I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

In margine all'Expo

Un milione e mezzo di arance all'anno nella terra degli Incas

“Desideriamo che i nostri allievi e le nostre allieve amino la loro terra; sono figli di campesinos; desideriamo che amino la terra, la natura e che amino Dio”. È questo il desiderio degli educatori salesiani di Monte Salvado, forse la più recente scuola agropecuaria, per maschi e femmine, sorta nella congregazione salesiana presso Quebrada Honda, nel distretto di Yanatale, a circa 130 km da Cusco, fra il Machu Pichu e il parco nazionale del Manu.
Nata nel 1985 come “Centro de capacitación campesina”, è ora convertita in “Collegio sperimentale agropecuario” a servizio di 160 alunni ed alunne, di cui 70 interni. Attraverso normali corsi della scuola secondaria e non poche ore di studi tecnici agropecuari o di industrie alimentari, in pochi anni la scuola ha raggiunto un livello tale di formazione da poter dare agli allievi un certificato di educazione tecnica basica riconosciuto dalla Direzione Regionale di Cusco e dalla UGEL (Unidad de Gestión Educativa Local) di Calca.
Non solo. Monte Salvado è stato certificato come Fundo Verde (parte della convenzione ONU sul cambiamento climatico), un titolo apprezzato a livello internazionale concesso ai produttori che preservano le risorse naturali e l'ambiente con l'uso di materiali organici e realizzano il controllo biologico delle malattie delle piante. A Monte Salvado lo si è fatto grazie anche alla diffusione di insetti benefici scoperti nella zona. Recentemente poi ha pure ricevuto il certificato di qualità per il caffè che coltiva.
Ma la sua fama maggiore è dovuta alla sua produzione di arance Washington Navel (con l'“ombelico”), la più succosa e gustosa della famiglia dell'agrume. Le novemila piante sparse in venti ettari di terra producono annualmente un milione e mezzo di arance. Vi si aggiunga un orto di quattro ettari, con coltivazione di pomodori, melanzane ed altri ortaggi. Ovviamente è attiva una stalla con maiali e mucche da latte (per bevande, yogurt e formaggi) e non mancano strutture per pollame, conigli, api.
In questi ultimi tempi a Monte Salvado ci si sta attrezzando per coltivazioni in idroponia (in acqua, senza suolo), metodo che stimola la crescita delle piante, la qualità e la massimizzazione della produzione, controllando la quantità di acqua, sali minerali e, più importante di tutto, l'ossigeno disciolto. Si tratta di bilanciare la loro combinazione, secondo le necessità delle piante, prendendo in considerazione diversi parametri: temperatura, umidità, livello di CO2, intensità luminosa, ventilazione e costituzione genetica della pianta.
Molti sono exallievi della Scuola, specialmente quelli usciti negli anni più recenti, che diventati ingegneri in agronomia, agronomi, zootecnici, biologi, sono impegnati in prima persona nella preservazione delle risorse naturali e nella protezione dell'ambiente, intenti pure a sviluppare progetti che migliorino la qualità di vita delle popolazioni locali e promuovano una gestione olistica delle risorse naturali.

OSSERVATORI METEOROLOGICI SPARSI DAL 1882
Per lo sviluppo delle fonti alimentari a servizio della vita sul pianeta è necessaria la previa conoscenza delle condizioni atmosferiche e climatiche delle diverse aree geografiche. Nell'Ottocento tale ruolo informativo veniva svolto soprattutto dagli Osservatori meteorologici sparsi nei vari paesi. Ma in ambito salesiano si continuò ancora nella prima metà del secolo XX, se è vero che torrette con apposita sala con quattro finestre per i rilievi sono tuttora presenti non solo ad Alassio, il primo in assoluto di tutti gli osservatori salesiani, ma anche a Pordenone, a Villa Sora di Frascati (Roma) ed altrove.
In America Latina una trentina di tali osservatori furono impiantati dai salesiani, ad iniziare da quello inaugurato il 7 ottobre 1882 a Villa Colón (Montevideo) da don Luigi Lasagna. Il futuro vescovo missionario rimpatriato in Italia dall'Uruguay per un intervento chirurgico, ebbe modo di incontrarsi con il famoso padre barnabita Francesco Denza, direttore dell'Osservatorio meteorologico del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino). Nei loro colloqui l'iniziale progetto di un Osservatorio a Villa Colón si sviluppò fino ad arrivare ad un programma di osservatori nell'immensa Patagonia. Tale programma, approvato nel 1881 dal terzo Congresso internazionale di Geografia, fu condiviso da don Bosco, il quale, attraverso i suoi missionari che via via venivano preparati ad hoc, riuscì nell'impresa di costruire una rete di osservatori che copriva sia i due grandi paesi di Argentina e Brasile (con una ventina di stazioni), sia i più piccoli paesi quali Uruguay, Cile, El Salvador, Ecuador ecc...
I dati raccolti localmente più volte al giorno con strumentazione scientifica talora di grande valore erano rapidamente mandati in Europa ed altrove e venivano successivamente diffusi attraverso riviste specializzate.
Uno dei primi e forse il più importante per la sua posizione “alla fine del mondo” fu certamente quello, elevato presto al rango di osservatorio di prima classe, di Punta Arenas (Cile), che trasmetteva i dati ufficiali al Bollettino Internazionale Polare di Pietroburgo e a quello della Società Geografica Italiana. Nel 1898 fu anche in grado di pubblicare un proprio bollettino locale e di redigere sintetiche informazioni sulle più prestigiose riviste scientifiche dell'epoca. Fra l'altro offriva indicazioni per la navigazione aerea. Nel 1946 fu aggiunta una stazione sismologica.