I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

ENZO VOLPE

A Palermo batte l'incredibile cuore dei salesiani

Una casa sempre aperta per tanti migranti, giovani e famiglie bisognose, un posto sicuro al quale rivolgersi in qualsiasi momento per giocare, studiare, mettersi alle spalle per qualche ora quello che di brutto c'è fuori dal portone dell'Oratorio.

Se a Palermo dici "Salesiani Santa Chiara" si pensa subito al quartiere dell'Albergheria e al mercato multietnico di Ballarò. Siamo in pieno centro storico, tra case diroccate con le ferite ancora aperte per i bombardamenti della II Guerra mondiale, tra chiese barocche e palazzi storici bellissimi: oggi tra queste strade e vicoli si assiste ad una consolidata commistione tra etnie, lingue e religioni diverse. Qui batte forte il cuore del nostro Istituto Salesiano che da quasi cento anni è al servizio dei più bisognosi, fin da quando accoglieva gli orfani delle due Guerre mondiali insegnando loro un mestiere, e poi quando, a partire dagli anni '70, ha dato un rifugio a sfrattati, clochard, prostitute, nomadi e sbandati.
Le lacrime del mondo
Questo servizio di accoglienza continua ancora oggi, grazie all'opera instancabile dei salesiani, coadiuvati da educatori, tanti volontari giovani e meno giovani, universitari, docenti, che con la passione di don Bosco hanno fatto breccia in tutto il quartiere. La giornata inizia presto perché fin dalle 7.30 del mattino accogliamo una sessantina di bimbi dagli 0 ai 5 anni: sono tutti figli di migranti di ben 13 nazionalità diverse, tutti nati in Italia, ma non sempre con gli stessi diritti degli italiani. "Questa attività molto bella e impegnativa - interviene Giovanna che coordina il Centro per l'Infanzia migrante - diventa il ponte per avvicinare tante famiglie, specie le giovani mamme straniere quasi sempre sole e impegnate nei lavori più umili, che non possono dedicare molto tempo ai loro bimbi; e allora c'è Santa Chiara, un'oasi di allegria e umanità". Alcuni di questi bimbi vivono situazioni di disagio familiare e sociale: arrivano a "Santa Chiara" dietro segnalazione dei servizi sociali che sanno di trovare sempre un posto per qualche caso disperato.
Ma sono tanti altri i servizi per i migranti che "Santa Chiara" offre: il servizio del domicilio postale per chi cambia di volta in volta la residenza e che da noi trova la possibilità di far arrivare la corrispondenza e tutto quello che giunge loro dai Paesi d'origine; poi c'è la Scuola d'Italiano per stranieri, aperta dal lunedì al venerdì, con 120 iscritti; inoltre, in collaborazione con altre associazioni di volontariato, durante la settimana mettiamo a disposizione vari sportelli, come quello del patrocinio giuridico gratuito per stranieri e poco abbienti, quello della ricerca e dell'avvio all'impiego lavorativo, il banco alimentare e farmaceutico, ma soprattutto si ascoltano tante famiglie bisognose e si interviene per quello che si può. Sabato e domenica poi i cortili dell'Oratorio diventano palcoscenico per le feste delle comunità di migranti che fanno riferimento a "Santa Chiara": ghanesi, senegalesi, ivoriani, tamil, nigeriani, mauriziani, bengalesi, tamil, pakistani. Dietro i colori dei costumi, gli odori delle spezie e i ritmi tribali delle musiche etniche ci sono volti spesso solcati da lacrime nascoste che trasmettono sempre la gioia di vivere con quei sorrisi contagiosi ma che in molti casi nascondono la paura e il ricordo delle rappresaglie, delle violenze e dei colpi di mortaio che ancora oggi scandiscono le giornate di città e villaggi da cui provengono tanti degli stranieri ospitati a "Santa Chiara".
I post-it per don Bosco
