I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

José J. Gómez Palacios
(Traduzione di Deborah Contratto)

La fontana di Casa Pinardi

Non ero nient'altro che una fontana addossata al muro di un povero edificio nella periferia di Torino, proprietà del signor Pinardi. Una pompa, da manovrare a mano, faceva uscire l'acqua dal pozzo cui ero collegata. Il rubinetto era collegato alla bocca di un tetro leone fatto di ghisa. I miei primi anni di vita sono stati tristi e bui. Da me, infatti, arrivavano i clienti di un'osteria di pessima fama chiamata “La Giardiniera”.
Un giorno di primavera, però, tutto cambiò. All'improvviso mi vidi circondata da una marea di bambini e ragazzi che cantavano e giocavano.
Quell'umile edificio in cui mi trovavo si trasformò in una casa per ragazzi senza dimora: l'Oratorio di Valdocco. Il giovane sacerdote, che tutti chiamavano don Bosco, era per loro un padre, un maestro e un amico.
Una buona mamma, chiamata Margherita, vestiva poi l'intera casa di grande affetto. Animata quindi da questi esempi, iniziai a collaborare al loro progetto con tutte le mie forze. E così, ogni volta che uno di quei giovani veniva da me, facevo sgorgare l'acqua più limpida del pozzo.
Seguendo l'esempio di don Bosco e mamma Margherita, trasformavo la mia umile acqua in carezze materne, togliendo le macchie di fuliggine dai volti degli spazzacamini; donavo loro un sorriso pulito dopo estenuanti giornate di lavoro. E quante volte ne ho asciugato le lacrime. Ho cancellato i solchi della solitudine sulle loro guance. Sono stata quell'acqua ricca di dignità per quelle piccole mani piene di calli al ritorno dalle fabbriche e dai laboratori. Ho dissetato tantissime bocche di giovani, facendo in modo però che si abbeverassero di un'acqua che li rendeva “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Ho guarito le ferite di tante ginocchia sbucciate da audaci azioni di gioco. Mi sono inoltre specializzata nell'arte di ammorbidire il pane indurito, che era quel poco che avevano come merenda e colazione. E non solo: con impegno, alla fine, ero anch'io riuscita ad imparare a memoria la canzoncina che i giovani dell'Oratorio mi avevano dedicato.
Se passate di qui e fate attenzione potete sentire che la mia acqua ancora sussurra la canzoncina del primo oratorio di don Bosco. Perché sono ancora qui: da più di un secolo, sempre appoggiata allo stesso muro. Offro ancora oggi ai pellegrini il miracolo dell'acqua. Venite a cercarmi.

La storia
Nel cortile dell'Oratorio di Valdocco c'era la fontana dalla quale “per mezzo di una pompa azionata a mano usciva acqua fresca e buona, in grande abbondanza” per tutti i ragazzi. La fontana esiste ancora tutt'oggi, anche se, con il passare del tempo, è stata un poco modificata (Memorie Biografiche II, 401; Memorie dell'Oratorio, terza decade, n. 15).