I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

LUCIANO CAPELLI

Don Bosco vola sulle Happy Isles

Lo sguardo profondo negli occhi e il sorriso sereno di don Bosco hanno sempre fatto il miracolo di aprire le strade e crediamo anche i cuori di tanti giovanissimi guerriglieri, che si sono visti regalare la vita di don Bosco a fumetti, insieme a un po' di tabacco, altro "fumetto" di quello buono.

L'oceano si chiama Pacifico, le Isole sono definite "felici" e i dépliant turistici parlano di Paradiso. La realtà è diversa.
La situazione di povertà è generale e diffusa praticamente in ogni villaggio. Ci troviamo in isole sperdute, non ancora in contatto diretto o prossimo con il mondo moderno. La mancanza di tecnologia, industria e di lavoro tiene la popolazione nei villaggi a contatto diretto con la foresta e l'oceano che offrono l'occorrente per sopravvivere.
Una patata dolce, un cocco e una masticata di 'betel' al giorno bastano per essere felici.
Nelle Happy Isles "isole spensierate" si vive di quello che la terra ed il mare donano gratis giornalmente.
Il vero problema è la sopravvivenza in casi di emergenze causate specialmente dal cambio del clima, innalzamento e riscaldamento dei mari, emigrazione forzata dovuta all'inquinamento delle acque a causa dello tsunami del 2007, mancanza di acqua potabile quando non piove a lungo.
La distanza tra un'isola e l'altra, la mancanza di comunicazione, di commercio e di scambio dovuto al costo proibitivo del trasporto via mare e ancora maggiore via aereo sono un ostacolo insormontabile per la sanità e l'educazione.
Troppi villaggi, con troppa poca gente, troppo separati da distanze irraggiungibili dai mezzi a disposizione, causano una costante situazione di emergenza educativa (mancanza di insegnanti) e sanitaria (mancanza di strutture). Qui c'è un'alta mortalità infantile (la nascita è un momento di grande festa nel Pacifico perché pochi arrivano a questa meta), nella fragilità delle unioni nazionali delle giovani democrazie, come chiaramente si vede in Papua per l'Isola di Bougainville e nella situazione di tensione nelle Isole Salomone.

La "giovane" presenza salesiana nelle Isole Salomone
La sorpresa è a pochi metri dall'aeroporto principale delle Isole Salomone: una serie di edifici ben costruiti e dipinti con gusto. È la scritta "Don Bosco Technical School".
Qui dalle province limitrofe e dalle zone rurali arrivano frotte di adolescenti per cercare un futuro migliore. La prospettiva che hanno è una vita grigia, senza un vero lavoro, senza competenze, senza casa. La scuola Don Bosco è un miraggio nel deserto. Qui, la maggioranza della popolazione è giovane. Un posto ideale per i salesiani.
L'Ispettoria Giapponese si prese la responsabilità della missione nel 1995 e mandò tre confratelli nella parrocchia di Tetere a 30 chilometri est della capitale Honiara. La parrocchia è formata dal nucleo centrale di lavoratori nella Piantagione di palme da olio della SIPL (Solomon Island Plantation Limited) provenienti tutti dall'Isola di Malaita. I vari villaggi della parrocchia si trovano in zone remote e poco accessibili e sono abitati da "tribù" dell'Isola di Guadalcanal a cui appartiene la terra (per legge tribale). Con l'esplosione della tensione, nel maggio del 1999 la comunità cristiana si è divisa tra la gente di tribù dell'isola di Guadalcanal (pacifica e piuttosto passiva) e la popolazione proveniente da Malaita, di carattere più aggressivo, che ha dovuto cedere e ritornare nell'Isola di origine o rifugiarsi nella capitale. Tutta una vita di queste famiglie (molti sono nati qui) è stata cancellata in un attimo. Tutto un lavoro di evangelizzazione di 100 anni non è riuscito a sradicare l'odio etnico.
I guerriglieri tutti giovanissimi hanno cercato di armarsi per difendere i villaggi. Tutte le poche strade sono state bloccate. La piantagione rimane chiusa da maggio 1999.
Il lavoro in parrocchia è consistito nello stare vicino alla gente il più possibile. Una "presenza" che ha cercato di rassicurare la popolazione offrendo il centro per più di 500 profughi per tre mesi. Mentre le poche ambasciate proibivano ai loro cittadini di muoversi fuori Honiara, noi Salesiani ci siamo presi cura dei bisogni quotidiani della gente semplice dei villaggi di qualunque tribù o religione: mercato, ammalati, anziani, emergenze. Il signor Francesco Tanaka, un coadiutore giapponese, è benvoluto, stimato e amato per questo. Come "lasciapassare" abbiamo lui e la scritta "don Bosco" sulla camionetta e la Jeep.
Più di una volta abbiamo avuto incontri con guerriglieri poco convinti del nostro privilegio di "via libera". Lo sguardo profondo negli occhi e il sorriso sereno di don Bosco hanno sempre fatto il miracolo di aprire le strade e crediamo anche i cuori di tanti giovanissimi guerriglieri, che si sono visti regalare la vita di don Bosco 'a fumetti', insieme a un po' di tabacco 'altro fumetto' di quello buono.
Un solo incontro è stato assai pericoloso ma finì miracolosamente senza tragedie, con la sola perdita del carico di viveri per i profughi. Il signor Tanaka si vide puntare il mitra alla nuca, cedette il carico ma non la camionetta che continua ancora oggi il suo servizio caritativo come ambulanza, bus e porta merce al mercato.

