I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE

DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME

I bambini non conoscono la parola “razza”

“Che vuol dire la nascita di Gesù?” “Starò accanto a te, non ti dimenticherò!” (Annetta, 7 anni)
“Grazie, Signore, di mantenere i contatti tra la terra e il Paradiso” (Ninnina, 12 anni)

Ho visto una fotografia di due bambini, due o tre anni, uno di pelle nera e l'altro di pelle bianca. Il bambino di pelle nera accarezzava con affetto istintivo il bambino bianco. La commozione di un gesto così naturale mi ha offerto lo spunto per il messaggio e l'augurio che voglio indirizzarvi per questo Santo Natale 2015.
Mia carissima Famiglia Salesiana sparsa in tutto il mondo, amiche e amici di don Bosco, del suo sistema educativo e delle sue opere, stiamo attraversando un periodo di tempo tragicamente intessuto di violenza, di paura e persecuzioni insensate, un tempo di odio e discriminazioni, un tempo armato. Forse mai l'umanità ne ha vissuto uno uguale.
Logicamente non dimentico la prima e la seconda guerra mondiale, che non possiamo cancellare dalla nostra memoria culturale affinché mai più si ripeta qualcosa di così tremendo. Ma ugualmente non posso non avvertire dolorosamente questa ondata di violenza che sta travolgendo il nostro mondo.
Quando cominciavamo a pensare che con la fine della “guerra fredda” tra i due grandi blocchi il mondo si fosse incamminato verso una pace lunga e stabile, è scoppiata una ridda di conflitti grandi e piccoli, radicati nel terrorismo, in una aggressività selettiva, calcolata freddamente che è sfociata in vere e proprie guerre civili. Quello che capita in Siria e l'esodo mai visto prima sono l'espressione più evidente di tutto questo. Tutti ne siamo sorpresi e sconvolti.
Ci chiediamo: che cosa ci sta succedendo? Dov'è finito il nostro umanesimo profondo? Che ne è stato della ricerca del bene comune, del benessere per tutti? Dove sono i risultati tanto attesi e i successi annunciati e sperati dagli accordi di tutti i popoli in seno all'Organizzazione delle Nazioni Unite? Da dove nascono tutte queste ideologie crudeli e devastatrici? A che cosa servono tutti gli sforzi dei Nobel della Pace?
Io guardo i due bambini, uno bianco e l'altro nero, e penso che quella sia la risposta.

I bambini non conoscono la parola “razza”, né le ideologie che segregano e uccidono. Per questo sono capaci di essere amici.
Il punto d'arrivo del nostro discorso lo abbiamo letto tante volte nel Vangelo: solo un cuore puro, incorrotto e incontaminato, come quello dei bambini, entrerà nel Regno dei Cieli.
È Natale e celebriamo proprio questo Mistero dell'Amore Folle di Dio, come scrisse Paul Evdokimov. Questo è il mistero dell'Incarnazione, un Amore Folle per la creatura umana e per il mondo che ci ospita. E questa creatura umana, in troppi movimenti e regioni, in eventi e sussulti quotidiani, percorre la strada della violenza, del dolore, del terrore e della morte.
“Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,5) dice la Sacra Scrittura. Un bambino che come i bambini di tutti i tempi non conosceva ideologie e differenze. Un bambino vero messaggero di Pace, volto umano di Dio, destinato ad attraversare la violenza e la morte cruenta.
Amici e amiche mie, carissimi lettori e lettrici: lasciamo che il nostro cuore si senta toccato da questo caldo invito alla pace, alla fine di ogni ideologia e pregiudizio, alla ricerca di una fraternità reale.
Si può. Questo ideale di umanità non è ideologia, è un sogno che si fa realtà, a scala ridotta, nella misura in cui ciascuno di voi e io stesso facciamo un qualsiasi gesto di vera umanità, un qualunque abbraccio che superi il colore della pelle, ogni incontro autenticamente umano e pieno di rispetto che superi ogni disuguaglianza e ogni diversità.
Vi invito allora a vivere questo Natale con un po' di follia, rispondendo all'amore folle di Dio, sognando alla grande, ma traducendolo in gesti semplici e concreti.
Credetemi: se la violenza è un virus che si trasmette, che contagia e si apprende nella vita quotidiana, così la tenerezza, il rispetto, la riconoscenza, il calore e l'amabilità, pur tenendo conto delle differenze individuali e di ruolo, come le altre dimensioni di una vita pienamente umana, si apprendono e si trasmettono di persona in persona.
E tutti insieme, passo dopo passo, anche nei gesti più quotidiani, proclamiamo: no all'assedio e alla crescita della violenza! Perché vogliamo essere come bambini e non conoscere ideologie che dividono e uccidono e perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio, il Figlio di Dio, in questo Natale che è per sempre.
Che Dio-Amore benedica voi e le vostre famiglie.
Buon Natale in questo anno di grazia che è stato il Bicentenario della Nascita di san Giovanni Bosco.