I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

GRANDI AMICI

B.F.

Papa Francesco e don Bosco

È tifoso del San Lorenzo, la squadra di calcio nata in un oratorio salesiano che ha i colori rosso e blu, i colori dell'Ausiliatrice. Ma molti altri sono i contatti con il mondo salesiano

Tutte le televisioni del mondo, la sera del 13 marzo, inquadravano il gabbiano serio e impettito che si era appollaiato sul camino della Cappella Sistina. Lo scomodò soltanto lo sbuffo di fumo bianco che annunciava l'elezione del Papa. Un Papa che si presentò tutto bianco, senza niente di rosso, neanche le scarpe. Che con le prime parole disse: «Fratelli e sorelle, buonasera».
Quando fu annunciato il nome che aveva scelto cominciò lo stupore. Francesco: un nome che profuma di povertà, semplicità, cantico delle creature. Ma anche di altre cose importanti. Tre, per esempio.
Francesco d'Assisi è colui che ha affrontato e convertito il feroce lupo di Gubbio, è colui che ha abbracciato il lebbroso e anche colui che ha cercato il dialogo con il Sultano musulmano. È un nome pieno di tenerezza e di mitezza, ma anche di un incredibile coraggio.
Nel 2009, quando padre Pepe, uno dei suoi preti che lavoravano nelle pericolose periferie di Buenos Aires, era stato minacciato dai narcotrafficanti, il cardinal Bergoglio lo aveva difeso con decisione e in un'intervista aveva detto a proposito dei preti villeros: «Loro lavorano e pregano. Sono preti che pregano. E lavorano nella catechesi, nelle opere sociali. È questo che a me piace. Di questo parroco che è stato minacciato, si dice, ed è vero, che lui ha una speciale devozione per don Bosco. È proprio lo stile di don Bosco che lo muove».


Rassa nostrana
Don Bosco è qualcosa di più di un riferimento nella vita di papa Francesco. A cominciare dalla terra di origine della famiglia: le stesse colline astigiane. I Bergoglio partirono nel 1929 da Portacomaro, un paesino vicino ad Asti. Lì erano arrivati da Castelnuovo, agli inizi dell'Ottocento. Il padre del futuro Papa aveva ventun anni. Anche da cardinale, Bergoglio ha mantenuto i contatti con i cugini piemontesi, infilando nei messaggi qualche espressione in piemontese. La lingua che parlava don Bosco. Papa Francesco conserva nel suo breviario («gli sono affezionatissimo: è la prima cosa che apro al mattino e l'ultima che chiudo quando vado a dormire») la poesia Rassa nostrana (la nostra razza) del poeta torinese Nino Costa, che comincia con queste parole:
Drit e sincer, cosa ch'a sun, a smijo:
teste quadre, puls ferm e fidic san
a parlo poc ma a san cosa ch'a diso
bele ch'a marcio adasi, a van lontan.

(Dritti e sinceri, ciò che sono, sembrano: teste quadrate, polso fermo e fegato sano, parlano poco ma sanno ciò che dicono, anche se camminano piano, vanno lontano).
Nel suo breviario conserva anche la lettera che gli scrisse l'amatissima nonna per la sua ordinazione sacerdotale: «In questo bel giorno nel quale puoi tenere nelle tue mani consacrate Cristo Salvatore e nel quale si apre daVanti a te un ampio cammino per l'apostolato più profondo, ti lascio questo modesto regalo di valore materiale molto basso, ma di valore spirituale molto alto». Ai salesiani non può non ricordare Mamma Margherita.
«I miei genitori si conobbero a Messa nel 1934, all'oratorio salesiano di San Antonio, nel quartiere di Almagro a Buenos Aires» racconta papa Francesco.


