I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

LINDA PERINO

Don Juan Linares
e i "Muchachos y Muchachas con don Bosco"

Don Juan Linares è stato indicato da una giuria qualificata come "Uomo dell'anno 2011". Don Linares, nato a Salamanca, Spagna, giunse nella Repubblica Dominicana a metà degli anni ྂ. È stato ispettore dei salesiani delle Antille per due mandati consecutivi. Al suo arrivo iniziò a lavorare presso l'Istituto don Bosco dove conobbe la realtà di centinaia di bambini abbandonati e dal futuro incerto. Così nacque nel 1986 il programma "Canillitas con don Bosco", ora noto come "Muchachos y Muchachas con don Bosco", che offre formazione scolastica, artistica e ricreativa a centinaia di bambini e giovani di Santo Domingo e delle altre aree interne del paese, con l'obiettivo di farli diventare uomini e donne per bene.

Vuole presentarsi?
Il 16 agosto dell'anno passato ho celebrato i cinquant'anni della mia professione salesiana. Cinquant'anni di meravigliosa esperienza nella Missione Salesiana nelle Antille. Dopo alcuni anni passati nella mia terra natale, Salamanca, in Spagna, dove ho fatto gli studi di teologia, catechetica e psicologia, sono partito per Santo Domingo. I giovani mi hanno rubato il cuore e posso affermare come don Bosco: «Con i giovani mi sento sempre bene».
Una sera, un ragazzo di strada entrò nel mio ufficio e mi chiese se ero don Bosco ed ebbi l'audacia di rispondergli di sì.

Perché ha scelto le Antille come sua missione?
Semplicemente perché al termine del noviziato feci domanda per essere missionario e in quel tempo l'Ispettoria di Madrid stava inviando missionari in questa terra e i superiori mi mandarono qui. Questo è il modo migliore per entrare nei piani di Dio.

Che cos'è l'iniziativa "Muchachos y Muchachas con don Bosco"?
È un'opera oratoriana destinata ai ragazzi ad alto rischio. Tre motivi principali l'hanno provocata. Il primo è il grido di migliaia di bambini e bambine che vivono in situazione di esclusione e di abuso e che vediamo tutti i giorni nelle nostre città. È un grido molto forte e molto doloroso, un grido intollerabile. Il secondo è l'"udito salesiano". I salesiani ascoltano da sempre questo grido e non restano indifferenti. Il carisma salesiano è nato per rispondere a questo grido. "Canillitas con don Bosco" nasce proprio come risposta alla chiamata che viene dalle invocazioni di questi ragazzi.
Il terzo è la conseguenza di un "frutto" pastorale. L'esperienza avuta con cento giovani del Centro Giovanile della parrocchia di Maria Ausiliatrice di Santo Domingo ci aveva impegnati a scelte e azioni negli ambienti più poveri. Scoprimmo che poteva essere uno spazio di impegno permanente. Dall'impegno con i giovani nascono le opere salesiane, come accadde a don Bosco.
Per questo motivo, l'8 dicembre 1985, nasce "Canillitas con don Bosco". Trecento ragazzini, lavoratori della strada (canillitas sono le gambe che muovono ogni giorno per guadagnare qualcosa) risposero al nostro invito e furono i fondatori di questa presenza salesiana. Quattro anni dopo, fu aperto anche il centro per le ragazzine, animato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, che si chiamò "Canillitas con Laura". Più tardi, se ne aprì un altro per ragazzi che lavoravano nelle officine meccaniche per automobili e si chiamò "Apprendisti con don Bosco". Qualche anno fa, aprimmo un centro per adolescenti incinte, che si chiama "Querebebé". Così altri ancora fino ad arrivare a dodici centri. Così è nata la rete di Muchachos y Muchachas con don Bosco, come una scelta dell'Ispettoria delle Antille.

