I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

A CURA DI PIERLUIGI CAMERONI, postulatore generale - postulazione@sdb.org


Il bisogno di dire «grazie»
Mi chiamo Michela, vivo a Roma, e sento vivamente il bisogno di ringraziare la Madonna, don Bosco e san Domenico Savio per le inaspettate grazie ricevute. Dopo aver trascorso un difficile periodo, il 31 maggio 2010, giorno dedicato a Maria, rimasi incinta. Mi affidai a Lei e a san Domenico Savio, ed ecco che il 14 febbraio 2011 nasce mio figlio di nome Flavio Domenico Savio Salvatore. Pensavo che non avrei potuto avere facilmente altri bambini; invece il 31 maggio 2012 nacque la mia bambina Claudia. Otto mesi dopo si dovette operare il piccolo Flavio per una malformazione a noi già nota dalla sua nascita; tale operazione riuscì benissimo, tanto che venne dimesso dall'ospedale il 31 gennaio 2013, festa di don Bosco.
Dominici Michela, Roma


È vispo e sta bene
Dopo la mia prima gravidanza, nel maggio 2011 persi il mio bambino che aveva poche settimane. Trascorsero poi lunghi mesi di attesa; finalmente il 22 dicembre con immensa gioia scoprii di essere incinta. Richiesi subito un abitino di san Domenico Savio che portai sempre al collo. Durante la gravidanza soffrii minacce di aborto e di parto pretermine e il 27 luglio fui portata d'urgenza in sala operatoria per parto podalico. Il mio bambino Giovanni Paolo è nato dopo sette mesi e mezzo alle ore 4,15. Rimasto in terapia intensiva neonatale per due settimane, è stato poi ricoverato presso il vicino centro cardiologico. Sia durante la gravidanza, sia durante il periodo di ricovero del mio bambino ho recitato, insieme a mio marito, la novena a san Domenico Savio con la preghiera della mamma in attesa, affinché tutto riuscisse bene. Sono sempre rimasta 24 ore al giorno all'ospedale con il mio bambino. Finalmente il 30 agosto, dopo un mese e tre giorni di degenza, fummo dimessi dall'ospedale. Ora mio figlio ha 8 mesi e mezzo; è sottopeso rispetto all'età, ma è vispo e sta bene.
Facchini Lara, S. Benedetto del Tronto (AP)


Mi sono affidata a san Domenico Savio
Il mio piccolo Giuseppe mostrava di avere una rientranza alla nuca. Abbiamo sempre pensato che tale deformazione dipendesse dalla posizione con la quale il nostro bambino appoggia la testa durante il sonno. Ma per fugare ogni peggiore sospetto, ho portato Giuseppe dal pediatra il quale, convinto che le suture ossee del cranio fossero già chiuse, per evitare il rischio di una crescita ritardata del cervello, prescrisse una visita neurologica (T.A.C.). Seguì una settimana di accertamenti durante la quale, temendo per la salute del mio bambino, mi sono affidata a san Domenico Savio. Dall'esame risultò che le suture del cranio erano ancora aperte e non sussisteva alcun rischio per il bambino. Con la pubblicazione di questa mia testimonianza intendo soddisfare la promessa fatta a san Domenico Savio.
Ballarin Patrizia, Mestre (VE)


Cronaca della Postulazione

Vaticano - Stefano Sándor, martire della Fede
Mercoledì 27 marzo 2013, il santo padre Francesco ha ricevuto in udienza il card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell'udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto riguardante il martirio del Servo di Dio Stefano Sándor, laico professo della Società di san Francesco di Sales; nato a Szolnok (Ungheria) il 26 ottobre 1914 ed ucciso in odio alla Fede a Budapest (Ungheria) l'8 giugno 1953. Conosciuto don Bosco attraverso il Bollettino Salesiano, Stefano Sándor si sentì subito attratto dal carisma salesiano. Nel 1936 fu accettato al Clarisseum di Budapest, dove in due anni fece l'aspirantato. Frequentò nella tipografia "Don Bosco" i corsi di tecnico-stampatore. Iniziò il noviziato, ma dovette interromperlo per la chiamata alle armi. Nel 1939 raggiunse il congedo definitivo e, dopo l'anno di noviziato, emise la sua prima professione l'8 settembre 1940 come salesiano coadiutore. Destinato al Clarisseum, s'impegnò attivamente nell'insegnamento nei corsi professionali. Ebbe anche l'incarico dell'assistenza all'oratorio e fu il promotore della Gioventù Operaia Cattolica. Alla fine della Seconda Guerra mondiale s'impegnò nella ricostruzione materiale e morale della società, dedicandosi in particolare ai giovani più poveri, che radunava insegnando loro un mestiere. Quando lo Stato nel 1949, sotto Mátyás Rákosi, incamerò i beni ecclesiastici e iniziarono le persecuzioni nei confronti delle scuole cattoliche, Sándor cercò di salvare il salvabile. Di colpo i religiosi si ritrovarono senza più nulla e vennero dispersi. Anche Stefano dovette abbandonare la sua tipografia - nel tempo divenuta piuttosto nota - e "sparire", ma anziché rifugiarsi all'estero rimase in patria per continuare a lavorare per la gioventù ungherese. Riuscì a farsi assumere in una fabbrica di detergenti della capitale, dove continuò impavido e clandestinamente il suo apostolato, pur sapendo che era un'attività rigorosamente proibita. Nel luglio del 1952 fu catturato sul posto di lavoro e non fu più rivisto dai confratelli. Un documento ufficiale ne certifica il processo e la condanna a morte eseguita per impiccagione l'8 giugno 1953. "Rendiamo grazie a Dio per questo dono alla Chiesa e alla Famiglia Salesiana in questo Anno della fede - ha commentato don Pierluigi Cameroni, Postulatore generale per la Famiglia Salesiana. - Il nuovo martire Stefano Sándor, salesiano coadiutore, brilla come testimone e intercessore che sulla scia di don Bosco ha offerto ai giovani il Vangelo della gioia attraverso la pedagogia della bontà e il dono della propria vita. Rendiamo grazie a papa Francesco per questo dono speciale all'inizio del suo ministero pastorale". L'iter ora prevede la preparazione del Decreto di martirio a cura della Congregazione delle Cause dei Santi in collaborazione con il Postulatore Generale. Successivamente verrà stabilita la data della cerimonia di beatificazione, in quanto trattandosi di un martire non è richiesto il miracolo. Il totale sacrificio nell'atto del martirio, quale massima testimonianza alla fede cristiana, è considerato l'atto supremo della "sequela Christi".