I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

RIBALTA GIOVANI

Alessandra Mastrodonato 

STRADA FACENDO

Trovare la propria strada, mettersi in cammino, uscendo da se stessi: è a questo che anela ogni uomo.

 

Il desiderio di metterci per strada e l’urgenza di cercare quella che fa per noi, sembrano risuonare più forti nelle orecchie di noi giovani, soprattutto in corrispondenza degli snodi più delicati del nostro percorso di crescita, che ci pongono di fronte a bivi e/o scalate apparentemente fuori dalla nostra portata. Cercare la strada, infatti, non è sempre facile e indolore, e spesso vuol dire sbagliarsi, perdere le tracce, ritrovarsi ormai senza punti di riferimento. Ed è proprio questa paura di perderci, di smarrirci lungo la strada che a volte ci frena, impedendoci di prendere il largo… Del resto, a chi non è mai capitato, nell’imboccare una strada mai percorsa prima, di provare un’istintiva paura, un senso di ansia e di sgomento che ci deriva dalla percezione dell’ignoto?  In quei momenti ci sembra di avvertire con maggiore lucidità la nostra piccolezza, il senso del limite, e tutto ci appare difficile e pericoloso. Ma poi, non appena iniziamo a camminare, non appena la strada comincia a snodarsi sotto i nostri passi, ci accorgiamo che, come la nebbia del mattino, la paura adagio adagio si dilegua. Ed è allora che cominciamo a guardarci intorno, a godere del paesaggio che ci circonda, ad aprirci allo stupore e alla contemplazione.

 

Gandhi amava dire che “non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare a tentoni la propria strada e seguirla coraggiosamente consiste la vera libertà”, e ancora più audace è Baden-Powell: “Quando la strada non c’è, inventala!”.

Certo, inventare la strada comporta dei rischi, impone fatica, richiede che ci mettiamo in gioco completamente e senza riserve, ma non dobbiamo dimenticare che il rischio è la condizione della libertà.

E, del resto, anche quando abbiamo scelto il sentiero da percorrere, la strada non è mai priva di ostacoli. Incontreremo salite, fossi e dirupi e la stanchezza diventerà l’immancabile compagna del nostro andare; ma è proprio quando la strada diventa pesante, quando si mette a piovere, quando lo zaino comincia a pesarci sulle spalle, che impariamo la difficile arte della perseveranza, dell’andare fino in fondo, scoprendo in noi stessi risorse e capacità forse impensate. La strada ci educa alla fatica, all’impegno e alla costanza.

 

C’è poi un altro aspetto della strada che ci affascina e ne fa una metafora del nostro percorso di vita: quando si cammina per strada si incontra sempre qualcuno. Persino in montagna, anche se per ore si resta soli e l’unico dialogo è con se stessi e con la propria ombra, prima o poi c’è sempre un incontro. E il camminare con gli altri rende tutto più difficile. Spesso i compagni di viaggio ti costringono a rallentare, a fermarti per aspettarli oppure, al contrario, ti obbligano ad affrettare il passo per stargli dietro. Sei costretto ad adeguare la tua andatura alla loro e talvolta nascono malintesi o divergenze circa la direzione da prendere o il sentiero da seguire. La strada, insomma, “ci mette allo sbaraglio con il nostro prossimo”. Ma, al tempo stesso, quando camminiamo insieme agli altri, sperimentiamo la gioia di condividere con loro la fatica dell’andare e l’entusiasmo del procedere insieme verso un traguardo comune; abbiamo qualcuno con cui ammirare la bellezza del paesaggio e con cui chiacchierare lungo il cammino per rendere la strada più piacevole. Ed è proprio questo che rende vario e gioioso il percorso (e la nostra vita)! La cosa più importante, allora, è che impariamo a non andare avanti per inerzia, ma ad amare la strada che stiamo percorrendo; potrà essere più o meno tortuosa, più o meno gratificante, ma quel che conta è apprezzarla perché appartiene a ciascuno di noi e copre esattamente la distanza che separa la giovinezza dalla maturità.