I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

ANNIVERSARI

ILARIA MINCIARONI

Dare di più a chi ha avuto di meno

Compie vent'anni la Federazione dei Salesiani per il Sociale

«Siamo laici e salesiani, sovente "in maniche di camicia", presi dalle tante attività per e con i ragazzi in situazione di marginalità ed esclusione. Ci sentiamo chiamati a vivere con rinnovata coerenza, con gesti di speranza e profezia, la vicinanza quotidiana ai ragazzi poveri».


Il 19 marzo 2013 è una data da ricordare. Si è tenuta al Campidoglio, il giorno di san Giuseppe, ma soprattutto della messa di inaugurazione del pontificato di papa Francesco, l'assemblea nazionale dei Soci di Salesiani per il Sociale - Federazione SCS/CNOS.
L'annuale incontro durante il quale tutti i rappresentanti di centri diurni, case famiglia e strutture di accoglienza affiliate alla federazione si ritrovano insieme per condividere problemi, traguardi e punti di vista di un intero anno, quest'anno è stato meno consueto del solito.
Si festeggiavano, infatti, i vent'anni della federazione in concomitanza dell'elezione del nuovo consiglio direttivo ma soprattutto del nuovo presidente.
La sala del Carroccio era gremita di persone dai volti noti venute a festeggiare i vent'anni e a salutare il presidente uscente: don Domenico Ricca, don Meco per tutti, che, dopo ben sedici anni di presidenza e quattro mandati consecutivi, ha lasciato il posto al suo "successore" don Giovanni D'Andrea con una ricca eredità umana e per questo una grande responsabilità.
Don Giovanni, un salesiano di Messina, nominato cittadino onorario di Palermo per i servigi offerti alla città, lo scorso 31 ottobre 2012 dal sindaco Leoluca Orlando nonché ex Presidente dell'Associazione santa Chiara di Palermo, impegnata nel quartiere a rischio Ballarò-Albergheria per fronteggiare i problemi connessi alla povertà, all'uso della droga fra i giovani, alla disoccupazione e all'abbandono scolastico, all'accoglienza ed integrazione dei migranti, era anche direttore dell'opera. Un prete che "viene dalla strada", la cui "coscienza sociale" ha una dimensione spiccata e concreta.

Con papa Francesco
Il convegno è cominciato con un vero e proprio tributo al nuovo pontefice, papa Francesco, che ha trovato nelle parole di don Meco il giusto rispetto e la giusta valorizzazione nel giorno di inaugurazione del suo pontificato in piazza San Pietro: «Siamo laici e salesiani, sovente "in maniche di camicia", presi dalle tante attività per e con i ragazzi in situazione di marginalità ed esclusione e, chissà, anche per questo abbiamo molta simpatia per questo Papa che viene da lontano, figlio di immigrati, che spiazza tutti parlando a braccio con semplicità e ironia, con gesti della quotidianità di ogni uomo e donna di questo mondo e si presenta umilmente ai suoi fedeli come il Vescovo di Roma, il loro Vescovo. Ci auguriamo che questa del tutto imprevista coincidenza sia portatrice di rinnovato vigore sia per i soci della Federazione sia per i Salesiani che, accogliendo il messaggio del Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, confermano il grande legame dei figli di don Bosco con il Successore di Pietro.
Ci sentiamo richiamati a vivere con rinnovata coerenza, con gesti di speranza e profezia, la vicinanza quotidiana ai ragazzi poveri, a prenderci cura di loro, con tratti di predilezione, con segni di amore nello stile di una vita familiare, quella che don Bosco voleva presente in tutte le sue opere».