La prima presenza educativa salesiana ad Honiara, la capitale
Dal settembre del 2000, il punto culminante della guerriglia etnica, don Bosco ha aperto la sua prima presenza educativa nella capitale Honiara. Il "Don Bosco" aperto ai giovani di ogni etnia voleva dare un messaggio alla nazione e alla capitale, in particolare in un momento di grande confusione: "Dio ama la gioventù di questa nazione a qualsiasi regione etnica appartenga".
Esistono oggi realtà fiorenti generate dall'attività missionaria salesiana nelle Isole Salomon: una scuola tecnica nella capitale Honiara, per giovani rifiutati dal sistema educativo nazionale, altamente selettivo con una comunità di suore Figlie di Maria Ausiliatrice che appoggia l'opera curando le ragazze sia in scuola sia in un ostello; una scuola agricola nel centro dell'Isola di Guadalcanal, parte di una parrocchia che cura varie comunità di base nei diversi villaggi; un ospedale gestito da un secondo gruppo di suore (Figlie della Pietà di Asti) che fa servizio alla società mediante la cura delle mamme e dei bambini nella zona più alta di mortalità dei bambini e delle mamme per mancanza di assistenza prima, durante e dopo il parto.
Molto si sta facendo, grazie anche ai tanti gruppi di volontari che affiancano i salesiani.

