I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

TESTO E FOTO DI CIPRIANO DEMARIE

Valsalice
Tradizione e nuovi fermenti

Tutta la Famiglia Salesiana, in ogni sua casa, vive lo spirito di don Bosco, ma qui c'è qualcosa in più. C'è una piccola parte della sua vita, ci sono i ricordi di momenti importanti per la crescita della famiglia, visto che qui si svolsero alla fine del secolo scorso diversi Capitoli Generali. In pratica da qui sono passati tutti i padri della congregazione, a cominciare da don Rua.

Entrare a Valsalice dà una sensazione forte. Qui si respira davvero tutta la tradizione salesiana, fatta di ricordi, piccole cose, ma soprattutto dal mausoleo dove don Bosco fu seppellito e dove rimase fino al giugno del '29.
Parlare di mausoleo in questo caso poco si adatta alla situazione. Si tratta infatti sì di un monumento che ha il suo valore artistico, ma per i salesiani ha soprattutto un valore affettivo e spirituale. Non a caso è posto in un punto di passaggio, dove ogni mattina gli studenti ed i loro professori transitano per raggiungere le rispettive aule, e dove si fermano in preghiera.
Quanta storia in questa casa che don Bosco stesso avviò. Era il marzo del 1872 quando don Giovanni, pressato dall'allora arcivescovo di Torino monsignor Gastaldi, accettò la direzione di quello che era un collegio per i figli dei nobili.
Un'obbedienza dovuta al pastore della chiesa locale, ma già dentro di sé don Bosco meditava di cambiare indirizzo a quella casa. Ed infatti nel 1879, con l'acquisto della proprietà, ecco che Valsalice prende sempre più la connotazione di casa Salesiana, con l'apertura graduale anche ai figli dei meno abbienti. Passano gli anni e nel 1887 don Bosco tramuta Valsalice in studentato per i chierici. Nel 1905 nasce poi anche il liceo pareggiato che poi, una volta chiuso nel '25 il seminario per le missioni estere, resta la destinazione dell'istituto ai giorni nostri.
Poco lontano dal centro di Torino, sulla collinetta che domina la città, Valsalice prende il nome proprio dai numerosi salici piangenti che nel secolo scorso caratterizzavano questa zona. Adesso ne sono sopravvissuti solo due, salvaguardati con cura, anche se la casa è pur sempre avvolta nel verde.
Che emozione passare per quei vialetti circondati dal verde e pensare che un secolo fa in quegli stessi posti don Bosco passeggiava in carrozzella nei momenti di riposo, non più sostenuto dalla salute, ma assai lucido mentalmente tanto da pronunciare quella profetica frase, «starò io qui alla custodia di questa casa», successivamente ricordata dai confratelli.
«Sentiamo questa presenza in maniera assai forte» conferma il direttore dell'Istituto. «È chiaro che tutta la Famiglia Salesiana, in ogni sua casa, vive lo spirito di don Bosco, ma qui c'è qualcosa in più. C'è una piccola parte della sua vita, ci sono i ricordi di momenti importanti per la crescita della famiglia, visto che qui si svolsero alla fine del secolo scorso diversi Capitoli Generali. In pratica da qui sono passati tutti i padri della congregazione, a cominciare da don Rua».
Per ben 41 anni Valsalice ha custodito le spoglie di don Bosco. E dire che questo avvenne quasi per caso. La volontà dei confratelli era infatti quella di seppellirlo sull'altare della Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Le leggi di allora però non lo permisero ed ecco che allora dai collaboratori di Crispi, primo ministro nonché grande estimatore di don Bosco, partì la proposta di Valsalice che, essendo fuori dalla cerchia urbana torinese, non era soggetta a determinate normative.
Oltre quarant'anni in cui Valsalice è stata meta di pellegrinaggi. Ma anche dopo quel famoso 9 giugno del '29, quando le spoglie furono traslate a Valdocco, su quella collinetta in mezzo ai salici piangenti tanti fedeli sostano in preghiera.

