I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

PIER CESARE RIVOLTELLA

DON GIROLAMO MAINO

Morto a Treviglio, il 21 aprile 2015, a 94 anni

L'affettuoso ricordo di Pier Cesare Rivoltella, insigne professore dell'Università Cattolica, comincia così: «“L'appuntamento è qui!” era scritto sul “fotostatico” (così chiamava le fotocopie di cui era solito riempirci a ogni lezione) che don Maino ci distribuì pochi giorni dopo la morte di don Smiderle. Lui e don Placido erano stati inseparabili per anni: il gatto e la volpe, li chiamavamo. Tra loro un sodalizio umano fatto di stima, dialogo culturale, amore per i giovani. Smiderle ci aveva lasciati quando il più sembrava fatto, l'intervento al cuore alle spalle e la strada tranquilla della riabilitazione davanti. Consigliere del liceo di Treviglio e professore di latino, don Placido aveva passato tante estati con noi a Pré Saint Didier, nella vecchia caserma sabauda che era la sede del soggiorno dei Salesiani. Quella scritta - “L'appuntamento è qui!” - risaliva a quegli anni: serviva probabilmente ad accordarsi con gli altri educatori in escursione sulle montagne della Val d'Aosta per capire dove incontrarsi. Don Maino la leggeva in un altro senso. Era un altro l'appuntamento che don Placido dava a lui e a tutti noi: l'appuntamento è qui, in Paradiso!
Appena saputo della morte di don Maino, la memoria è corsa istintivamente a quell'episodio; ho pensato che finalmente si dovevano essere incontrati e che adesso avranno ripreso a girare attorno a un campo sportivo - ce ne saranno, pure, in Paradiso! - discutendo di politica, del destino della cultura nel moderno, dei loro ragazzi.
Don Girolamo Maino (Gimo, come affettuosamente tutti lo chiamavamo), nato a Lugo Vicentino nel 1920, aveva legato il suo nome al liceo di Treviglio. Laurea in filosofia e in lettere classiche, aveva insegnato greco e italiano per anni, a generazioni e generazioni di studenti. Era amatissimo, don Maino, e allo stesso tempo preso di mira. La voce roca e sottile, l'andatura claudicante, la bontà estrema ne facevano il bersaglio ideale della goliardia di classi, le nostre, ancora tutte maschili. Ma questa voglia di divertirsi con lui non era motivo perché venisse meno il rispetto e, tanto meno, l'affetto. Don Maino era l'incarnazione del salesiano che si dona ai suoi giovani: noi lo sapevamo bene. Quel che in quegli anni non riuscivamo invece ad apprezzare fino in fondo era il suo profilo di intellettuale raffinato, sempre impegnato nell'aggiornamento e nella riflessione, con uno spirito di curiosità e di ricerca sempre intatti. Fu questo spirito che lo portò a imparare a usare il computer a settant'anni. Ci scrisse il suo libro su Luzi (Il Messaggero, 2006) e quello che si può ritenere il suo testamento spirituale, Vivere come se Dio ci fosse (Il Messaggero, 2009). Me lo regalò quando nel 2010 con la mia classe ci stringemmo intorno a lui per i suoi novant'anni. Lo tengo sulla mia scrivania. La dedica: “A Pier Cesare, solidali nel servire la verità, don Girolamo Maino”, restituisce il senso del suo essere maestro ed educatore, nella semplicità e nell'impegno. Celebrammo con lui la Messa: fece l'omelia a braccio, senza una ripetizione, senza una sbavatura. Non c'erano dubbi: era più lucido di noi, nonostante i novant'anni!
Adesso siamo tutti convinti che lassù ci accompagni con il suo sguardo sorridente e gioviale e ce lo immaginiamo mentre ci sussurra: “L'appuntamento è qui!”.

Il professor Gianni Mussini dell'Università di Pavia scrive: «Ho conosciuto don Maino dopo la metà degli anni Settanta, a Courmayeur. Tramite dell'incontro fu un altro prete che frequentavo da qualche anno, don Sandro Maggiolini. Dei due sacerdoti, don Maino era quello più tranquillo e posato; oltre a tutto dimostrava più dell'età che aveva. In montagna però (l'apparenza inganna) arrivava dappertutto con quel suo passo di scoiattolo, mentre il più giovane don Sandro arrancava in retrovia, sudando e sbuffando. Mi accorgo che da sempre ho chiamato l'uno “don Maino” e l'altro “don Sandro”, come fossero due nomi di battesimo e quasi esistesse a questo mondo un san Maino di cui festeggiare la liturgia. Da quel momento don Maino non mancò di farsi vivo, ogni tanto, per chiedere qualche chiarimento critico o, magari, l'esegesi di un passo particolarmente oscuro. Ricambiava generosamente, mandandomi ponderose dispense che preparava per i suoi ragazzi dell'Istituto Salesiano di Treviglio: dispense affollatissime di schemi, esempi, richiami interdisciplinari. A strizzarli, venivano fuori tesori di pura didattica, frutto di esperienza e passione pedagogica, oltre che naturalmente ispirati da amore per le buone lettere.
Mi colpiva, in particolare, l'attitudine a spremere da ogni pagina, da ogni autore, un messaggio sapienziale buono per far crescere i suoi giovanotti prima di tutto come uomini.
Salesiano non per caso, don Maino sa che i ragazzi vanno guidati mettendosi alla loro altezza, quasi contrabbandando appunti, schemi e dispense, da cui far balzare fuori non allusioni dotte e confuse ma indicazioni chiare e perentorie. Per questo ciò che scrive “è per l'azione”, come diceva ancora Dante della sua Commedia: ha un fine pratico, operativo; e propone al lettore un cambiamento interiore, da condividere, accettare o eventualmente respingere. Mai da ignorare.