I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

JOHN CHRISTY

Il Villaggio delle Beatitudini

Cinquant'anni di miracoli quotidiani

Nel ricordo di don Orfeo Mantovani

Che cos'è oggi il "Villaggio delle Beatitudini"?
"Don Bosco Beatitudes", il Villaggio delle Beatitudini, è un istituto salesiano che presta molteplici tipologie di assistenza a ogni fascia di età, dalla culla alla tomba. È un centro per chi vive in periferia. È un bel monumento finalizzato al servizio a favore degli emarginati della società. Le attività salienti del centro sono l'istruzione, la crescita responsabile, la formazione e la promozione dei più poveri a Vyasarpadi, nelle baraccopoli di Chennai, la capitale del Tamil Nadu, uno Stato del sud-est dell'India.
Come è nato il Villaggio?
Il centro è nato quando l'arcivescovo di Madras-Mylapore, il salesiano monsignor Louis Mathias, chiese a don Orfeo Mantovani, un missionario salesiano proveniente da Castegnaro, di compiere una visita a Chennai, dove vivevano i più poveri della città. A seguito di quell'iniziativa, nel 1964 fu fondata a Vyasarpadi una nuova parrocchia. Il luogo in cui ora sorge il centro era un deposito di carbone. Don Orfeo Mantovani fu toccato dalla povertà della gente che viveva là, in particolare dalle misere condizioni in cui versavano i malati affetti dalla lebbra. Il posto era affollato dalle persone che erano state allontanate dalla baraccopoli, dai senzatetto della città e da 20.000 indiani rimpatriati dalla Birmania. Le condizioni miserevoli in cui vivevano quei poveri ed emarginati motivarono don Mantovani a fondare il 2 febbraio 1965 un centro per l'assistenza ai poveri abbandonati della città.
Don Orfeo Mantovani è ancora ricordato?
Don Orfeo Mantovani, il pioniere del Villaggio delle Beatitudini, ha lavorato solo per breve tempo in questa realtà. La sua morte prematura e improvvisa all'età di 56 anni è stata uno shock e una perdita gravissima. Il suo amore per i poveri e il progetto a cui aveva pensato per loro era unico e rispecchiava il Gesù del Vangelo, che era mosso a compassione di fronte alle persone in difficoltà. La gente lo ricorda ancora come un santo, l'apostolo dei poveri. Forse è l'unico missionario per il quale sia stata collocata una statua in una pubblica piazza.
Quali sono le attività principali di questa vostra opera?
Il centro "Beatitudes Social Welfare", com'è chiamato ora, propone molti programmi di assistenza a favore dei bambini orfani di uno o di entrambi i genitori, dei minorenni, dei giovani poveri e disoccupati, delle donne che versano in condizioni economiche precarie e di anziani abbandonati di ambo i sessi. Queste attività sono garantite dalle seguenti strutture: casa per gli anziani indigenti, casa per i ragazzi, casa per le ragazze, scuola elementare e media don Bosco, Istituto per la riabilitazione e la formazione per portatori di handicap e diversamente abili, scuole serali, scuole d'infanzia per bambini di età compresa tra 2 e 5 anni, programmi di prevenzione e di salvaguardia della salute per donne, unità di assistenza sanitaria, oratorio e parrocchia.
Quali progetti avete per il futuro?
Fin dalle sue origini il Villaggio delle Beatitudini era noto per l'apostolato a favore dei malati di lebbra. Ha poi ampliato la sua missione rispondendo a una necessità urgente: l'apostolato al servizio dei pazienti affetti da HIV/AIDS. Questa iniziativa è partita circa due anni fa. Offriamo due tipi di servizi ai giovani affetti o infetti da HIV. Il primo è la Casa di accoglienza "ANBAGAM" in un luogo conosciuto come "Pope John's Garden - Giardino di papa Giovanni". Ci sono sessanta bambini (ragazzi e ragazze di età compresa tra i 3 e i 22 anni). Attraverso questo programma vengono garantiti le cure e il sostegno per affrontare lo stress e il dolore della malattia. Molti di loro vanno a scuola, proseguendo la loro educazione.
