I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

ATTUALITA’

di Antonio Giannasca

 

Continua l’articolo iniziato nel numero precedente sulla  

GENERAZIONE DIGITALE, scuola e…(2)

La “generazione digitale” sembra padroneggiare in maniera disinvolta le nuove tecnologie ma forse corre il rischio di subire il fascino spersonalizzante di queste ultime. E le nostre istituzioni scolastiche sono in grado di affrontare il problema?

 

Come la scuola si pone il problema della didattica dell’insegnamento nel periodo dei nuovi (o dei nuovissimi) media?[1] Come la scuola recepisce gli input che vengono da questi nuovi comportamenti sociali della “generazione digitale”? Come viene affrontato il problema dell’educazione all’utilizzo dei nuovi media?  Ebbene, la scuola è dagli anni 80 che “si diverte” a rincorrere ciclicamente una riforma dopo l’altra: Progetto ’92, Riforma Berlinguer, Riforma Moratti, e ora Riforma Gelmini[2]… queste riorganizzazioni hanno sempre fatto grandi promesse (ricordiamo le tre “i”: inglese, impresa, informatica, proclamate a gran voce di recente) senza fare in realtà che poche cose, e sembra che la qualità del “prodotto formativo” non sia in progresso rispetto agli altri Paesi dell’UE. Questo si riflette ovviamente anche sul fronte dell’educazione ai media.

 

UNO SFOGO

A questo proposito abbiamo voluto raccogliere lo sfogo di un’insegnante di lingue (titolare di cattedra per concorso). Ne ha per tutti, alunni, genitori, presidi e colleghi: “[…] molti professori entrati con i “concorsifici” degli anni ’80, reclutati senza delle selezioni vere e proprie, senza concorsi abilitanti, […] sai in quel periodo si aveva bisogno di professori, […] ora con le nuove norme i presidi sono diventati dirigenti scolastici, di quello che avviene nella classe non interessa nulla, si occupano dell’azienda scuola, pensano ai bilanci ed alle sovvenzioni, della didattica non interessa a nessuno. […] ora la società è cambiata, i genitori vogliono sindacare sui nostri metodi didattici, dicono che i figli hanno sempre ragione, ed è molto più comodo non avere rogne. […] negli anni ’90 poi ci sono stati i concorsi basati sulla preparazione - da una parte - e poi sull’altro canale[3]…si entrava per titoli e… giù abilitazioni distribuite a piene mani. […] poi sono venute le SSIS:[4], sborsavi una bella cifra… e diventavi professore abilitato […] ma chi fa adesso il sondaggio sulla preparazione degli insegnanti…? […] e gli studenti? Gratta il primo strato tecnologico e non trovi nulla, quando eravamo noi a scuola si studiava di più, ma se non c’è una buona dose di sano nozionismo come si fa?… Pensa che adesso vogliono addirittura togliere anche il latino…”.

 

BUONISMO SÌ BUONISMO NO

Esagerazioni? Forse sì, forse no. Ovviamente è l’opinione di una persona, è bene precisarlo, ma non è la sola a pensarla così. Dagli anni ’80 in poi, la scuola, ha mostrato un buonismo eccessivo e non è difficile convincersene: ”Prof, dài, vogliamo rimandarlo con una sola materia? Via… diamogli un incoraggiamento!”. Non ditemi che questa non sia una tipica sceneggiata da fine anno che si consumava, e forse si consuma ancora, in sala scrutini. È vero, purtroppo, che la scuola non qualifica i suoi insegnanti all’educazione ai media. In effetti, spesso gli studenti sono più ferrati dei loro insegnanti sull’uso dei nuovi media, specialmente del PC e del cellulare (non parliamo poi del iPod). Essi riescono, per esempio, con impressionante velocità e tempismo a riprendere delle scene con il loro cellulare di ultima generazione (forse compratogli troppo presto dai genitori) e a metterle su YouTube; e non si tratta solo di scene innocue sulla gita di classe. Non di rado sono episodi che poi con troppa nonchalance i media chiamano “scene di bullismo”. Perfino i ragazzini ormai sanno penetrare con invidiabile disinvoltura nel web, tanto che qualcuno di loro, meno scaltro e più indifeso, sovente entra in contatto con persone “strane” che con la scusa di offrire “cyber-caramelle”, fanno poi loro del male (non tanto cyber). Non è retorica: la cronaca giudiziaria è piena di casi del genere. I nostri giovani, dunque, interagiscono senza problemi con i mondi virtuali creati dal computer (Second Life[5] è uno di questi) tramite il proprio avatar, il nuovo sé virtuale che hanno creato secondo i propri gusti e desideri: bello, ricco, sciupafemmine, come sognano di essere nella vita reale. Ma poi si rendono conto che è tutta una buggeratura… ed ecco la cyber/frustrazione. Qualcuno dice che può generare dei comportamenti spersonalizzanti, al limite della schizofrenia. C’è da credergli.

 

EDUCATORI PREPARATI

La facile interazione con il cyberspazio e il basso costo delle esperienze che ivi si possono fare, virtuali quanto si voglia e spesso spersonalizzanti, fanno in modo che sia troppo facile e appetibile per i ragazzi di oggi tuffarsi senza adeguate difese in questo nuovo mondo per provare sensazioni ed emozioni mai provate. Professori ed educatori riusciranno a reggere il passo?  E poi, per quale ragione io, professore di storia o di italiano, precario e mal pagato, mi devo sobbarcare a un corso di aggiornamento (sempre ammesso che ci sia) sul “corretto utilizzo educativo dei social network nella e-scuola 2.0” [6]? Social network, parola di cui non sono sicuro nemmeno del significato… Ah, aspetta! Forse l’altro giorno hanno fatto uno speciale TG2 su Facebobk. Mah! Chi mi dice che è corretto l’utilizzo che propongono? Il preside? Magari quello stesso che mi chiedeva di promuovere lo studente che avevo portato con 4 agli scrutini? Oppure gli “esperti del Ministero”?                                                 (continua)



[1] Nonostante che il concetto di “nuovi media” sia connesso con i mezzi di comunicazione che usano un codice di rappresentazione digitale (una foto “scannerizzata”, una pagina web, una trasmissione televisiva tramite il digitale terrestre o un cellulare di ultima generazione) tutti i media digitalizzati che continuano ad emergere dalla mediamorfosi dei “vecchi media” e dalle dinamiche conflittuali del mercato possono essere chiamati “nuovissimi”, perché “più nuovi” dei precedenti.

[2] In realtà la riforma è stata iniziata dal precedente ministro della P.I.  Giuseppe Fioroni.

[3]Negli anni ’90 i metodi di reclutamento e di immissione in ruolo dei docenti prevedevano un canale ufficiale (si entrava di ruolo per concorso, quando - e se - questi venivano indetti) e un “secondo canale” appunto (si entrava di ruolo per titoli).

[4] SSIS: Scuola Specializzazione Istruzione Secondaria, in pratica dei corsi abilitanti, per docenti di scuole secondarie, tenuti presso università e altri enti regionali, che danno diritto a punteggi e crediti, finalizzati all’immissione in ruolo.

[5]Antonio GIANNASCA, “Second Life: una seconda vita o un’occasione perduta?” in Bollettino Salesiano, settembre 2008 (1), dicembre 2008 (2), marzo 2009 (3)

[6] Ovviamente è un titolo inventato