I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

Note sulle note

 di Lorenzo Angelini

ERCOLE

Ammettere i propri limiti, la propria debolezza, a volte, può essere un grande segno di forza.

 

Piervincenzo Cortese, romano, trentaduenne, si dota di look da intellettuale esistenzialista e comprime il suo nome nel più galante e stilnovista Pier Cortese; si fa conoscere con il brano Souvenir che, grazie alla freschezza della melodia e dell’arrangiamento, è costantemente nella play list di radio e TV specializzate durante l’estate del 2005. In seguito, minor notorietà raccolgono l’album Contraddizioni del 2006 e il brano Non ho tempo con cui partecipa alla categoria giovani del Festival di Sanremo del 2007, venendo peraltro eliminato dopo la prima serata.

Nel mentre, Pier fa anche il conduttore televisivo in Stelle e Padelle, programma trasmesso da alcuni  network musicali, in cui, con fare cordiale e tanta ironia, si autoinvita a cena a casa di noti cantanti e, una volta a tavola, conversa amabilmente della loro produzione artistica consumando intingoli il più delle volte cucinati insieme.

 

Nell’estate scorsa giunge il singolo Grazie che raccoglie consensi elevati e traina a dovere l’album Nonostante tutto continuiamo a giocare a calcetto. I testi delle canzoni perdono un po’ dell’ironia dei lavori precedenti ma acquistano in profondità: si parla dello smarrimento che genera la contemporaneità e della difficoltà di mantenere fiducia nella vita; solo evitando il conformismo e riconoscendo i propri errori si può sradicare la paura del domani e affrontare il quotidiano con ottimismo. Le melodie vivaci contrastano con la “pesantezza” degli arrangiamenti, curati all’estremo ma farciti di suoni elettrici ed elettronici, di archi graffianti, di voci sintetiche. Anche laddove l’andamento è più pacato viene a galla una melanconia inquieta e, a tratti, indisponente.

È il caso di questa Ercole, una sorta di valzer dolente e indolente, le cui parole evidenziano l’ansia “da prestazione” che caratterizza i tempi correnti: la necessità di stare sempre oltre il limite, di primeggiare, di aggredire persone e situazioni con forza e autorità pena lo scomparire, l’essere messo al bando, fuori gioco, additato come infimo. La melodia si muove quasi svogliata, tra pause compiaciute e sapienti cambi di registro, sopra un’armonia ricca ma ben quadrata ed un arrangiamento che si intensifica mano a mano. Tutto sembrerebbe preparare un moto di ribellione o una crisi di sconforto che però non arrivano mai. Si sceglie di non mascherare la fragilità con l’aggressività ma di accettarsi per quello che si è, piccoli e bisognosi degli altri. Solo così si può dire con serenità: “domani passerà”

Ercole, di Pier Cortese

Oggi non è un gran giorno e capita che la mente è scarica / che il lavoro agita

Ecco perché penso che sia stupido sentirsi deboli

Specie se gli altri ti conoscono come forte e intrepido / come Hulk l’incredibile

Ma ad essere sincero io volevo dirtelo

Che ogni tanto anch’io / mi sento piccolo anch’io

Che non sono Ercole / anch’io mi sento debole

 

Oggi non è un gran giorno e grandina sulla mia serenità / e nessuna novità

Cerco di sembrare libero ma sono in bilico

E a volte capita sai non sono bionico / e nemmeno Jeeg Robot

Ma ad essere sincero io volevo dirtelo

Che ogni tanto anch’io / mi sento piccolo anch’io

Che non sono Ercole

Che ruggisco solamente per difendermi

Che se rido io lo faccio per nascondere / che non sono sempre in grado di resistere

 

Che ogni tanto anch’io / mi sento fragile anch’io

Che non sono Ercole

E domani passerà