I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

INVITO A CHIERI

GUIDO DUTTO

Un adolescente, la città, la vocazione

La città di Chieri è vitale per comprendere le tappe più significative della vita di don Bosco


A. Istituto Salesiano San Luigi e chiesa di Santa Margherita
(Via Vittorio Emanuele, 80)
L'opera salesiana è iniziata il 9 novembre 1891 quando il beato Michele Rua, primo successore di don Bosco, volle aprire un Oratorio per i giovani di Chieri, dedicandolo a san Luigi Gonzaga. Chiesa, edifici, rustico e terreno agricolo facevano parte di un ex-monastero delle suore domenicane, espropriato dal governo napoleonico nel 1802.
Successivamente, all'Oratorio si affiancò lo Studentato Teologico Salesiano (dal dicembre 1934 al dicembre 1942) negli ultimi mesi del 1942, quando Torino fu vittima di bombardamenti aerei continui, il Liceo Valsalice si spostò a Chieri fino all'anno scolastico 1944-1945; dal settembre 1945 l'Istituto san Luigi divenne un aspirantato, dove studiavano ragazzi che nutrivano l'aspirazione di diventare sacerdoti salesiani, fino ad arrivare ai nostri giorni dove c'è una Scuola secondaria di primo grado paritaria con circa 170 allievi.
Accanto all'Istituto sorge la Chiesa di Santa Margherita: è una bella costruzione barocca, ultimata nel 1671 e restaurata nel 1851.


1. Chiesa di San Domenico
(Via San Domenico, 1)
In questa Chiesa, all'altare della Madonna del Rosario, martedì 8 giugno 1841 don Bosco celebrò la sua terza Messa invitato dal padre domenicano Giacinto Giusiana, che era stato suo professore nel corso di grammatica (1832-1833).
Ricordando quel giorno, don Bosco scriverà:
"Martedì mi recai a Chieri e celebrai messa nella chiesa di S. Domenico, dove tuttora viveva l'antico mio professore P. Giusiana, che con paterno affetto mi attendeva. Durante quella messa egli pianse sempre per commozione. Ho passato con lui tutto quel giorno che posso chiamare giornata di paradiso".




2. Casa e bottega del libraio Foa Elia (ghetto degli ebrei)
(Via della Pace, 8)
Gli edifici che si affacciano su via della Pace costituivano il Ghetto degli Ebrei.
In città vive un "bel" gruppo di Ebrei. Giovanni, vincendo i pregiudizi di quei tempi e superando la diffidenza che imperava nel regno di Sardegna (secondo le leggi di Carlo Felice, gli Ebrei nella città dovevano abitare in un quartiere separato da quelli cristiani, il "ghetto" ed erano "tollerati") fa da ripetitore ai suoi coetanei Israeliti, non potendo questi frequentare le scuole pubbliche.
In questa via, c'erano la casa e la bottega del libraio Foa Elia che Giovanni Bosco, studente di Umanità e Retorica, si era fatto amico. Da lui otteneva a prestito, a un soldo l'uno, i volumetti della Biblioteca Popolare Pomba, che leggeva voracemente al ritmo di uno al giorno.
In questa stessa via, al numero 14, abitava Giacobbe Levi, detto Giona, che, tramite l'amicizia con Giovanni, si convertì al cristianesimo e fu battezzato nel 1834.