Il secondo è la cura familiare. Duecentocinquanta bambini infettati dal virus ricevono cure e sostegno nelle loro case. Questi bambini sono curati dai loro parenti a casa e vengono garantiti loro cibo nutriente, cure mediche e supporto educativo e psicologico attraverso il nostro gruppo.
Quanti salesiani vi lavorano?
In questo istituto salesiano unico nel suo genere vari religiosi e laici vivono e lavorano insieme. Undici salesiani, sette Figlie di Maria Ausiliatrice, otto suore di Maria Ausiliatrice SMA, sei suore di san Carlo Borromeo e centinaia di volontari e di operatori condividono quest'opera.
Quale progetto ha elaborato l'Ispettoria?
L'Ispettoria, che celebra il Giubileo d'Oro della fondazione del Villaggio delle Beatitudini, continua a sostenere e rafforzare questa missione articolata in vari ambiti a favore dei più poveri. L'iniziativa, avviata e consolidata dai grandi missionari don Mantovani e don Francis Schlooz, è portata avanti con grande cura e professionalità. La Scuola Superiore passa di grado per facilitare l'educazione superiore dei giovani locali. L'istituto per interni diventa una casa di accoglienza per ragazzi in situazione difficile, con la collaborazione del governo.
Che considerazione ha la gente del Villaggio delle Beatitudini?
Chiunque consideri il Villaggio delle Beatitudini non può fare a meno di meravigliarsi per i risultati che un po' d'amore condiviso permette di raggiungere. Ogni giorno viene garantito il vitto per 300 anziani, si presta assistenza quotidiana a oltre 1000 bambini di ambo i sessi e oltre 15.000 persone ricevono una risposta per le loro diverse esigenze, "tutto quasi a costo zero". Le persone che entrano nel Villaggio delle Beatitudini vedono con i loro occhi questi "50 anni di miracoli quotidiani". Il centro è grato per i sacrifici che amici e benefattori compiono per contribuire generosamente alle necessità quotidiane, allo sviluppo e alla crescita di questa realtà. Gli slogan caratteristici di questa casa sono: "Servire gli ammalati è la miglior preghiera" - (Mantovani), "Nessuno ha il diritto di essere felice da solo", "È possibile dare senza amare, ma non si può amare senza dare". La gente ritiene che il Villaggio delle Beatitudini sia un'espressione tangibile della fedeltà dei salesiani al servizio dei poveri e la manifestazione concreta della provvidenza divina a loro favore. Per i giovani delle baraccopoli è un'oasi. È una chiesa, una scuola, un campo per allenarsi a giocare a calcio, una palestra ecc. È un centro per i giovani e i poveri.
Com'è la collaborazione con la diocesi e con i vescovi?
La missione salesiana (INM) nelle arcidiocesi di Madras-Mylapore ha un ruolo unico. Forse i salesiani costituiscono l'unica congregazione religiosa con un numero così notevole di istituzioni nella città di Chennai. Ci sono 17 comunità salesiane, che comprendono 6 parrocchie, 12 scuole medie e secondarie superiori (licei), 3 istituti tecnici, 5 oratori, 2 centri di animazione giovanile, 3 centri sociali per i bambini e i giovani a rischio, 2 case di formazione, una delle quali è un seminario. L'arcivescovo, il clero e i laici cristiani e non cristiani apprezzano molto le opere compiute dai salesiani, in particolare per la loro attenzione per la pastorale giovanile, per la missione che svolgono al servizio dei più poveri e anche per le scuole di eccellenza, che costituiscono un fiore all'occhiello nell'ambito dell'istruzione di qualità per tutti. Il Villaggio delle Beatitudini ha vinto il Premio nazionale per l'assistenza ai diversamente abili nel 1995 e il Premio conferito dallo Stato per l'assistenza ai diversamente abili nel 1998. Questi sono solo alcuni dei riconoscimenti accordati al Villaggio dallo Stato e dalla Chiesa per il servizio prestato a favore dei poveri e dei bisognosi.