Don Fabio Attard: «È lì che ho imparato ad essere salesiano»
Don Fabio Attard ha fatto emergere con grande ardore i numeri della congregazione per sottolinearne l'importanza: "1687 i centri di accoglienza in cui, in tutto il mondo, riusciamo a raggiungere 430000 ragazzi. 2000 i confratelli e 20000 i laici coinvolti in queste attività. 1200 le scuole, 774 le opere di promozione sociale, per non contare i centri di formazione professionale. Questi sono ben 15000 che raggiungono 150000 giovani in tutto il mondo".
Lasciando tutti con una vera e propria lezione di vita: "Quando uno insegna un mestiere ad un ragazzo non ha cambiato la vita del giovane, ha cambiato la storia. Questi sono numeri che rispecchiano una chiamata universale alla povertà! Difatti siamo dei servi del Signore e quando avremo fatto un servizio umile avremo fatto la volontà di Dio".
Aldo Giraudo, Professore di Salesianità all'Università Pontificia Salesiana ha raccontato i ragazzi difficili e la pedagogia di don Bosco, narrando particolari di una storia quasi sconosciuta del Santo: "Giovanni Bosco fin da ragazzo, aveva dovuto fare i conti con la povertà e i problemi quotidiani ad essa collegati. Aveva lottato per potersi conquistare la possibilità di studiare, di realizzare la propria vocazione. La sua era una povertà contadina, segnata dalla fatica e dal duro lavoro, certo, ma dignitosa e soprattutto portatrice di solidi valori antichi, caratterizzata da un ambiente umano solidale, accogliente, che dava la percezione di non essere mai soli, orfani e totalmente poveri.
Non era così per quei ragazzi vagabondi con i quali si incontrò nella capitale sabauda che, fin dai primi giorni, presero a seguirlo ovunque. Non solo erano estremamente poveri, ma totalmente abbandonati, senza risorse, vittime di pessime compagnie e anche pericolosi. Erano adolescenti e giovanissimi di ceto popolare, nativi della città che, insofferenti di ogni dipendenza, si ribellavano alla potestà paterna, fuggivano di casa, lasciavano i posti di lavoro per vivere liberi, campando alla giornata, aggregati in gruppi e bande».

«Questo è il momento della bufera e della tempesta»
"Qualcuno di voi potrebbe pensare che sia strano che uno che fa l'ispettore abbia anche qualcosa da dire!".
La battuta di apertura dell'Ispettore Stefano Martoglio, Superiore Salesiano Piemonte, Valle d'Aosta e Lituania. Il suo intervento a chiusura del convegno è stato breve ma incisivo e ha presentato una situazione a dir poco drammatica dal punto di vista vocazionale, dettata anche dalla crisi economica che lascia le ispettorie indebitate per lo svolgimento delle loro attività pastorali e ha chiuso il suo intervento con uno sguardo al futuro: "La giornata di oggi è servita non solo per celebrare i passati 20 anni ma per 'fare pensiero' di quelli che saranno i prossimi venti anni!".
"Quando hai un'alluvione non pensi a come devi costruire una grande casa, ma pensi a salvaguardare la casa che hai. Questo è il momento della bufera e della tempesta e ci aggrappiamo a tutto". Le parole di don Meco a chiusura dell'intervento del confratello che continua: "Siamo il 30 per cento in meno e le risorse sono poche, ma il futuro è vedere tanti laici attorno. Se da una parte la partecipazione dei salesiani è problematica, perché non riusciamo più a presidiare tutto, dobbiamo smettere di pensare che i salesiani debbano fare tutto da soli. Possono fare anche cose con gli altri. È questo il futuro. Presidiare e mandare avanti le cose che abbiamo iniziato con uno spirito di coinvolgimento di tanti operatori".

LA NOSTRA STORIA

Salesiani per il Sociale - Federazione Servizi Civili e Sociali Centro Nazionale Opere Salesiane (SCS/CNOS) - è un'associazione no profit, voluta e guidata dai salesiani d'Italia, che continua l'opera di san Giovanni Bosco avviata oltre 150 anni fa.
L'associazione si è costituita nel lontano 9 luglio 1993, operativa con don Gianni Filippin presidente dal novembre 1994 al 1997, quando fu eletto don Domenico Ricca.
Inizialmente i filoni di intervento erano due: l'obiezione di coscienza e servizio civile, il disagio e l'emarginazione giovanile.
Fin dai primi anni è stata molto attiva contribuendo anche alla nascita del Forum del terzo settore in Italia, oltre ad essere presente al tavolo delle associazioni nazionali per la gestione del servizio civile e degli obiettori di coscienza e poi nel 2002 all'Osservatorio delle Associazioni di promozione sociale.
Negli anni è cresciuta notevolmente sia in numero, passando dai 45 soci del 2000, agli attuali 86 (enti ecclesiastici, organizzazioni di volontariato, associazioni, cooperative sociali), 6 soci ad personam e 125 soci sostenitori, ma cresciuta, soprattutto in qualità di vita associativa e di servizi.
Ai due ambiti di intervento se ne è aggiunto un terzo, quello della formazione che permette una qualificazione della dimensione educativa implementata dai Soci.
Oggi l'associazione opera con i suoi soci in 26 Case famiglia, 30 centri diurni di accoglienza, 15 strutture per dipendenze e 17 servizi per gli immigrati e i rifugiati, forte dell'impegno quotidiano di circa 500 operatori e 5000 tra soci e volontari. Strutture che accolgono ogni giorno migliaia di ragazzi in condizioni di disagio ed emarginazione sociale su tutto il territorio nazionale occupandosi dei minori che hanno bisogno.
Dare di più a chi ha avuto di meno. È questa la missione dell'Associazione.