I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Looking for my Island

Progredendo nel cammino verso l'adultità, con i suoi bivi e le sue inevitabili deviazioni, il bisogno di cercare rifugio in un luogo sicuro e lontano dalle rotte più frequentate si fa via via sempre più forte, di pari passo con il crescere delle difficoltà e delle incertezze.

Ci sono luoghi in cui la nostra anima si sente al sicuro. Luoghi familiari, densi di significati, spesso idealizzati dalla forza trasfigurante del ricordo, percepiti come un “porto riparato” in cui trovare ristoro dalle asperità della navigazione quotidiana.
Nel turbinio vorticoso delle occupazioni giornaliere, questi luoghi diventano la meta agognata di ogni tentativo di evasione, il punto di arrivo di ogni potenziale ricerca, la destinazione privilegiata verso cui indirizzare i voli della mente, in cerca di un po' di pace e di quiete. Nei momenti di disorientamento, rappresentano la stella polare da seguire per ritrovare la strada smarrita. Nel bel mezzo delle più perigliose tempeste, l'idea di potervi presto approdare infonde coraggio e speranza anche ai naviganti più sfiduciati.
Progredendo nel cammino verso l'adultità, con i suoi bivi e le sue inevitabili deviazioni, il bisogno di cercare rifugio in un luogo sicuro e lontano dalle rotte più frequentate si fa via via sempre più forte, di pari passo con il crescere delle difficoltà e delle incertezze, mentre quella del “viaggiatore errante” diventa una condizione esistenziale, frutto di una precarietà che non lascia respiro e non concede soste. Con la valigia sempre pronta e gli scatoloni mai disfatti, i giovani del terzo millennio sono spesso costretti ad un perenne nomadismo, ad un continuo attraversamento dei “confini” che implica anche la capacità di uscire da se stessi, di oltrepassare i propri limiti, di vincere le proprie paure.
In questo permanente “sconfinare” è forte il rischio di smarrirsi, di girare a vuoto, di perdere di vista la meta verso cui si sta viaggiando; ma la ricerca di nuovi orizzonti è anche la molla che spinge ad esplorare l'intero universo del possibile, a mettere in gioco tutte le proprie risorse per cercare di orientarsi in una realtà spesso priva di punti di riferimento. E in questo le nuove generazioni sono molto meno sprovvedute di quel che spesso si crede.
A differenza del vagabondo, il nomade non gira a caso. Egli sceglie un percorso disegnato da una finalità precisa: trovare le risorse che consentano di “crescere” ed, eventualmente, imbattersi nel “posto giusto” dove potersi stanziare. Nella misura in cui gli scenari stessi del quotidiano sono mutevoli e imprevedibili, i giovani sono consapevoli che per trovare la propria “oasi di pace” devono procedere per approssimazioni successive, attraverso una continua negoziazione del senso delle proprie scelte. Devono imparare a formulare progetti “a geometria variabile”, muovendo da ipotesi necessariamente provvisorie, da sottoporre alla prova della realtà e da rimodulare in itinere. Ma soprattutto devono prendere coscienza che la propria “isola felice” non è solo una meta fuori di sé, un luogo idilliaco da raggiungere al prezzo di incessanti peregrinazioni: è anche un “luogo interiore” da ricercare dentro di sé, un angolo nascosto dell'anima in cui sperimentare una profonda comunione con se stessi e con il mondo, un “giardino segreto” sottratto a sguardi indiscreti da custodire e coltivare con infinita pazienza e sollecitudine.

Forse il destino della gente
è quello di viaggiare sempre
e di non fermarsi mai,
ogni giorno andare in posti sconosciuti
in cui non siamo stati mai.
È così che mi sento anch'io,
con lo zaino in spalla io
guardo lontano e vado via.
Forse in un porto,
con un forte odore di gasolio,
indeciso mi fermerò,
guarderò il mare, studierò il vento,
salirò a bordo, poi di sicuro io salperò.
Sai come mi sento io,
con una mela in tasca io,
guardo le stelle e vado via...

Tra le onde di una tempesta
stringerò i denti, ma di sicuro ce la farò
poi solo mare, poi sole e sale,
la prua a ovest, verso il tramonto navigherò...
Verso una terra di ombra
e di sole azzurro e arancione;
il cielo che mi aspetta là,
vento dolce, lino e cotone,
voci lontane, sere di stelle, le vedo già.
Ecco come mi sento io,
apro gli occhi io,
e vedo la mia isola:
terra di metri poco quadrati,
angoli smussati, poco appuntiti.
La bacerò, l'abbraccerò,
terra di tempo poco preciso,
poco scandito, poco contato,
l'abbraccerò, la bacerò.
Ecco come mi sento io,
apro gli occhi io,
ecco la mia isola...

(Luca Carboni, La mia isola, 2006)