«Ha un affetto speciale per l'Ausiliatrice»
Nello stesso quartiere, la parrocchia "San Carlos" e Basilica di Maria Ausiliatrice, a Buenos Aires, era già nota per aver avuto tra i suoi parrocchiani il celeberrimo cantante di tango Carlos Gardel e il beato Zeffirino Namuncurá, che qui fece la Prima Comunione. Adesso la gente si mette in fila per toccare il battistero dove il giorno di Natale del 1936 fu battezzato Jorge Mario Bergoglio.
"Qui si può dire che è nato alla fede", afferma il parroco della basilica, il sacerdote salesiano José Repovz. Lo stesso cardinale è venuto qui spesso. Anche poco prima di partire per il conclave. Nella ricorrenza del settantesimo del suo Battesimo, fu collocato in chiesa un quadro con la copia del suo atto di Battesimo. Vi si può leggere che Jorge Mario, figlio di Mario Bergoglio e Regina Sivori, fu battezzato dal padre salesiano Enrique Pozzoli, che in seguito divenne il suo direttore spirituale.
Jorge Mario Bergoglio frequentò poi la sesta elementare nella scuola salesiana Don Bosco a Ramos Mejía.
Don Bosco in persona aveva benedetto l'immagine dell'Ausiliatrice della parrocchia, di qui la devozione particolare di Jorge per la Madonna di don Bosco, per cui non ha mai mancato di presiedere la celebrazione della festa patronale, ogni 24 maggio.
Non era l'unico appuntamento con l'Ausiliatrice. Ogni tanto, monsignor Bergoglio faceva una scappata nella Basilica in metropolitana o in bus per farsi una chiacchierata con la Madonna.
Racconta don Repovz che il cardinale appariva nelle ore non frequentate dai fedeli, saliva nella cappella in alto di questa imponente e magnifica chiesa, si inginocchiava in un banco nascosto da un pilastro e lì, ai piedi della statua benedetta da don Bosco, pregava a lungo.
«Ha un affetto speciale per l'Ausiliatrice» continua il parroco «e anche per la vicina cappella di sant'Antonio, dove nel 1908, grazie al sacerdote salesiano Lorenzo Massa, nacque quella che oggi è la squadra di calcio del San Lorenzo de Almagro, della quale il Papa è socio e tifoso.
Fu proprio Bergoglio che alla celebrazione del centenario della squadra e del club chiese alle autorità di non togliere mai l'Ausiliatrice dall'istituzione, i cui colori, rosso e azzurro, erano stati ispirati dal manto e dalla veste della Madonna.
«Quando è stato eletto Papa, qui la gente che già lo amava è diventata pazza di gioia» dice don Repovz.
Don Fabián García, già Ispettore di Buenos Aires, ricorda che Francesco I è lo stesso cardinal Bergoglio che quando era arcivescovo di Buenos Aires e lo chiamavi in Curia per chiedere un appuntamento, si faceva passare direttamente la chiamata dal centralino e non ti diceva quando avrebbe potuto riceverti, ma: "Quando puoi venire?".
Lo stesso che ogni volta che concludeva un qualsiasi tipo di incontro, che fosse formale o informale, sempre diceva: "prega per me".
Lo stesso che, al termine di una Festa Patronale da lui presieduta in una nostra parrocchia, incontrato alla fermata dell'autobus mentre tornavo in auto alla Casa ispettoriale, alla proposta di un passaggio ha risposto: "Grazie, ma vado sempre in autobus o in metropolitana".
Lo stesso che viveva molto austeramente in Curia, senza automobile, senza protocollo e con molta semplicità.