Gli eroi dell'ultima frontiera
«Ma la nostra speranza è ben fondata» afferma monsignor Luciano Capelli, il dinamico vescovo salesiano di Gizo, la seconda città delle Isole. «Dobbiamo tutto all'eroico sacrificio dei sacerdoti missionari in questi estremi confini della terra. Molti missionari sono morti per malaria e stenti, non esclusi diversi martiri e vittime del cannibalismo agli inizi della missione. Ho incontrato molti dei missionari della prima ora rimpatriati o morti: molti di loro (ma non tutti) senza rancore né incolpare nessuno hanno lamentato, con amarezza, il fatto di essere stati mandati, lasciati a se stessi, e non più sostenuti. I missionari hanno impiantato la chiesa, formato i catechisti, visitato e costruito comunità ecclesiali in tutto il territorio, suddiviso 'fraternamente' tra le varie denominazioni cristiane, dai colonizzatori inglesi. Non è un'esagerazione se diciamo che i catechisti hanno tenuta viva la fede in moltissime di queste comunità dove il sacerdote poteva venire neanche una volta all'anno.
Ho visto e sperimentato personalmente ciò che per più di un secolo hanno sperimentato i primi missionari: l'isolamento tra le varie e lontane isole, le tribù, la mancanza di comunicazione, le innumerevoli lingue e dialetti tra le varie isole, le tre lingue presenti nella stessa parrocchia da me gestita per 5 anni, la difficoltà nei bambini nel frequentare le scuole primarie dovuta sempre alla distanza, il clima tropicale, le zanzare, la malaria, la mancanza di assistenza sanitaria nelle comunità isolate.
Da tre anni e mezzo sono pastore di 12500 anime sperdute in innumerevoli isole e villaggi sia sulla costa sia all'interno della Western Province delle Isole Salomone. Sei parrocchie con un centinaio di piccolissime comunità disperse ed isolate. Celebriamo 50 anni della diocesi proprio quest'anno. In 50 anni la diocesi ha avuto 5 sacerdoti diocesani: due sono morti, due hanno lasciato il sacerdozio, uno è sacerdote da tre anni e mezzo... La diocesi ha un sacerdote ed un vescovo tutti e due presenti in diocesi da 3 anni e mezzo. Qualcuno si meraviglia?»

L'impatto della religione nella vita della gente
E il risultato di questo lavoro?
«La popolazione delle Solomon è sinceramente religiosa, crede e 'celebra' brillantemente bene la religione in modo bello ed inculturato. Canti, musica, danze, decorazioni, coinvolgimento dei giovani contraddistinguono ogni celebrazione liturgica.
Il momento celebrativo non sembra però avere alcun impatto nella vita quotidiana.
Ogni Salomonese appartiene ad una denominazione cristiana (40% Anglicani, 20% Cattolici, 10% Metodisti). Il resto appartiene ad altre sette, inclusa una setta che si ispira alle pratiche del paganesimo nell'era precristiana. Nel loro sforzo evangelizzatore e di sviluppo umano, non sempre le varie chiese riescono a lavorare insieme e ad evitare 'proselitismo' o senso di 'competizione'. Forse si può dire che la scuola migliore di ateismo è una religione non vissuta bene, con valori cristiani che non toccano la vita quotidiana.
Monsignor Capelli sorride e guarda l'orizzonte, che qui sembra davvero infinito. «Noi crediamo profondamente che sia arrivato il tempo giusto per lo spirito di don Bosco nell'Oceania». Lo spirito è sempre quello dei leggendari, eroici missionari, anche se invece della canoa e del cavallo, monsignor Capelli pilota il suo aereo ultraleggero per non dimenticare nessuno dei suoi. Neppure uno.
Contatti:
Bishop Luciano Capelli, SDB
PO BOX 22 - Gizo, Western Province
(677) 94945 / 60265 / fax 60121
lcapelli@solomon.com.sb
www.catholicgizo.org

LE ISOLE SALOMONE

L'area geografica
Con i suoi 27,566 km2 di superficie terra, le Isole Salomone sono la seconda più grande nazione nel Centro-Sud del Pacifico se si escludono Australia e Nuova Zelanda. La più grande sarebbe la Papua Nuova Guinea.
Si tratta di un arcipelago di isole di corallo e di roccia.
Popolazione
È la terza nazione per popolazione nel centro sud Pacifico con 414335 abitanti (censimento del 1998), subito dopo la Papua Nuova Guinea (4 milioni e mezzo) e Fiji (801543).
La Nazione consiste di 992 Isole di cui solo 347 sono abitate. Le maggiori isole sono Guadalcanal, Choisel, Santa Isabel, New Georgia, Malaita e Makira. Confina a sud con Vanuatu e a Ovest con Papua Nuova Guinea.
Indipendenti dall'Inghilterra dal 1978 di cui erano protettorato, le Isole Salomone sono una nazione di villaggi dove il "custom law" (la legge tribale) ancora vige e il capo villaggio ha grande autorità. Gli uomini prendono le decisioni, i giovani e le donne seguono senza discutere.