I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

LE AN PHONG BARNABA

Eredi dei martiri

Incontro con monsignor Pierre Nguyen Van De
Salesiano di don Bosco vescovo della diocesi di Thai Binh (Vietnam del nord)

«La Chiesa del Vietnam è fiera e orgogliosa di essere discendenza e frutto dei santi martiri. La testimonianza e il martirio dei nostri antenati è diventata la forza trainante, la vitalità della Chiesa in Vietnam»


Quando ha saputo di essere stato eletto vescovo?
Sono stato ordinato vescovo il 18 gennaio 2006, all'età di 60 anni. Dopo aver finito il mio mandato come ispettore della Visitatoria del Vietnam e come direttore del Teologato Filippo Rinaldi-Xuan Hiep, ho ricevuto la nuova obbedienza il 1° ottobre 2000 con l'impegno di ristabilire l'opera di don Bosco in Hanoi che 60 anni fa i primi salesiani di don Bosco avevano cominciato in Vietnam.
Nel 2005, in una solenne cerimonia organizzata per accogliere il cardinale Sepe, Prefetto della Congregazione per le Missioni, che visitava il Vietnam per la prima volta, e per consacrare i 57 neo-sacerdoti dell'Arcidiocesi di Ha Noi, annunciò la notizia che papa Benedetto XVI mi aveva scelto per essere vescovo ausiliare della diocesi di Bui Chu.
Qual è la storia della sua vocazione?
Parlando della mia vocazione di don Bosco, sono estremamente grato ai primi missionari salesiani che hanno portato don Bosco in Vietnam. Sono nato nel 1946 nella diocesi di Hue in Vietnam Centrale. A 12 anni ero in collegio nel Don Bosco a Thu Duc, distante 1500 km dalla mia famiglia. Ogni volta che tornavo per visitare la mia famiglia, ci volevano 3 o 4 giorni di viaggio faticoso. Sono entrato in Noviziato nel 1964 e ho avuto come maestro il Servo di Dio don Andrea Majcen. Ho fatto la prima professione ad Hong Kong.
La mia vocazione salesiana è cresciuta con l'aiuto di alcune persone che mi guidarono con il cuore: don Andrea Majcen, che mi aiutò a diventare il primo salesiano; don Mario Acquistapace, superiore nella fase iniziale dell'opera salesiana in Vietnam, l'uomo di virtù e di santità padre Generoso Bogo, un brasiliano, il mio primo direttore dell'Istituto Don Bosco a Thu Duc; padre Luigi Massimino, ex ispettore di Hong Kong e Vietnam, don Joseph Zen adesso cardinale Zen; padre Mathew King, assistente dei novizi che è scomparso l'anno scorso. Li ricordo con tanta gratitudine.
Quali sono i ricordi più belli della sua vita?
Non posso dimenticare la prima volta che sono stato a Torino, per pregare davanti alla tomba di san Giovanni Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice, e poi vedere il lavoro, la missione e l'opera di padre Giovanni Bosco nel suo luogo di nascita. È stato un dono benedetto e indimenticabile nella mia vita.
Una sensazione simile è stata vivere per lungo tempo nella Casa Generalizia a Roma con tutti i superiori della Congregazione, in occasione del periodo di formazione per i nuovi ispettori e il Capitolo Generale 24 della Congregazione con tanti salesiani da tutto il mondo. È stata un'esperienza preziosa per la mia vocazione salesiana. Ha rafforzato la mia fiducia e l'amore per don Bosco.
Un'altra immagine non posso dimenticare. Quando il servo di Dio, don Andrea Majcen, che era stato costretto a lasciare il Vietnam con tutti i missionari "stranieri", anche se era a letto gravemente malato, sapendo che dal Vietnam ero arrivato a Roma, chiese di venirmi incontro dalla Jugoslavia a Trieste. E sono partito da Roma a Trieste per vederlo. Ci siamo stati solo due ore, perché era troppo stanco e doveva tornare in Jugoslavia durante il giorno. Nel giorno di apertura della sua causa di beatificazione nel 2010, ho avuto l'onore di essere invitato a testimoniare la sua straordinaria vita e la sua santità.
Da quanti anni i salesiani sono in Vietnam? Che cosa significa questa presenza? Don Bosco può avere "un volto vietnamita"?
Don Bosco è presente e operante in Vietnam dal 1° ottobre 1952 ad oggi. Sessanta anni. Con sessanta anni di presenza, il volto di don Bosco in Vietnam si fa sempre più chiaro. A questo punto, dopo 38 anni di sfida nel regime socialista, la missione dei salesiani in Vietnam ha progressivamente dimostrato «il volto vietnamita di don Bosco» a fianco della Chiesa e della società del Vietnam. I salesiani sono impegnati nella missione: dal lavoro pastorale nelle parrocchie povere ai centri di formazione professionale per i giovani, per aiutare i bambini di strada, creare posti di lavoro per i gruppi di disabili, alloggiare studenti, organizzare le attività per giovani lavoratori migranti lontano da casa. Fino agli impegni di formazione presso i Seminari o qualche ruolo importante nella Chiesa. I salesiani sono sempre più integrati nella cultura, nei pensieri e nei sentimenti di cattolici in Vietnam.
Lo spirito di don Bosco è in sintonia con l'anima vietnamita?
Sono convinto che lo spirito e la personalità di san Giovanni Bosco, particolarmente il suo ottimismo, l'allegria, l'amore alla vita e alla gente, l'amore per l'arte, la musica, e il teatro sono molto vicini al cuore del popolo vietnamita, in particolare ai giovani del Vietnam.