Gli unici ragazzi in San Pietro
Lo stesso che abbiamo incontrato mentre accompagnavo uno dei nostri superiori in visita nel centro storico di Buenos Aires, che camminava per strada, vestito semplicemente con abito scuro e camicia e che al nostro saluto ha risposto: "Sono venuto a sostituire un parroco che è malato".
Lo stesso che nel prologo di uno dei suoi libri (Meditazioni per i Religiosi), che raccoglieva alcune riflessioni di quando era Provinciale dei Gesuiti in Argentina, ha scritto: "E trattandosi di meditazioni religiose, la principale collaborazione è sorta dall'esempio di tanti nostri fratelli che hanno avuto una forte influenza nella mia vita, voglio citare qui l'esempio di servizio ecclesiale e di consacrazione religiosa di don Enrico Pozzoli, salesiano".
Lo stesso che esprimeva la sua simpatia per la squadra di calcio del "San Lorenzo de Almagro", fondata dal salesiano don Lorenzo Massa. Lo stesso che con la medesima semplicità sapeva darti un consiglio, aiutarti in una situazione di governo o raccontare una barzelletta e farti ridere. Lo stesso che voleva sempre venire a presiedere la festa di Maria Ausiliatrice, ama don Bosco ed è molto devoto al beato Artemide Zatti.
Lo stesso che ha celebrato con grande gioia la beatificazione di Zeffirino Namuncurá, presiedendo la Processione, la Santa Messa e altre celebrazioni. E in quell'occasione disse: «Chi entra nella Basilica Vaticana può vedere in alto, nell'ultima nicchia a destra della navata centrale, una grande statua di san Giovanni Bosco, che indica l'altare e la tomba di san Pietro. Accanto a lui stanno due giovani, uno dalle fattezze europee e l'altro con i tipici tratti somatici della gente sudamericana. È evidente il riferimento ai due giovani santi: Domenico Savio e Zeffirino Namuncurá. È l'unica raffigurazione di ragazzi presente nella Basilica Vaticana. Rimane così, fissato nel marmo, nel cuore della cristianità, l'esempio della santità giovanile, e insieme rimane fissata la perenne validità delle intuizioni pedagogiche di don Bosco: in un secolo e mezzo, in Patagonia, come in Italia e in tante altre parti del mondo, il sistema preventivo ha maturato frutti quasi insperati, ha formato eroi e santi».

IL CREDO DEL CARDINALE BERGOGLIO

Conserva gelosamente un foglio scolorito dal tempo con una sentita professione di fede, scritta «in un momento di grande intensità spirituale» poco prima di essere ordinato sacerdote, e che oggi tornerebbe a firmare.
Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo Spinto nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così nel regno della vita eterna.
Credo nella mia storia, permeata dallo sguardo benevolo di Dio, che nel primo giorno di primavera, il 21 settembre, mi è venuto incontro e mi ha invitato a seguirlo.
Credo nel mio dolore, infecondo per colpa dell'egoismo, in cui mi rifugio.
Credo nella meschinità della mia anima, che vuole prendere senza mai dare... senza mai dare.
Credo che gli altri sono buoni, e che devo amarli senza timore, e senza mai tradirli per cercare una sicurezza per me.
Credo nella vita religiosa.
Credo che voglio amare molto.
Credo nella morte quotidiana, ardente, alla quale sfuggo ma che mi sorride invitandomi ad accettarla.
Credo nella pazienza di Dio, accogliente, dolce come una notte estiva.
Credo che papà sia in cielo accanto al Signore.
Credo che anche padre Duarte, mio confessore, sia in cielo, a intercedere per il mio sacerdozio.
Credo in Maria, mia madre, che mi ama e non mi lascerà mai solo.
E attendo la sorpresa di ogni giorno in cui si manifesterà l'amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all'incontro definitivo con quel viso, meraviglioso che non so come sia, che sfuggo in continuazione, ma che voglio conoscere e amare. Amen.