4 DOMANDE A MARIA SPERANZA RUSSO
Da quanto tempo sei in India e perché?
Son già otto anni che vengo a Chennai alle Beatitudini, sempre nel mese di gennaio.
Il buon Dio mi fece la grazia di conoscere Bachisio Usai, responsabile dell'ABC Italia, che da numerosi anni portava in missione gli aiuti raccolti in Italia. Decisi così di venire in missione per conoscere i bimbi adottati a distanza in memoria di mio fratello Costia, morto giovanissimo.
Appena varcato il cancello delle Beatitudini m'innamorai subito di questa grande missione, povera ma così presente per tutti i poveri che vivono intorno negli slums: bambini orfani, semi orfani, anziani abbandonati, lebbrosi e dall'anno scorso anche i bambini sieropositivi. La mia prima sensazione è stata quella di totale impotenza davanti a tanta necessità. Ho pianto non so più quanto nel silenzio della mia camera tanto umile. Ho promesso a me stessa che rientrata a casa non avrei dimenticato gli occhioni neri dei bimbi che tutti i giorni abbracciavo e baciavo e che ormai mi erano entrati nel cuore. Amo cantare e ballare ed è proprio attraverso la musica che ho instaurato un rapporto speciale sia con i bambini che con gli anziani e i lebbrosi: il linguaggio internazionale della musica non conosce barriere.
Rientrata a casa ho coinvolto la mia famiglia e gli amici nel progetto INSIEME X CHENNAI, organizzando manifestazioni musicali, pranzi, bancarelle, testimonianze nelle scuole, tutto per raccogliere soldini da portare ai miei bambini di cioccolato. E proprio per loro ho scritto una canzone che si intitola BAMBINI DI CIOCCOLATO, il cui ricavato è devoluto alla missione.
Ogni anno portiamo in missione tutto quello che riusciamo a raccogliere, grazie alla mia famiglia e a tutti coloro che si impegnano tantissimo per aiutarci nel progetto.

Che cosa doni al Villaggio e che cosa ti dona il Villaggio?
"Si può donare senza amare, ma non si può amare senza donare" frase di Stevenson che il nostro direttore amatissimo padre Tarcisius amava ripetere. La missione dà più di quanto riceve, tutte le volte per me è così. È un'esperienza che almeno una volta nella vita ognuno di noi dovrebbe fare per capire tante cose. Noi occidentali siamo abituati a vivere nello spreco e legati al superfluo. La missione mi ha cambiato la vita, modificando l'ordine delle mie priorità. Ho un figlio di 24 anni Nicola, luce dei miei occhi, che rispetta la mia scelta di vita, consapevole del mio impegno senza risparmio di forze per la missione.

Come vedi il tuo futuro?
Ho imparato che non bisogna fare piani nella vita, "sono solo una piccola matita nelle mani di Dio" come diceva la meravigliosa Madre Teresa. Vorrei sempre seguire il mio cuore come ho fatto finora, essere presente dove c'è bisogno. Mi sento salesiana e fiera di far parte di questa grande famiglia e soprattutto felice perché in questi giorni qui in missione si celebra proprio il cinquantenario della fondazione grazie a padre Mantovani e i 200 anni di don Bosco, meglio non poteva andare!

Che cosa vorresti dire ai giovani italiani?
I nostri giovani a volte sono troppo annoiati dalla routine quotidiana delle città o paesi che non offrono loro opportunità. Talenti che potrebbero essere impiegati diversamente. Dovrebbero avere maggiore consapevolezza del patrimonio che possiedono: intanto possono studiare, cosa che da queste parti è un lusso. Mi piacerebbe dir loro che al di là della tecnologia c'è altro, bisogna investire il proprio tempo nei rapporti umani, nella natura, nello sport. Non esiste la ricetta della felicità, è inutile cercarla nelle cose e nelle persone, dobbiamo cercarla dentro di noi, tutto qua! Magari l'esperienza in missione aiuterebbe...

Contatti: msperanza.russo@libero.it