I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

a cura di Enrico dal Covolo

 

SOLLEVATA DALL’ANGUSTIA

Ho subito un intervento chirurgico al cervello, per tumore benigno, dopo essere stata ricoverata in ospedale per tre mesi. Durante la degenza, il mio pensiero era per mio figlio Giuseppe, non sposato, che vive con me. Ho altri due figli: uno ingegnere, l’altro avvocato. Ormai prossima a essere dimessa dall’ospedale, pensavo: ”Come farò, appena tornata a casa, se non ho un aiuto domestico?”. Con questa preoccupazione mi sono rivolta a Mamma Margherita, che essendo madre di san Giovanni Bosco - di cui sono molto devota - mi avrebbe aiutato. Una mattina, mentre ero in corridoio, fui avvicinata da una donna  addetta alle pulizie, la quale mi chiese con bel garbo se avevo bisogno di un aiuto casalingo, poiché la sua sorella rumena era in cerca di lavoro. Immediatamente mi venne spontanea un’esclamazione di felice sorpresa che non potei trattenere (se ne accorsero meravigliati alcuni degenti, che si volsero verso di me): “Grazie, Mamma Margherita e san Giovanni Bosco!”. Ora quella persona lavora a casa mia e mi è di grande aiuto.

Prunotto Gemma, Alba CN

IL SEME INVISIBILE

T. Namprahat, un operaio che lavora da 13 anni nella scuola di Pra Me Mari a Bangkok, opera dell’Istituto fondato da don Carlo Della Torre, il 25 marzo 2000 è stato ricoverato all’ospedale a causa di difficoltà respiratorie. Addormentatosi mentre stava masticando semi di frutta, si sentì improvvisamente mancare il respiro. Esaminato parecchie volte dai dottori con i raggi X, non gli fu trovato nulla. Intanto venne a visitarlo una suora dell’Istituto fondato da don Della Torre e gli raccomandò di chiedere l’aiuto del Servo di Dio. Lo fece con devozione, poi si addormentò. Non molto tempo dopo, si svegliò a causa di forti colpi di tosse che gli fecero eruttare sangue dalla gola. Dopo attento esame, il dottore riscontrò che tra il sangue versato sul pavimento c’era un seme. Sorpreso e perplesso, dichiarò che si trattava di una cosa straordinaria, perché questo seme non era apparso ai raggi X. Praticata un’altra radiografia e non riscontrando nulla di anormale, il dottore dimise dall’ospedale il paziente.

T. Namprahat, Bangkok  (Thailandia)

FRECCIA NELL’OCCHIO

Tolojanahary Eric Aliocha, 10 anni di età, era degente all’ospedale civile di Mahajanga (Madagascar). Colpito all’occhio da una freccia, non poteva vedere nulla. Vicino al suo letto c’era Fanamby, un bimbo di 6 anni, con un tumore alla cavità dell’occhio sinistro. Era assistito solo dal nonno, poiché la mamma, era impegnata ad allattare un piccolo di 7 mesi. Non potendo il nonno pagare i medici, ma solo la degenza e l’ospedale, questi  non si erano curati del bimbo. Allora la signora Razanamahefa Haingo Lalao Lylvie Hélèna, di 33 anni, mamma di Eric Aliocha, ha cominciato a interessarsi di Fanamby, parlandone con la direttrice di una comunità di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, presso la cui scuola lei lavora. Eric Aliocha sta facendo  delle cure chemioterapiche in un ospedale della capitale. Scongiurata l’operazione, cioè l’asportazione dell’occhio, tante persone ora sono state interessate a pregare Don Bosco per Fanamby, sostenute dalla stessa fiducia che nutre mamma Haingo: “Penso che il Signore abbia permesso che mio figlio venisse ferito e ricoverato all’ospedale, perché il piccolo Fanamby guarisca dal suo tumore”. La fede di questa mamma è già stata premiata, come lei stessa ha dichiarato e sottoscritto: “Testimonio che un occhio di mio figlio Tolojanahary Eric Aliocha, che era stato colpito da una freccia e che non poteva vedere niente, è ora guarito, grazie alla mia preghiera a Don Bosco e a Maria Ausiliatrice dei cristiani e alla benedizione di Dio. Egli sta ancora continuando il trattamento. Sia benedetto Dio solo”.

 Haingo Hélèna, Mahajanga (Madagascar)

NON AVER PAURA

Tuoim N.  il 31 marzo 2000, a Bangkok, stava lavorando intorno alla statua di don Carlo Della Torre, situata davanti alla Casa Madre dell’istituto fondato da questo stesso sacerdote. All’improvviso si sentì girare la testa e un gran calore in corpo. Soffrendo di disturbi al cuore, il suo dottore gli aveva consigliato di tenere sempre con sé delle pastiglie da mettere, all’occorrenza, sotto la lingua. Per sfortuna quel giorno s’era dimenticato di portarle con sé. Mentre cercava di chiedere aiuto a un operaio che lavorava vicino a lui, svenne. Qualche tempo dopo si svegliò nella camera dell’ospedale. Il dottore gli disse che dall’esame praticatogli risultava bloccato qualche capillare  sanguigno del cervello. Di conseguenza erano paralizzati gli arti della parte sinistra del corpo. Mentre era ricoverato in ospedale, quest’uomo sognò di vedere Don Carlo Della Torre vicino al suo letto, vestito di nero, con in mano la foglia di un albero (della cui specie non aveva la minima idea) che gli diceva: “Non aver paura; mangia questa foglia, e fra due o tre giorni sarai guarito”. Egli, sempre in sogno, mangiò quella foglia, mentre il sacerdote si avviava lentamente verso la porta della camera. Proprio in quel momento si svegliò. Trascorsi tre giorni da quel sogno riuscì a muovere mani e piedi autonomamente, senza l’aiuto di nessuno. Ciò sorprese gli infermieri che gli chiesero come riuscisse da solo. Rispose semplicemente che neppure lui lo sapeva. Il quarto giorno si sentì quasi guarito e il quinto si sentì  del tutto a posto. Il dottore gli raccomandò di restare in ospedale qualche giorno in più, ma egli rifiutò, dicendo che si sentiva benissimo. Allora il dottore lo lasciò fare, mentre gli assicurava che la sua guarigione era un fatto straordinario dal punto di vista medico. Restava inoltre il fatto che se fosse giunto in ospedale 10 minuti dopo, avrebbe certamente messo a rischio la sua vita.

Tuoim N., Bangkok

GRAVIDANZA COMPLICATA

Mi chiamo Valeria: nel 1998 ho avuto un bellissimo bambino di nome Paolo, che ha sempre desiderato la compagnia di un fratellino o di una sorellina. Purtroppo il 24 maggio la gravidanza tanto attesa e desiderata terminò con un aborto interno. Fui colta quasi dalla disperazione, ma il Signore non mi ha mai abbandonato. Mi confortò tramite le suore F.M.A., che mi parlarono del particolare patrocinio di san Domenico Savio verso le mamme in attesa. Mi diedero l’abitino e il libricino per la novena. Ho subito iniziato a pregare e nel mese di marzo 2005 ho avuto una nuova gravidanza, che si è subito presentata complicata: minacce di aborto, problemi alla tiroide, diabete gravidico… Tuttavia la gravidanza si è conclusa felicemente con la nascita di Marta il 13 dicembre 2005. Non ho mai smesso di recitare la preghiera della mamma in attesa, sia per me, sia per le future mamme. Alla mia preghiera si è aggiunta quella di tutte le suore che mi hanno quotidianamente incoraggiata.

Liberti Valeria, Roma