I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

L'avvio dell'epopea salesiana in Patagonia

Quandoquidem bonus dormitat Homerus ("talvolta anche il bravo Omero si appisola") scriveva Orazio a proposito di momenti di disattenzione di cui era stato vittima l'autore dei famosi poemi epici Iliade e Odissea. Ebbene anche il noto curatore degli ultimi nove volumi delle Memorie Biografiche di don Bosco e dei quattro volumi del suo epistolario, don Eugenio Ceria, ha avuto una distrazione. Ha dimenticato infatti di pubblicare un'importantissima lettera di don Bosco, quella di cui parliamo ora. Perché "importantissima"? Perché è la lettera ufficiale, formale diremmo, di accettazione delle missioni salesiane in Patagonia. È da questo momento che si avvia quella che sarebbe poi diventerà l'epopea patagonica.

I precedenti
L'entrata dei missionari salesiani in Patagonia è stata un desiderio a lungo coltivato da don Bosco. Ma i primi di loro mandati in Argentina nel 1875, capitanati da don Cagliero, erano molto incerti. Stando sul posto, ne vedevano le immense difficoltà, tanto più che di lavoro pastorale ve ne era già fin troppo fra gli Italiani emigrati laggiù, ignoranti in fatto di religione, massoni ostili, accesi anticlericali.
I successivi tentativi diplomatici di don Bosco di avere approvazioni ufficiali delle sue missioni da parte della Santa Sede, onde godere anche di sussidi economici, erano andati falliti. Né ebbero esito favorevole le reiterate richieste alle stesse autorità pontificie di ottenere, magari dilatando spazi e cifre del lavoro missionario dei suoi salesiani, delle circoscrizioni proprie, esenti da giurisdizione altrui.
Se era vero infatti che i salesiani avevano predicato "missioni alle vicinanze dei selvaggi" e che si erano concordati con l'arcivescovo monsignor Aneiros per due insediamenti "più limitrofi ai selvaggi", Santa Cruz e Carhué, il cammino per dimostrare la realtà di cose immaginate era ancora lungo.

Due spedizioni
Con l'arrivo del terzo gruppo di missionari salesiani alla fine del 1877, si pensò di dare inizio ad una prima spedizione evangelizzatrice in Patagonia. Il neo arrivato ma intraprendente don Costamagna nel maggio 1878 partiva con monsignor Espinoza, vicario di Buenos Aires e il giovane don Evasio Rabagliati. Ma la nave con cui dovevano raggiungere Bahía Blanca rischiò il naufragio e dovette ritornare indietro.
Non si diedero per vinti e nell'aprile 1879 gli stessi monsignor Espinoza e don Costamagna, accompagnati questa volta dal chierico Luigi Botta erano ammessi in una spedizione militare, voluta dal ministro della Guerra e della Marina, gen. Julio Roca e destinata alla conquista della Pampa e della Patagonia. L'accettazione della proposta di accompagnare la spada con la croce non fu facile e pose ai salesiani più sensibili e responsabili problemi di coscienza. Ma sembrò loro che non ci fosse alternativa.
A Carhué presero contatto con i primi indios di due tribù pacifiche. Dopo altra cavalcata di quattro settimane giunsero alle foci del Rio Negro ai limiti della Patagonia, a Choele-Choel. I primi giorni di giugno amministrarono i primi battesimi. Il giorno 21 giunsero a Patagónes. La campagna militare del Rio Negro si sarebbe conclusa nell'aprile 1881, ma la prima temporanea missione si era conclusa il 9 luglio 1879 con il rientro via mare dei missionari a Buenos Aires.
Informato degli eventi, alla fine di agosto 1879 don Bosco scriveva a don Costamagna: "Ora tratta seriamente con D. Bodratto e coll'arcivescovo l'apertura di una casa centrale di Suore e di Salesiani a Patagónes. Non è ugualmente necessaria una al Carhué?".
Poco dopo riceveva una lettera (datata 5 agosto 1879) dell'arcivescovo che gli apriva il cuore alla speranza: "È arrivato finalmente il momento, in cui posso offrirvi la Missione della Patagonia, verso la quale il vostro cuore ha tanto sospirato, come la cura d'anime tra i Patagoni, che può servire di centro alla missione".
Anche se non era il consenso all'erezione di circoscrizioni ecclesiastiche autonome sempre avversate dall'Ordinario diocesano, don Bosco si affrettò ad accettare la proposta. Stese la lettera, la fece tradurre in spagnolo da don Cagliero, la sottoscrisse il 13 settembre e la inviò.
Riferiva anzitutto che aveva ricevuto con immensa gioia la lettera con la quale l'arcivescovo, considerata l'"urgente necessità" di provvedere subito ad innumerevoli anime presenti sulle rive del Rio Negro e all'interno della Patagonia, offriva all'"umile Congregazione salesiana" questa nuova missione, ed in particolare la parrocchia di Carmen y Mercedes. La sua gioia era al colmo, in quanto la proposta veniva incontro al suo "cuore che da molto tempo anelava alla civilizzazione mediante la predicazione del santo Evangelio in quelle regiones patagoniche".
Assicurava poi l'arcivescovo della sua personale collaborazione e di quella della Congregazione, fiduciosi tutti nell'aiuto di Dio e della potente intercessione di Maria Ausiliatrice.

L'avvio delle missioni patagoniche
Il dado era tratto. Il drappello di Salesiani destinati alla Patagonia sarebbe partito il 15 gennaio 1880: era composto da don Fagnano (1844-1916), direttore della Missione e parroco a Carmen di Patagónes, due sacerdoti, di cui uno si sarebbe occupato della parrocchia di Viedma sull'altra riva del Rio Negro, un coadiutore e quattro suore salesiane. Grazie a questi missionari e ai loro immediati successori, di cui papa Francesco si è dichiarato ammiratore, l'epopea patagonica si avviava sul giusto binario.