I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

MARIA ANTONIA CHINELLO

L'altra metà dell'economia

Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice, è il nuovo Segretario del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. La incontriamo in una pausa delle lezioni alla Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione «Auxilium» di Roma, dove è docente di Economia Politica e Statistica. È l'occasione per dialogare anche della 47a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si terrà a Torino dal 12 al 15 settembre 2013.

«La famiglia, speranza e futuro per la società italiana» è il tema scelto per la Settimana Sociale.
Crediamo fortemente che la famiglia sia una risorsa civile ed economica, e riteniamo sia un tema centrale per il bene comune del Paese. Siamo convinti che la famiglia sia uno di questi soggetti senza i quali l'Italia non può ripartire. La famiglia è un bene, anche dal punto di vista economico: non va vista solo come consumatrice, ma anche come produttrice di beni (relazionali) e servizi fondamentali per un buon sviluppo della società.
Nel documento preparatorio, quali piste di lavoro individuate?
Il documento si compone di tre parti: La famiglia e la persona umana; La famiglia, bene per tutti; Famiglia, società e economia. La terza parte è quella più operativa che verrà utilizzata per il lavoro in assemblee tematiche. In essa ci concentriamo su famiglia e alleanze educative (in particolare con la scuola, e qui vorremmo sottolineare la libertà di educazione), l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, la pressione fiscale sulla famiglia e le questioni di equità, il welfare, il cammino con le famiglie immigrate, il tema dell'abitare e degli stili di vita.
Sei Figlia di Maria Ausiliatrice, come ti senti in questo servizio di Segretario del Comitato scientifico delle Settimane sociali?
Sono felice di poter lavorare a servizio della Chiesa in Italia: sto conoscendo meglio le diocesi italiane, constatando i germi di speranza e le esperienze generative di futuro che stanno nascendo e che coinvolgono i giovani. La Chiesa è viva e la società italiana ha bisogno del suo contributo.
Dove affonda la tua passione per l'economia e come mai questa scelta professionale per vivere la tua vocazione?
Questa è una bella domanda! Ricordo quando, ancora novizia, la mia ispettrice è venuta a dirmi che stavano pensando di farmi studiare economia, perché avevano bisogno di una persona esperta in questo campo. Per me quello è stato un momento durissimo: non avevo scelto questa strada per diventare esperta di conti e di economia, pensavo di potermi dedicare ai giovani più poveri, di poter studiare per poter andare a lavorare in una casa famiglia... Pian piano mi sono rappacificata, ho cominciato a mettere amore in quello che stavo facendo e mi sono appassionata... E ora mi ritrovo ad insegnare all'università, a seguire tanti istituti religiosi che hanno problemi da un punto di vista economico. Le mie ricerche sono di aiuto per tanti e mi stupisco ogni volta che riguardo indietro... All'inizio avevo tutte le motivazioni per dire no. Ma se l'avessi fatto, non avrei visto il dispiegarsi di questo disegno.
Come educare a una buona economia?
Una buona educazione economica dovrebbe iniziare dentro casa, dove ci si educa al consumo e al risparmio; sarebbe poi molto importante inserire l'educazione all'uso del denaro e ai concetti economici fin dai primi anni della scuola. Dove apprendono i ragazzi i concetti economici? Scriveva a questo proposito il filosofo italiano Giovanni Vailati nel 1899: «E veramente ci dovrebbe sembrare molto strano, se non vi fossimo abituati, il fatto che mentre da un giovane, che aspira ad ottenere un diploma... si richiede che sappia i nove nomi delle muse o i sette re di Roma, o in che sistema cristallizzano lo zolfo e la pirite, e non si esige invece che abbia la più vaga nozione della differenza tra imposte dirette e imposte indirette o di ciò che sia una banca o una società anonima».
Un tema a te caro è quello del femminile nell'economia.
Il mondo dell'economia da una parte ha espulso la dimensione del prendersi cura, delle relazioni, della vulnerabilità e della fragilità, affidandole alla vita privata, e in particolare al mondo femminile, rendendo di fatto spesso impossibile che molte donne possano coltivare anche una loro vocazione professionale.
In questo senso ritengo che l'apporto della donna all'economia, alla costruzione di una nuova economia, sia ancora tutto da scoprire. Occorre ricordare che in un certo senso l'economia è donna: non solo perché nella iconografia classica essa è sempre rappresentata con immagini femminili, ma soprattutto perché l'oikos nomos (da cui deriva la parola economia) è il governo della casa, e chi nelle società tradizionali si occupava della gestione della casa erano le donne. Con la modernità e con la nascita dell'economia politica, l'economia si è separata dalla casa diventando faccenda di soli uomini. Se oggi l'economia vuol tornare ad essere in rapporto con l'oikos (inteso anche e soprattutto come ambiente, come sviluppo sostenibile) deve rincontrarsi con la donna e con il femminile.

ALESSANDRA SMERILLI

È nata a Vasto (CH) ed è cresciuta all'Oratorio dei Salesiani. Oggi vive a Roma. Nel 2001 si laurea in Economia e Commercio all'Università di Roma Tre e, nel 2006, consegue il Dottorato in Economia politica all'Università La Sapienza. Attualmente sta concludendo un PhD part-time presso la School of Economics dell'Università di East Anglia (Norwich UK).
Docente alla Facoltà «Auxilium» di Roma, collabora con l'Università Cattolica del Sacro Cuore per il Corso di Economia della cooperazione; con l'Università Pontificia Salesiana per il Corso di etica, economia e finanza; con l'Università Milano-Bicocca per il modulo di economia civile e reciprocità nel Master in Economia civile e non-profit.
Ha pubblicato due libri: Benedetta economia (Città Nuova 2008) e La leggerezza del ferro. Un'introduzione alla teoria economica delle organizzazioni a movente ideale
(Vita e Pensiero 2011).

LE SETTIMANE SOCIALI DEI CATTOLICI ITALIANI

Nascono nel 1907 per iniziativa di Giuseppe Toniolo. La prima si tenne a Pistoia nel 1907. Si svolsero ogni anno fino alla Prima guerra mondiale.
I temi affrontati furono soprattutto il lavoro, la scuola, la condizione della donna, la famiglia. Dal 1927, un ruolo importante nell'organizzazione delle Settimane Sociali fu assunto dall'Università Cattolica del Sacro Cuore. Poi nel 1935 arrivò la prima sospensione a causa degli attriti con il regime fascista. Ripresero nel 1945 e continuarono fino al 1970, quando ci fu una lunga sospensione.
A seguito delle sollecitazioni provenienti dal Convegno ecclesiale di Loreto (1985) e con la pubblicazione di una nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana dal titolo "Ripristino e rinnovamento delle Settimane Sociali dei cattolici italiani" (1988) si riprende la celebrazione delle Settimane Sociali.