3. Seminario e chiesa di San Filippo
(Via Vittorio Emanuele, 63 e Via Vittorio Emanuele, 61)
In questo palazzo, già convento dei Padri Filippini, nel 1829 venne aperto il terzo seminario maggiore dell'archidiocesi di Torino (gli altri due erano Torino e Bra). Lo aveva voluto l'arcivescovo mons. Colombano Chiaveroti per accogliere e formare con maggior cura i chierici studenti di filosofia e teologia, che andavano aumentando sempre di più. Don Bosco vi dimorò per 6 anni: dal 30 ottobre 1835 al 10 maggio 1841.
Al piano terreno si trovavano la portineria e il parlatorio, la cucina, il refettorio, la cappella interna e alcune aule. Al piano superiore c'erano le sale di studio, due camerate, l'alloggio del rettore e la biblioteca. Nell'ultimo piano erano dislocate le camere dei superiori, l'infermeria e altre camerate.
Nel vasto cortile interno, una bella meridiana attirò l'attenzione del chierico Bosco e del suo amico Garigliano al loro primo ingresso. Vi è scritto: "Afflictis lentae - celeres gaudentibus horae" cioè "Le ore passano lentamente per coloro che sono tristi, velocemente per chi è nella gioia". Questo motto fu subito scelto dai due come programma di vita!
Nella camerata dove Giovanni Bosco dormiva è stato allestito dal settembre 2011, in collaborazione e con il contributo del Comune di Chieri, il "Centro Visite Don Bosco": sono 4 sale in cui si è cercato di sintetizzare, attraverso la proiezione di video e di cartelloni, la presenza di Giovanni Bosco qui a Chieri. La prima sala ha come tematica la presentazione della Chieri di oggi e della Chieri ai tempi di Giovanni Bosco; la seconda sala presenta Giovanni Bosco studente e lavoratore; la terza sala mette in evidenza Giovanni Bosco e il gioco/divertimento; l'ultima sala presenta la vita del Seminario nella prima metà dell'800.
Accanto al Seminario, si trova la Chiesa di San Filippo. Nell'800 un corridoio metteva in comunicazione la Chiesa e il seminario. Di lì ogni mattina, durante il tempo della colazione, pas-sava il chierico Bosco con altri compagni per ricevere la comunione dal rettore di San Filippo. Infatti la comunione poteva farsi solamente la domenica e nelle altre feste; per nutrirsi dell'Eucarestia durante la settimana, bisognava rinunciare alla colazione e andare in San Filippo, raggiungendo poi gli altri compagni mentre entravano a scuola o nella sala di studio. Questa manovra era proibita dal regolamento. Ma i superiori, che vedevano benissimo ciò che capitava, non dicevano niente e tacitamente approvavano.
In questa chiesa, sotto il presbiterio, a sinistra presso la balaustra, venne sepolto il 3 aprile 1839 il chierico Luigi Comollo.

4. Casa del teologo Giuseppe Maloria
(Piazza Mazzini, 8)
Di fronte alla Chiesa di San Guglielmo, abitava il teologo Giuseppe Maloria, canonico del Duomo. Nel 1831, quando aveva solo 29 anni, venne scelto da Giovanni Bosco come confessore stabile. E giovane studente continuerà a confessarsi regolarmente dal teologo Maloria per tutto il tempo della sua residenza in Chieri, anche durante gli anni del seminario.
"Mi fu di grande aiuto la scelta di un confessore stabile nella persona del teologo Maloria. Egli mi accolse con grande bontà ogni volta che andavo da lui. Anzi mi incoraggiava a comunicarmi e a confessarmi con maggior frequenza. Era assai raro trovare in quei tempi chi incoraggiasse alla frequenza dei Sacramenti. Io posso ringraziare questo mio confessore se sono riuscito a mantenermi buono".



5. Casa Marchisio
(Piazza Mazzini, 1)
In questa casa risiedeva, durante l'anno scolastico, un'amica di mamma Margherita, Lucia Pianta vedova Matta, originaria di Morialdo, che si era trasferita a Chieri per seguire il figlio studente Giovanni Battista, prendendo in affitto la casa di Giacomo Marchisio. Qui Giovanni Bosco negli anni 1831-1832 e 1832-1833 venne accolto per 21 lire al mese. Per la sua condotta esemplare e giudiziosa si guadagnò subito la stima di Lucia, che gli chiese di impartire ripetizioni scolastiche al figlio, già ventunenne ma piuttosto divagato; gli esiti furono soddisfacenti tanto che Giovanni ottenne l'abbuono della pensione.
Giovanni Battista Matta aprirà un negozio di drogheria a Castelnuovo, sarà per molti anni sindaco di Castelnuovo, avrà sempre grande stima per don Bosco e nel 1867 manderà a scuola a Valdocco suo figlio, che sarà sempre trattato da don Bosco con predilezione per la grande riconoscenza che questi sempre sentiva per i suoi benefattori.


6. Laboratorio del falegname Barzochino
(Via San Giorgio, 2)
Al pian terreno di Palazzo Valfrè si trovava il laboratorio del falegname Bernardo Barzochino, che apparteneva a una famiglia di artigiani e artisti del legno molto stimata in Chieri. Probabilmente è qui che Giovanni Bosco veniva nei momenti liberi a prestare i suoi servizi e a imparare l'arte di costruire mobili. Don Lemoyne scrive: "In un laboratorio di falegnami suoi conoscenti, vicino alla sua abitazione, imparò con gran facilità a piallare, squadrare, segare il legno, ad adoperare il martello, lo scalpello, le verrine, sicchè riuscì abile a costruire mobili, grossolani se si vuole, ma indispensabili per una stanza. A volte lavorava per conto proprio, a volte a servigio dei suoi benefattori".