Ma il vero cuore pulsante di "Santa Chiara" è l'Oratorio che ogni giorno apre le porte a circa 120 ragazzi e giovani proponendo loro un percorso educativo con varie attività: doposcuola per il recupero e il consolidamento scolastico, lo sport, uno spazio per il gioco dei più piccoli, la formazione umana e cristiana nei gruppi organizzati per fasce di età. A questo punto parla Giandomenico, educatore all'oratorio: "A Santa Chiara non hai il tempo di annoiarti. Fare oratorio per noi qui significa accompagnare i ragazzi in tutte le dimensioni della loro crescita. Purtroppo la famiglia spesso è assente e allora tocca a noi seguire i ragazzi anche di mattina, a scuola nel colloquio con gli insegnanti, o quando si incontrano per strada perché i genitori non li mandano a scuola". Quando si entra nella stanza degli operatori dell'oratorio si nota subito un grande quadro che ritrae il nostro Padre don Bosco; lì, attorno al volto del Santo dei giovani, i salesiani e gli educatori attaccano ogni giorno dei post-it. Ogni bigliettino racconta la storia di ragazzi con situazioni difficili: si leggono i nomi di alcuni ragazzini bengalesi che fino a notte inoltrata vendono le rose nei locali della movida palermitana e poi l'indomani a scuola si addormentano sui banchi; ci sono i nomi degli adolescenti del quartiere irretiti dalla microcriminalità in mancanza di un lavoro onesto; è attaccato un disegno di un bimbo con trascorsi familiari drammatici e del suo compagno di squadra che assieme ai suoi genitori e al fratellino più piccolo si è trovato per strada, senza casa, sfrattati perché il padre rimasto senza lavoro non poteva più pagare l'affitto. Gli educatori hanno incollato quei bigliettini attorno a don Bosco perché almeno lui non li abbandoni mai, a simboleggiare lo stesso attaccamento dei ragazzi a don Bosco e a significare che dove non si arriva con le proprie forze per il bene dei giovani ci si affida alla sua protezione. Il salesiano responsabile dell'oratorio è don Saverio, un giovane sacerdote indiano da alcuni anni missionario in Italia. Chi gli dà una mano con i ragazzi dello sport è Luigi, il quale ricorda con piacere l'esperienza di qualche mese fa chiamata "Calciando in rete" che ha fatto incontrare tanti ragazzi dei quartieri più popolari di Palermo, vincendo pregiudizi vicendevoli.
Uno dei progetti in atto più significativi è quello denominato "Impresa etica" che ha come scopo quello di formare alla cooperazione d'impresa un gruppo di giovani migranti attraverso una parte teorica e una work experience sulle terre confiscate alla mafia. È un'idea tipicamente salesiana perché questo tipo di educazione rende i giovani capaci e autonomi nel lavoro per evitare facili assistenzialismi e rompere l'ingranaggio del ricatto e dello sfruttamento nei rapporti di lavoro.
Ti abbiamo raccontato uno spaccato della nostra vita in questo pezzo della città di Palermo così bella e contraddittoria. Passeggiando in Piazza Santa Chiara e lungo i vicoli adiacenti sembra che ogni strada appartenga a un mondo diverso: ora all'Africa con la gente fuori che gioca a dama internazionale e le donne che si divertono a fare le treccine ai capelli, ora all'India o allo Sri Lanka con le sue stoffe preziose e i cibi speziati cucinati con la porta aperta. Guardando i muri della nostra casa salesiana si ritrovano appesi manifesti scritti in inglese, francese e arabo che invitano a feste e riunioni. Alzando lo sguardo alle palazzine arrampicate sulle strade in salita si scovano finestre che, come quadri, incorniciano paesi differenti, con le loro abitudini, gli odori, le voci che sono propri. Infine, entrando nel cortile dell'oratorio salesiano, dove i ragazzi giocano a pallone e sintetizzano in una squadra sola tutte le squadre del globo, incontri don Bosco e ti accorgi che il suo sorriso è per tutti i giovani del mondo.