I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

José J. Gómez Palacios

Traduzione di Deborah Contratto

Il quaderno della "Società dell'Allegria"

Sono solamente un vecchio quaderno. Il mio antico proprietario aveva terminato gli studi e non si era più curato di me. Ero rassegnato al mio destino di "cartaccia", quando un pomeriggio, una mano decisa scrisse un nome in copertina: Società dell'Allegria.
Era un sedicenne di nome Gioanin e i ragazzi del gruppo, che gli chiocciava intorno, lo ascoltavano con rispetto e stima.
Gioanin con aria un tantino compassata cominciò una delle mie pagine con la parola "Regolamento". Gli impegni erano semplici e geniali: «1° Ogni membro della Società dell'Allegria deve evitare ogni discorso, ogni azione che disdica ad un buon cristiano; 2° Esattezza nell'adempimento dei doveri scolastici e dei doveri religiosi». Ma soprattutto «era obbligo stretto a ciascuno di cercare quei libri, introdurre quei discorsi e trastulli che avessero potuto contribuire a stare allegri; pel contrario era proibita ogni cosa che cagionasse malinconia, specialmente le cose contrarie alla legge del Signore. Chi pertanto avesse bestemmiato o nominato il nome di Dio invano o fatto cattivi discorsi era immediatamente allontanato dalla società».
Da quel momento seguii quella banda in un vecchio e malconcio tascapane. I nomi degli iscritti alla Società aumentavano ogni giorno. Lungo la settimana poi la Società dell'Allegria si raccoglieva in casa di uno dei soci per parlare di religione e di cose serie. A questi raduni interveniva liberamente chi voleva. Era un piacere vedere quei ragazzi. Erano capaci di scatenarsi in giochi fragorosi e poco dopo seguire attenti pie conferenze, letture religiose, preghiere, buoni consigli. Addirittura si impegnavano in sedute in cui cercavano di correggersi i difetti gli uni con gli altri in un clima di vera e profonda amicizia.
Oggi sono vecchio e pieno di "orecchie", ma sono rimasto con lui. Mi godo la vita, riposandomi su uno degli scaffali della scrivania di Giovanni Bosco. Quel ragazzo di cui vi raccontavo prima, ora è diventato sacerdote, accoglie e educa i ragazzi poveri di Torino. Le mie pagine, ormai ingiallite dal tempo, si riempiono di orgoglio ogni volta che mi mostra a uno dei suoi ragazzi e, con voce un poco commossa dice: «Guarda, ecco com'è iniziato tutto questo. Qui ci sono i nomi dei primi ragazzi che, con me, hanno deciso di formare una società con lo scopo di essere sempre allegri».
E, sempre tenendomi tra le mani, parla di un passato che è diventato futuro. E le mie pagine, ancora una volta, sono travolte da un grande senso di allegria.

La storia
Corre l'anno 1832 e Giovanni Bosco, adolescente di diciassette anni, studia e lavora nella città di Chieri. Con un gruppo di amici fonda la "Società dell'Allegria", un'associazione giovanile con lo scopo di diffondere l'allegria e promuovere i valori civili e cristiani. Avevano scritto una lista vera e propria, con tutti i nomi e cognomi dei partecipanti (Memorie dell'Oratorio, prima decade, n. 6-7).