I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

Soldati

Le reclute andavamo a correre tutti i giorni, ma questa volta era diverso. Stavano sudando da prima dell'alba, da quando erano ruzzolati fuori dalla branda. Facevano il corso di addestramento per i corpi speciali antiterrorismo dell'esercito e quindi erano pronti alla fatica, anche all'esaurimento fisico. Ma questo tipo di allenamento non aveva niente a che fare con la corsa a tempo, ritmata dal canto, che facevano di solito al mattino in maglietta.
Stavolta correvano in tenuta da combattimento.
Come al solito, la consegna era: «Partite insieme, state tutti insieme, lavorate come una squadra e tornate insieme. Se non riuscite a tornare insieme, non tornate affatto!».
Lungo la strada, il dolore, la sete e la fatica cominciarono ad annebbiare il cervello e nella formazione che correva inquadrata si notò qualcosa di strano.
Nella quinta fila, al centro del plotone, uno dei ragazzi non andava a tempo: le gambe si muovevano, ma non andava al passo con il resto del gruppo. Era Sandri, un ragazzone allampanato dai capelli rossi. La testa cominciò a ciondolargli di qua e di là. Quel ragazzo era in difficoltà: stava per cedere.
Senza perdere il passo, il soldato alla destra di Sandri si sporse e gli prese il pesante fucile. Il ragazzone dai capelli rossi per un po' riuscì a riprendersi, ma poco dopo, mentre il plotone continuava la sua marcia, aveva gli occhi appannati e si trascinava dietro le gambe a fatica. Ben presto anche la testa ricominciò a dondolare.
Questa volta si sporse la recluta alla sua sinistra, gli prese l'elmetto e, continuando a correre, se lo mise sotto il braccio. Ora poteva ripartire.
Gli scarponi battevano pesantemente all'unisono il sentiero polveroso. Tump, tump, tump, tump.
Sandri stava male, molto male: vacillava e stava per cadere, ma restò in piedi. Due soldati dietro di lui gli presero lo zaino e ciascuno di loro ne teneva una cinghia con la mano libera.
Sandri fece appello alle poche forze rimaste, raddrizzò le spalle, e il plotone continuò a correre fino al traguardo.

Siamo fatti per vivere insieme. «Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. Infatti, se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. Inoltre, se due dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi? Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto (Qoelet 4,9-12)».