Vitalità e slancio
Storia e tradizione di un passato, ma Valsalice è anche realtà di un presente e speranza di un futuro. Chi immagina una casa-museo si ricrederà senz'altro mettendo piede in un istituto pieno di vitalità e di slancio, consapevole ed orgoglioso di un'eredità anche storica lasciata dal nostro Santo, ma soprattutto rivolto alle esigenze dei giovani di oggi.
Circa 800 studenti frequentano il Liceo classico, quello Scientifico e la Scuola media. Una scuola che a Torino è sinonimo di serietà e profondità di studi. Un punto di riferimento a livello culturale per la realtà sociale torinese per via delle numerose iniziative portate avanti dall'istituto.
«Intendiamo essere presenza significativa e armoniosa - puntualizza il direttore - nella società, con il nostro bagaglio di umanità e di fede. Vogliamo uscire da una generale assonanza culturale intesa come appiattimento dell'intelletto. Cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi questa esigenza di approfondimento, e devo dire che il nostro lavoro è assai apprezzato, visto che tante famiglie ci chiedono di iscrivere i loro figli qui».
Non esiste il rischio di una scuola un po' élitaria, visto che le rette non sono certo alla portata di tutti?
Se élite culturale significa maggiore approfondimento delle proprie conoscenze con conseguente innalzamento della preparazione dello studente rispetto alla media mi sta bene. Per quanto riguarda il secondo aspetto posso dire con orgoglio che Valsalice, fra le scuole cattoliche, è quella che volutamente mantiene le rette più basse. E poi siamo sempre disponibili ad accettare ragazzi meno abbienti, aiutandoli economicamente. L'importante che abbiano volontà di studiare, ecco da quel punto di vista una certa selezione c'è».
Provi ad immaginare per i vialetti del cortile la presenza di don Bosco, oggi che cosa direbbe della «sua» Valsalice?
«Beh, forse è un po' eccessivo da parte mia parlare per bocca di don Bosco, ma penso che tutto sommato sarebbe contento di come i suoi figli hanno lavorato in questa casa».
Non ritiene che lui avrebbe subito pensato a nuove iniziative?
«Senz'altro perché è nello spirito salesiano andare sempre avanti senza fermarsi su quanto già fatto. È quello che abbiamo cercato di fare anche noi. Avevamo dei locali disponibili in casa e li abbiamo tramutati in tante camerette accoglienti. Ed ecco che è nato il pensionato universitario. Ancora un punto di riferimento culturale per i giovani torinesi, ma non solo. Abbiamo dato la possibilità di proseguire gli studi all'università anche a studenti stranieri con modeste possibilità economiche. Poi, però, per la crescente necessità di spazi per le nuove attività didattiche, abbiamo eliminato il pensionato universitario e utilizzato i suoi locali per aule e laboratori.
Che rapporti ci sono con le altre scuole cattoliche della città?
«I rapporti sono buoni. I nostri docenti e studenti partecipano ad iniziative culturali proposte da altri licei ed organizzano eventi a cui partecipano anche gli alunni delle altre scuole. Valsalice vuol farsi promotore di nuove iniziative che facciano stringere i rapporti fra le scuole paritarie e statali, in modo da diventare insieme nuova linfa per l'educazione dei giovani».
Lasciamo Valsalice in un pomeriggio autunnale, ma mite. Gli ultimi raggi di sole accarezzano la facciata del mausoleo. Non riusciamo però a vederlo come un monumento funerario, a noi sembra proprio un inno alla vita. Quella vita gioiosa che brulica sul cortile antistante alla tomba con tanti ragazzi che corrono e giocano felici, proprio come don Bosco li voleva.

È NATA QUI «GIÙ DAI COLLI»
«Giù dai colli un dì lontano...». Tutti negli ambienti salesiani hanno cantato questo motivo, pochi sanno invece che questa sorta di inno a don Bosco è nato proprio a Valsalice, alla vigilia di quel nove giugno del '29, quando il corpo del Santo fu traslato a Valdocco.
Una testimonianza viva di quel giorno ci viene da don Guido Bosio, in quei tempi a Valsalice, già docente dell'Ups, oggi tornato nella sua casa di origine.
«Ricordo una marea di folla, che si divideva in due ali per far passare il corteo da Valsalice fino a Valdocco. Un numero incalcolabile di persone. Per l'occasione don Rastello aveva preparato il canto «Giù dai colli» che, partendo dalla giovinezza di don Bosco, narrava infine anche la discesa dal colle di Valsalice verso Torino («Oggi o padre non più solo... dei tuoi figli immenso stuolo») seguito da tanti fedeli. È come una foto ben stampata nella mia memoria, insieme a tante altre che fanno di Valsalice una delle case con maggiore tradizione salesiana».

«IL SALICE»
A proposito di pubblicazioni, il liceo ha anche una sua rivista: «Il Salice». Fino a qualche anno fa la rivista usciva solo in edizione cartacea con 3 numeri all'anno. Oggi è on line all'indirizzo ilsalice.liceovalsalice.it. La redazione è composta da una trentina di elementi, dal primo all'ultimo anno, che lo gestiscono con professionalità. Si tratta di una vera e propria scuola di giornalismo in tutte le fasi della creazione di un articolo comprendendo anche l'utilizzo dei nuovi supporti multimediali e dei social network. Quest'anno «Il Salice» ha compiuto 30 anni di vita festeggiando con una mostra gestita dai redattori e con un convegno dal titolo “Keep in touch”. Inoltre da qualche anno è nato un vero e proprio “cortile digitale” con Valsonair, una radio in cui i ragazzi si cimentano dietro al microfono in trasmissioni via etere in collaborazione con Primaradio. E l'ultima nata in ambito di comunicazione è la web tv che ha già prodotto diversi filmati dentro e fuori la scuola.
Molto attiva la partecipazione degli exallievi che hanno nell'istituto un punto fermo di riferimento. Così si svolgono continui dibattiti e tavole rotonde sui temi più attuali.