Com'è organizzata questa rete?
Muchachos y Muchachas con don Bosco è una rete di centri locali, animati dalla Famiglia Salesiana, per accompagnare bambini, ragazzi e adolescenti ad alto rischio, secondo profili differenti, mediante un processo di maturazione integrale perché possa avere una vita dignitosa. Nella Repubblica Domenicana è a livello nazionale.
La nostra rete è organizzata secondo una successione di tappe. La prima è la "ricerca". Si tratta di percorrere le strade, le periferie, là dove si trovano i ragazzi in difficoltà. Non aspettare che vengano da noi. La seconda tappa è "l'accoglienza". Apriamo a loro le nostre case e cerchiamo di conoscere a fondo la loro realtà per stabilire un'alleanza con ogni ragazzo. Viene poi la "socializzazione", cioè l'inserimento dei ragazzi nel posto a cui hanno diritto: la famiglia, la scuola, un gruppo sportivo, ecc. Arriviamo così alla tappa fondamentale, l'"accompagnamento". In questa fase ci sono i programmi principali: scolastici, ricreativi, apprendimento di competenze, laboratori, vita cristiana, arte. In questo modo si sfocia nella tappa finale "progetto di vita" e "impegno": buoni cristiani e onesti cittadini, costruttori di un mondo nuovo.

Da dove vengono i ragazzi?
Provengono dai quartieri più periferici delle principali città del Paese.

Ricorda qualche storia particolare?
Ricordo molte storie. Ericson, per esempio, a nove anni lucidava scarpe e vendeva roba varia per la strada. Questa è la sua testimonianza: «Un giorno la mia vita è cambiata. Un giorno camminavo per la strada, quando fui avvicinato da un giovane che si chiamava Romano che m'invitò a partecipare a "Canillitas con don Bosco", un Centro creato da un sacerdote chiamato Juan Linares e da alcuni giovani del Centro Giovanile Maria Ausiliatrice. Quest'incontro mi riempì di speranza e là trovai gioia, affetto, fiducia, educazione. Conobbi una gioia diversa. Mi insegnarono giochi e altro, mi sentivo in paradiso, non avevo mai immaginato una cosa così, giocare a calcio in un grande spazio, in una squadra, a basket in un campo vero, se litigavamo ci traevano in disparte e ci correggevano, era qualcosa di grandioso. Il Progetto Canillitas cambiò la mia vita, le diede un'altra direzione.
Potei entrare nell'Istituto Tecnico Salesiano e divenni meccanico per auto. Riuscii a lavorare nelle migliori officine del Paese. In seguito frequentai l'Università e cominciai la carriera di amministratore e oggi lavoro in un'impresa importante. Lo dico in verità, da adulto come sono, sposato nella Chiesa Cattolica, con una carriera personale e padre di due figli, che gli sforzi e la missione dei salesiani non è vana, vale la pena. Il fine per cui don Bosco voleva educare i giovani continua ad avverarsi: siamo Buoni Cristiani e Onesti Cittadini».

Quindi i risultati sono lusinghieri.
I frutti del Carisma Salesiano sono sempre meravigliosi e sono la conseguenza di molti miracoli. Il miracolo non è raro, è la vita di tutti i giorni quando lasciamo operare la grazia di Dio che ci usa come mediazione. La vita è piena di miracoli.
I risultati sono nelle "storie che finiscono bene" di centinaia dei nostri ragazzi. Molti sono professionisti, professori di università, ingegneri, amministratori, meccanici, elettricisti. Altri hanno aperto una loro attività, molti lavorano nel settore turistico come cuochi, baristi. Un buon numero lavora nei centri locali come educatore.

Com'è vista questa attività dai confratelli e dalla Chiesa locale?
"Muchachos y Muchachas con don Bosco" è molto stimata, sia a livello di società sia a livello ecclesiale. L'ispettoria salesiana delle Antille ne ha fatto una sua opzione preferenziale.
Anche a livello di Regione Interamerica, in cui per più di dieci anni ebbi l'incarico di coordinare le opzioni preferenziali dei destinatari, è considerata una buona metodologia ricca e fruttuosa.
In quest'anno del Bicentenario abbiamo l'opportunità di rinnovare il nostro carisma salesiano. Il Valdocco di don Bosco non può essere solo memoria, deve essere soprattutto profezia: lo stesso carisma vivo e intenso in don Bosco deve infiammare tutti noi.
Nel mondo continuano ad esserci molti Valdocco e sarebbe bello quest'anno fare un pellegrinaggio al Valdocco di don Bosco e ai tanti Valdocco delle nostre ispettorie.