I PRIMI DIECI SEGNI CHE HANNO INCANTATO IL MONDO

Le prime ore del pontificato di papa Francesco sono state contrassegnate da una serie di gesti e di parole che manifestano il personalissimo stile del nuovo Papa. E stanno facendo capire che cosa significhi oggi confessare Gesù Cristo.
Francesco Eletto successore di Pietro, Jorge Mario Bergoglio ha avuto l'audacia di scegliere un nome che nessun Papa aveva ancora portato. L'ultimo a farlo era stato papa Landone nel 913. Per il primo Papa sud americano, il nome Francesco ha la forza di parlare direttamente al cuore degli italiani: la folla di Piazza San Pietro ha esultato sentendo l'annuncio del suo nome, più che sentendo chi era il cardinale eletto, allora ancora poco conosciuto.
Pietro Francesco è il poverello di Assisi, ma è anche il santo che ha ascoltato l'appello di Gesù a "ricostruire la chiesa in rovina". Nella prima omelia nella cappella Sistina, giovedì 14 marzo, il nuovo Papa ha insistito sull'importanza di riparare e costruire. Ora è divenuto lui stesso "Pietro", per la missione di ricostruire la Chiesa in questo momento difficile.
Cammino È una delle prime parole che ha pronunciato quando è apparso sulla loggia di San Pietro, il mercoledì sera: «Incominciamo un cammino». È anche uno dei tre termini sui quali ha insistito nella sua prima omelia: camminare, edificare, confessare. Il Papa precisa il "movimento" in queste tre azioni. C'è anche continuità con Benedetto XVI che nella sua ultima apparizione pubblica ha dichiarato di ridiventare un "semplice pellegrino":
Vicinanza I servizi di sicurezza della Città del Vaticano avranno qualche difficoltà ad adattarsi allo stile di un Papa che è abituato a viaggiare per conto suo sui mezzi pubblici. Le prime parole che ha rivolto alla gente sono state un cordiale "Buona sera". E in un attimo l'intera piazza San Pietro ha amato il suo Papa. Qualche minuto più tardi, dopo la benedizione, ha reclamato il microfono per augurare semplicemente "buona notte e buon riposo" ai fedeli.
Croce Rinunciando alla croce d'oro preparata per la sua elezione, papa Francesco ha deliberatamente scelto di conservare la croce pettorale di ferro che portava come arcivescovo di Buenos Aires. In questo modo ha sottolineato che resta il vescovo che era, anche se ora ha la missione di Papa.
Semplicità Senza la mozzetta (la mantellina rossa orlata di ermellino bianco portata dai papi) si è presentato alla gente vestito semplicemente della talare bianca. Non ha voluto le scarpe rosse preparate per il Pontefice, ma ha tenuto le sue vecchie scarpe nere. Soltanto per la benedizione ha indossato la stola ricamata e l'ha posata subito dopo, per distinguere la funzione liturgica dal resto della presentazione pubblica.
Roma Per tutta la durata della sua prima apparizione, Francesco non ha pronunciato mai la parola "papa". Si è presentato come vescovo di Roma, precisando che il ruolo di Roma non è quello di dirigere la Chiesa ma di "presiedere nella carità".
Servizio L'immagine di un Papa che prima di benedire la folla si inginocchia davanti alla gente affinché preghi per lui e lo benedica, in un silenzio impressionante per la profondità, resterà come simbolo di forza straordinaria. Prima di lasciare un messaggio, ha fatto pregare l'assemblea; prima di benedirla, le ha chiesto di accodarle la sua benedizione. Nei due casi, Francesco ha fatto passare la sua persona in secondo piano: ha dato la priorità a Dio, ha salutato il suo predecessore e si è inchinato davanti ai fedeli. In questo modo ha ricordato a tutti che il ruolo del Papa è prima di tutto essere "servo dei servi di Dio".
Umiltà Dal momento della sua elezione, papa Francesco non ha fatto altro che moltiplicare gesti di semplicità, manifestando ostentatamente di non voler essere trattato diversamente dagli altri cardinali, che continua a chiamare "miei fratelli". È rientrato con loro sul minibus, è andato a pagare il conto dell'hotel, è andato ad abitare nella pensione dove risiedono altri vescovi.
Fraternità È un'altra delle parole che ha pronunciato nella sua prima apparizione: «Cominciamo un cammino di fraternità, vescovo e popolo». Con un gesto che significava che l'uno e l'altro avrebbero camminato tenendosi per mano. Estese la sua benedizione ai fedeli di Roma e del mondo intero, ma anche «a tutti gli uomini e le donne di buona volontà».