. La seconda è la sfida dell'evangelizzazione degli ambienti popolari della nostra arcidiocesi.
Come sono i giovani?
La gioventù di Montevideo dipende molto dalla situazione sociale in cui vive. Ci sono giovani legati alla Chiesa che formano gruppi stupendi, pieni di iniziativa e con una forte tensione spirituale. Però esiste anche un gruppo molto numeroso di giovani con un forte vuoto spirituale, che vivono nell'indifferenza verso l'aspetto religioso della vita. Purtroppo ci sono anche giovani molto esposti alla tentazione della delinquenza e della droga.
Come vedi il futuro della Chiesa uruguaiana?
La Chiesa in Uruguay è una Chiesa libera e povera, in un contesto di società pluralista, con un alto indice di indifferenza religiosa. È importantissimo, per noi, avere una coscienza chiara della nostra realtà e un atteggiamento missionario audace: la parresia di cui parla il Nuovo Testamento e che papa Francesco cita nella Evangelii Gaudium. Da esso dipenderà, con l'aiuto di Dio, che possiamo essere una Chiesa viva, al servizio del Regno.
Che cosa pensi della congregazione salesiana?
Prima di tutto che la amo con tutto il cuore e perciò mi è difficile parlarne obiettivamente. Credo che la congregazione e la Famiglia salesiana diano un contributo impressionante alla Chiesa e ai giovani del mondo intero: sono i portatori di un carisma donato da Dio per salvare tantissimi giovani di ogni paese e di ogni razza. Tocca a noi tenere gli occhi fissi in Gesù Cristo per scoprire con fedeltà e coerenza quello che don Bosco farebbe oggi.
Hai qualche progetto che ti sta particolarmente a cuore?
Soprattutto la Fundación para la Educación Católica e la Fundación para el Liceo Jubilar. Il Liceo Jubilar è una istituzione che monsignor Nicolás Cotugno, mio predecessore, anche lui salesiano, fondò in una zona popolare di Montevideo e che ha dato inizio ad un progetto educativo che apre una nuova frontiera di servizio agli adolescenti più poveri dei nostri quartieri. È un modello che è stato imitato da altri. La Fundación para la Educación Católica cerca di riunire i centri educativi di quartiere, le scuole parrocchiali e le varie scuole in cui è necessario avere una chiara identità cattolica e perché siano a servizio dei ragazzi più poveri. È un modo per evitare la chiusura delle scuole cattoliche, che si fa impellente per la diminuzione del numero dei religiosi. In quest'anno, la Fondazione appoggerà le scuole della zona del Cerro, una scuola religiosa nel quartiere del Cerrito de la Victoria, un'altra nel quartiere di Malvin e la scuola Don Bosco, nella zona in cui operò per 60 anni la Casa di Formazione Salesiana.

I CARDINALI SALESIANI
Monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi
Monsignor Tarcisio Bertone, già Segretario di Stato
Monsignor Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago del Cile
Monsignor Raffaele Farina, archivista e Bibliotecario emerito
Monsignor Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon
Monsignor Miguel Obando Bravo, già arcivescovo di Managua
Monsignor Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa
Monsignor Daniel Fernando Sturla Berhuet, arcivescovo di Montevideo
Monsignor Joseph Zeh Kiun Zen, già vescovo di Hong Kong.