Ho scoperto che l'anima italiana di don Bosco in generale e, in particolare nei primi salesiani è molto vicina, simile all'anima vietnamita: con quella disponibilità alla gioia, l'atteggiamento aperto, rumoroso, vivace, entusiasta, lieve, non solo nella vita ma anche nel modo di credere, nella religiosità, nelle celebrazioni e nelle feste.
Che cosa pensa della Congregazione Salesiana di don Bosco oggi?
Quando si tratta di don Bosco e della Congregazione di don Bosco, sono fiero, orgoglioso e felice di appartenere a don Bosco. Sono molto grato a don Bosco e alla Congregazione. Prego sempre per i Superiori e per tutti i salesiani nel mondo.
Credo in un futuro promettente alla luce della speranza per la Congregazione in tutto il mondo, così come in Vietnam.
Qual è il suo ruolo nella Conferenza episcopale?
La Conferenza episcopale vietnamita è molto attiva. Sono stato presidente della Commissione per le Comunicazioni Sociali dal 2007-2010 e presidente della Commissione di vita consacrata dal 2010 ad oggi. Attualmente sono responsabile della Commissione della vita consacrata apostolica della Conferenza Episcopale del Vietnam, in stretta collaborazione con l'Unione dei Superiori delle Congregazioni in Vietnam (circa 198 congregazioni e Associazioni di consacrati che portano avanti molte attività utili per la Chiesa vietnamita, in particolare per i poveri e per l'evangelizzazione).
Quali sono le necessità più urgenti del Vietnam?
A mio parere, i bisogni più urgenti del Vietnam sono l'istruzione e la formazione delle generazioni future, perché i giovani sono i proprietari del futuro. Sono loro il futuro e la speranza della Chiesa e della società.
La sfida più importante è l'educazione alla coscienza, alla moralità e all'etica per i giovani vietnamiti. Il settore bioetico e sociale è la grande difficoltà del Vietnam e in particolare della mia Diocesi di Thai Binh: il controllo delle nascite, l'aborto, l'uccisione dei bambini, i bambini nati con paralisi cerebrale, handicappati, orfani, abbandonati, i bambini che abbandonano la scuola, i ragazzi che vagabondano senza lavoro, i lebbrosi senza cura, gli anziani ammalati abbandonati. Gli sforzi sono tanti, ma ci vorranno ancora molti sacrifici.
Che cosa ne pensa del futuro della Chiesa in Vietnam?
La Chiesa del Vietnam è fiera e orgogliosa di essere discendenza e frutto dei santi martiri. La testimonianza e il martirio dei nostri antenati è diventata la forza trainante, la vitalità della Chiesa in Vietnam.
Attraverso i momenti alti e bassi, le difficoltà, i problemi e le sfide del passato e del presente, la Chiesa vietnamita è forte e in crescita. Anche se deve affrontare molte sfide, avrà un promettente futuro, sviluppo e prosperità.
Che fine farà la Chiesa in Europa?
Io non ne so molto di Europa, ma condivido lo spirito ottimista di don Bosco: «contra spem in spem credidit - ebbe fede sperando contro ogni speranza».
La Chiesa europea presto supererà le difficoltà perché la Chiesa è di Cristo e fondata in Cristo. Dopo la pioggia ci sarà il sole, come la storia ha sempre dimostrato.
Ha qualche progetto che le sta particolarmente a cuore?
Ho tre tipi di sogni essenziali e avrei bisogno dell'aiuto di tante persone. Il primo è il Progetto don Bosco: è il mio sogno più grande. Sarà un'opera stile Valdocco, per la cura dei bambini di strada, orfani, disabili, aiutandoli con la formazione per avere un lavoro e una famiglia stabile come tutti gli altri. La diocesi ha ora un terreno di più di 3 ettari, ma non i mezzi per costruire.
Il secondo è un progetto d'investimento per promuovere le vocazioni per la Chiesa e per gli ordini religiosi. Nella Diocesi di Thai Binh ci sono ancora molte vocazioni e devono essere formate, e la formazione richiede gli investimenti a lungo termine per il futuro della Chiesa e le comunità religiose.
Il terzo sogno è composto di quattro realizzazioni urgenti. Un progetto per i ragazzi poveri esclusi dalla scuola. Un progetto per i bambini con paralisi cerebrale: ci sono molti bambini nati con malformazioni causate da farmaci e altre cause. Sono abbandonati dai loro genitori o senza cura. Per loro c'è bisogno di assistenza a lungo tempo e perciò è indispensabile pensare a un sostegno per i bambini e per gli assistenti.
Un progetto per i pazienti di lebbra a Van Mon. Attualmente vi sono 700 pazienti nel villaggio di Van Mon (Thai Binh). Molti ammalati vivono nascosti. Per questo abbiamo la necessità di volontari formati che si dedichino ai pazienti. Abbiamo bisogno anche di una sede per lungo degenti.
Un progetto per gli anziani abbandonati e senza aiuto. La mia diocesi di Thai Binh ha 3600000 abitanti in due province. Il numero delle persone che non hanno figli e cura nell'età avanzata e nella malattia è grande. In questo caso, abbiamo bisogno di volontari per aiutare le persone e abbiamo bisogno dei mezzi necessari per prendersi cura di loro per tutta la vita.
Contatti:
Mons. Peter Nguyen Van de SDB
Vescovo di Diocesi Thai Binh, Vietnam (Nord)
Email: vande46@gmail.com
* TOA GIAM MUC THAI BINH (Vescovado THAI BINH)
6, Tran Hung Đao, Tp. Thai Binh,
THAI BINH - VIET NAM