I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

PADRE YÁNKUAM' JINTIA
(LUIS BOLLA)

Morto a Lima (Perù) il 6 febbraio 2013, a 80 anni

I vecchi missionari non muoiono, semplicemente ripartono.

Questo si può ben dire di don Luis Bolla, che gli indigeni ashuar conoscevano come Yánkuam' Jintia, «la stella del mattino che segna il cammino».
L'ispettore, don Santo Dal Ben, nell'omelia funebre citò una frase del Rettor Maggiore: «Don Luis Bolla è uno dei più grandi missionari della Congregazione nella storia della sua brillante storia missionaria. Ho sempre ammirato la sua fedele inculturazione del vangelo, della Chiesa e del carisma di don Bosco tra gli Ashuar. La sua grande passione per il Cristo si è sempre accompagnata alla sua passione per le popolazioni indigene».
Don Luis era nato a Schio (Vicenza) nel 1932. Fin da bambino aveva frequentato l'oratorio salesiano, ricevendo ogni giorno una buona formazione umana e cristiana. In questo oratorio, il piccolo Luigi cominciò a sognare la vita missionaria.
A 12 anni, in piena guerra, sente una voce che lo chiama. «Sentii» racconta lui stesso «una voce chiara che mi diceva: sarai missionario nella selva in mezzo a tribù indigene e donerai a loro la mia parola e camminerai tantissimo per tutta la vita».
Da quel momento, il suo amore per Gesù e la sua devozione alla Vergine Maria crebbero sempre più e ogni occasione era buona per parlare di Gesù e della sua santa Madre.
Avrebbe voluto partire per l'India, ma dopo il Liceo i superiori lo mandarono nel 1953 in Ecuador. Aveva 21 anni. Di statura media, ma di costituzione forte e un cuore che vibrava per il Vangelo, si addentrò nella foresta amazzonica. Lavorò dapprima con gli Shuar, ma poi vedendo le feroci lotte tribali e i problemi degli Ashuar che si ammazzavano tra loro ferocemente, sentì chiara la voce del Signore che gli diceva: «Se vuoi donati totalmente a questo popolo».
Aveva 28 anni. Dopo alcuni corsi in missionologia all'Università Gregoriana e dopo una profonda riflessione e molta preghiera chiese al superiore, don Angelo Botta, di dedicare la vita in modo radicale agli Ashuar.
Chiese soltanto tre cose:
1. Non vado a comprare terra, perché la terra è loro. Non voglio fare nessuna casa né costruzione. Vivrò semplicemente come ospite nel territorio ashuar.
2. Mi sia permesso di vivere come gli Ashuar. Vestito, cibo, casa, lavoro come il popolo ashuar, senza perdere la mia identità di sacerdote e religioso.
3. Metterò tutta la mia confidenza nella Provvidenza del Signore, che mi darà tutto il necessario per dedicarmi totalmente al Regno di Dio. E, per questo motivo, rinuncio all'appoggio economico della Congregazione Salesiana e del Vicariato Apostolico. Questo è tutto.
Con lo zaino pieno solo dell'amore di Gesù e Maria e di questa decisione si immerse nel mondo ashuar. Si impegnò nella conoscenza della lingua, delle tradizioni, dei miti, dei fiumi e della foresta intricata che amava come una sua seconda patria. Trascorse 60 anni nella selva tra le etnie Shuar e Ashuar. Trent'anni in Ecuador e altrettanti in Perù.
Solo Dio sa quanti chilometri ha percorso, nel fango della selva! Ha dormito sulla nuda terra, mangiato quello che gli offrivano, condiviso i lavori indispensabili per la sopravvivenza. Gli Ashuar hanno l'abitudine di alzarsi alle tre o quattro del mattino, fare colazione intorno al focolare e fare una lunga conversazione: raccontano miti, imprese di guerra, si vantano delle loro avventure. Yánkuam' partecipava sempre a questi momenti di conversazione familiare e, appena fu accettato e apprezzato, chiese di poter intervenire e parlare della bellezza del messaggio di Gesù.
Divenne un abile mediatore per evitare le guerre tribali e li convinse del pericolo di un contatto indiscriminato con i bianchi. Con il passare degli anni divenne un personaggio non solo ammesso a pieno titolo nel gruppo, ma ammirato e consultato: un vero punto di riferimento.
Con la sua vasta conoscenza di antropologia, filologia e missionologia, a poco a poco, organizzò delle comunità catecumenali. Alcune di esse erano guidate dagli Ashuar stessi. Solo nel 1994 amministrò i primi battesimi. Attualmente sono centinaia i cristiani ashuar che hanno scoperto il Vangelo e si sono innamorati di Gesù. Ha formato catechisti, ministri dell'Eucaristia ed esorcisti.
Ora le comunità cristiane ashuar contano 5 diaconi permanenti e altri che si stanno preparando.
Tutte le celebrazioni avvengono in lingua ashuar, con simboli ben comprensibili da tutti.
Come san Paolo, pienamente convinto, ripeteva: «Guai a me se non evangelizzo!». La sua vita fu tutta una profezia. Era soprattutto un uomo felice, con gli ashuar e con i salesiani con cui era sempre in contatto.
Morì durante gli Esercizi Spirituali. Le ultime parole scritte nel suo quaderno sono: «Resta con me Gesù e con tutti noi, perché si fa sera».
A nome di tutta la Congregazione Salesiana, grazie Yánkuam' Jintia, per il dono immenso della tua vita.