I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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P. JAVIER DE NICOLO’

Da 58 anni in Colombia tra i “niños de la calle” . E’ italiano di Bari, oratoriano del Redentore. Ha fatto il tirocinio a Baranquilla. Si definisce un salesiano itinerante.

 

Don, qualcuno ti ha definito un salesiano itinerante. Perché?

Mi definisco così anch’io… perché per 40 anni ho continuato a passare da un posto all’altro. Ho fondato molti centri in tutta la Colombia per recuperare i ragazzi di strada. Mi ero accorto che erano troppi e troppo abbandonati.

 

 Hai trovato molte difficoltà nel tuo lavoro?

Alche che! Però è normale. I confratelli mi consideravano un po’ strambo, perché gli riempivo la casa di monelli di strada e quelli facevano il diavolo a quattro! Beh, i poveri salesiani avevano anche ragione a lamentarsi, non riuscivano ad avere più un minuto di pace, e poi i “casini” che combinavano i ragazzi…

 

Quali sono i problemi più gravi che hai attualmente?

Quelli di sempre, le risorse economiche… E poi trovare lavoro per i ragazzi dei centri, convincerli a uscire dalla droga, farli diventare disciplinati, puliti...

 

Ti è mai capitato qualche episodio particolare con loro?

Tanti! Te ne racconto solo uno. Una volta ho fatto come Don Bosco. Sono entrato in conflitto, diciamo, educativo con il direttore di un carcere: lui diceva che per quei delinquentelli non c’era altro che la frusta, io dicevo che con il sistema preventivo… A corti discorsi l’ho sfidato: “Dammi 30 dei più discoli, io li porto al mare per una giornata e stasera te li riporto”. Me li ha concessi. E… li ho riportati tutti. E’ rimasto a bocca aperta. Da allora ho avuto più aiuti dal Governo.

 

Come mai questa situazione di degrado giovanile in Colombia?

Per l’eccesisva disoccupazione e la conseguente povertà. Si sfasciano le famiglie e comincia il disastro. C’è molta violenza tra le mura domestiche, e i ragazzi preferiscono fuggire e si ritrovano in bande per la strada, con tutto quel che segue.

 

Quanti ragazzi raccolgono complessivamente i tuoi centri?

Più di 15 mila. Per novemila di loro mi aiuta il Governo, per gli altri sei o settemila i privati: tutti i giorni quindicimila pranzi come dire quindicimila Euro. Ma la cosa più importante è trovar loro lavoro: se non c’è lavoro non c’è nulla da fare. Abbiamo laboratori di ceramica, facciamo vetrate, disegni su tessuti, scuola di musica… Abbiamo 230 fra officine e laboratori d’arte. Insomma ci diamo da fare in tutti i modi nei nostri 90 centri.Tel. 00-57-315.643.81.87;direc78@etb.net.co