I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

MATTEO PUCCI

ESTOTE PARATI: siate pronti!

Chiacchierata con don Giuseppe "Beppino" Larcher, Missionario salesiano in Etiopia

Hai fatto tuo il motto dello Scoutismo?
Eh sì, "Estote parati" è da sempre il motto dello scoutismo mondiale, non solo quello cattolico. Significa "siate pronti!" e negli anni del mio sacerdozio le chiamate ricevute sono state diverse, alle quali ho cercato sempre di rispondere "Sono pronto".
In Etiopia abbiamo appena iniziato una nuova Opera salesiana a Soddo, dove mi trovo dall'estate 2011, ma prima la chiamata è stata nel 2000 a Gambella e ancora prima, nel 1993, al St. Mary Salesian Center di Adua, sempre in Etiopia.
La tua missione è stata un triangolo tra medio Oriente, Italia ed Etiopia, dove tuttora stai operando, a Soddo.
Appena diventato Salesiano, a 19 anni, ho chiesto di andare in Missione in mezzo ai lebbrosi. Invece sono partito per il Libano dove sono stato 3 anni e poi vicino a Betlemme, per altri 4 anni, fino al 1969. Dopo è iniziata l'esperienza in Iran, al Don Bosco College, ma la rivoluzione khomeinista del 1979 ci ha costretto a ritornare in Italia dove ho proseguito la mia opera per 14 anni, tra Savona e La Spezia. Infine la nuova chiamata, nel 1993, per l'entusiasmante missione in terra d'Africa, in Etiopia.
L'esperienza scout ti ha aiutato nel tuo essere salesiano e missionario?
Mi sento scout allo stesso modo di come sono salesiano. Lo scoutismo è vivere in autenticità proprio il messaggio evangelico e la missione. Attraverso lo scoutismo, soprattutto nei miei anni iraniani, ho potuto avvicinare moltissimi giovani non credenti e portarli a conoscere il Vangelo attraverso le attività, i campeggi, l'essenzialità, la natura. Nel 1977 ho partecipato con loro in Norvegia al Jamboree (nel gergo scout significa marmellata di ragazzi), dove ci siamo incontrati con Scouts di tutto il mondo e abbiamo vissuto in concreto esperienze di fratellanza e di universalità. Per il regime khomeinista che è subentrato nel 1979 eravamo però "corruttori di giovani" e dunque per noi non c'è stato più posto. Però da quei giovani sono nate delle vocazioni, vocazioni salesiane.
E allora è iniziata la lunga parentesi italiana, prima dell'Etiopia.
Gli anni passati a Savona e a La Spezia sono stati a tutti gli effetti anni di missione, anche se in terra italiana. Sono convinto che il nostro essere Cristiani voglia dire fare esperienza di Salvezza, qui ed ora, nel luogo dove il Signore ci ha voluto.
Il tuo entusiasmo e la tua testimonianza, anche in quegli anni, non sono passati inosservati agli occhi dei molti giovani che ti hanno incontrato sulla loro strada e con i quali ancora adesso mantieni un filo diretto.
"Da robur fer auxilium" (dai forza porta aiuto) è qualcosa che dobbiamo impegnarci a vivere sempre, in ogni luogo. Ho avuto il dono di incontrare sempre tante persone ai margini della società, anche in Italia, i carcerati, i tossicodipendenti, gli ultimi, gli emarginati. I bisognosi non si trovano solo in Medio Oriente o in Etiopia, ce ne sono tantissimi alle stazioni dei treni e per le strade delle città. I giovani queste cose le vedono e abbiamo il dovere di provare ad essere sempre dei semi gettati sulla terra e non ridurre il nostro passaggio a dei semplici fiocchi di lana appesi ai rovi.
Torniamo alla tua ultima ed attuale missione, quella in terra etiope.
È il paese più povero della terra. Ormai ci sono da quasi vent'anni. All'inizio non nascondo che è stata dura. Ad Adua nel 1993 mancava tutto, non c'era luce e nemmeno acqua per lavarsi, la temperatura era elevata, c'erano solo un recinto, sassi e migliaia di bambini e ragazzi nella miseria più profonda. Poi anche con l'aiuto che ci veniva dall'Italia abbiamo iniziato a costruire dei pozzi per attingere l'acqua dalla terra arida; il villaggio don Bosco è sorto dopo avere spianato una collinetta con la forza delle braccia e dei picconi; abbiamo edificato la residenza, il Centro giovanile, la scuola tecnica, i laboratori, gli uffici e la biblioteca.
A Gambella, a sud-ovest dell'Etiopia al confine con il Sudan, nel 2000 quando siamo arrivati, davanti a noi avevamo savana e giungla. Il clima torrido, la malaria e i continui scontri tra le diverse etnie facevano morti praticamente ogni giorno. Dopo 10 anni abbiamo adesso una bella Chiesa, l'oratorio, il centro giovanile, una scuola professionale di edilizia, falegnameria e meccanica, perché non dobbiamo dare solo il pane quotidiano ma preparare i giovani a procurarselo.
Che cosa significa l'Africa per la Chiesa?
L'Africa è Oratorio, è gioventù, è vita! Come ci diceva il papa Benedetto XVI nella sua enciclica, l'Africa è "Dono" e darà vita agli altri continenti. Il Papa vuole questo continente "Sale" della terra e "Luce" del mondo. È allora che a tutta la gioventù del continente africano diciamo "Estote parati", siate pronti!
Perché questo augurio?
Non dobbiamo dimenticare che Colui che ha portato la croce di Gesù è Simone di Cirene (Libia), un africano. È emblematico il fatto che il "potere", i soldati romani, abbiano obbligato un africano a portare la Croce... L'Africa, il più grande dei continenti, colonizzato... sfruttato... dimenticato. Gli africani venduti come schiavi e trasportati in altri continenti (i negro spirituals ci ricordano questa epopea). Sì, è con il cuore che diciamo Estote parati e Buona strada all'Africa: sei il continente più giovane per età media, sei il futuro dell'Umanità!
Quali progetti stai portando avanti in questo periodo nella Missione?
Sono progetti legati alle famiglie e ai bambini, alla moltitudine di bambini che affollano i nostri oratori. Abbiamo bisogno di aiuto per le necessità che possono sembrare le più semplici per noi che abbiamo tutto, come riuscire a dare a tutti i ragazzi che vengono la domenica qualche biscotto, a progetti più grandi e di ampio respiro, come quello di assicurare un futuro attraverso le nostre scuole dove si imparano mestieri e professioni. Per questo abbiamo bisogno di un costante aiuto, anche piccolo, ma continuo e ringrazio tutte le persone che da anni non interrompono il loro sostegno alla Missione.