I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

José J. Gómez Palacios

Traduzione di Deborah Contratto

L'orto di Mamma Margherita

Ero un orto, piccolo ma curato con sapienza e passione, nel cortile di una casetta nella periferia di Torino.
La mia proprietaria si chiamava Margherita Occhiena. Era emigrata dalle dolci colline della borgata dei Becchi qui a Torino per aiutare il figlio Giovanni Bosco, un giovane sacerdote che aveva deciso di realizzare un sogno: dare opportunità di vita ai ragazzi abbandonati che popolavano quella grande città. Lei li considerava come dei figli veri e propri e loro, nei suoi dolci occhi, vedevano l'affetto di una madre. Così tutti la chiamavano Mamma.
Mamma Margherita conosceva bene la terra e la mia era buona e umida. La buona massaia passava le giornate con la schiena curva a zappare, seminare e coltivare insalata, aglio, cipolle, piselli, fagioli, carote, rape e tante altre verdure, non escluse la menta e la salvia. E in un piccolo prato cresceva l'erba per i suoi conigli.
Ero orgoglioso della mia magnifica produzione di legumi e ortaggi, ma soprattutto perché insieme alla mia buona padrona collaboravo con don Bosco a "tirare su" i suoi ragazzi. Tuttavia restavano ragazzi e a quei tempi amavano "giocare alla guerra". Così, nel pomeriggio di una domenica avvenne il disastro. L'esercito «sconfitto», in piena rotta, finì nell'orto di Margherita, e incalzato dai vincitori imbaldanziti pestò lattughe, cavoli e pomodori. La mamma, che assisteva al disastro, ne fu molto avvilita. «Varda, varda Gióanin lon ca l'an fait - mormorò al figlio lì accanto -, a l'an sgheirame tut» (Guarda, guarda Giovanni cosa mi hanno fatto, mi hanno guastato tutto). Con il solito sorriso paziente, don Bosco cercò di consolarla: «Cosa vuoi farci, mamma? Sono ragazzi».
Quella sera, anche se ero letteralmente a pezzi, assistetti dalla finestra alla scena più triste della mia breve vita. I ragazzi erano andati a dormire, e lei come al solito aveva davanti un mucchietto di roba da aggiustare: le lasciavano in fondo al letto la camicia strappata, i calzoni sdrusciti, le calze con i buchi. Don Bosco, lì vicino, la aiutava mettendo le toppe ai gomiti delle giacchette e aggiustando le scarpe.
- Giovanni - mormorò a un tratto -, sono stanca. Lasciami tornare ai Becchi. Non ce la faccio proprio più.
Don Bosco fece solo un gesto: le indicò il Crocifisso appeso alla parete. E quella vecchia contadina capì. Chinò la testa sulle calze con i buchi, sulle camicie strappate, e continuò a cucire.
Non domandò mai più di tornare a casa. Consumerà i suoi ultimi anni tra quei ragazzi fracassoni, maleducati, ma che avevano bisogno di una mamma. Alzerà soltanto qualche volta di più gli occhi al Crocifisso, per prenderne forza, povera vecchia stanca.

La storia
«Mamma Margherita erasi ella formato in fondo al cortile un orticello, il quale, da lei industriosamente seminato e coltivato colla più grande sollecitudine, le somministrava insalata, aglio, cipolle, piselli, fagiuoli, carote, rape e millanta specie di verdura, non escluse la menta e la salvia; anche in un piccolo prato cresceva l'erba pe' suoi conigli» (Memorie Biografiche III, 440).