I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI

di Giovanni Russo  bioeticalab@itst.it

La vita esige ogni cura… qualsiasi vita ha la sua dignità, anche quella animale.

AMMINISTRATORI NON PADRONI

La vita è un dono di Dio, anzi è il dono di Dio in assoluto, sgorgato dal suo infinito amore per l’umanità: un dono che solo Dio può dare e che, quindi, solo Dio può togliere.

 

Dio è Signore della vita, afferma il Libro Sacro: è Lui che fa morire e fa vivere, che ferisce e risana (Dt 32,39). È Lui, dunque, la fonte della vita la quale perciò è solo nelle sue mani e non può essere nelle mani dell’uomo. L’uomo possiede la sua vita in prestito e perciò non ne può disporre come gli pare e piace. Il precetto “Non uccidere” (Es 20,13) sigla una verità immarcescibile: la vita è fuori portata per l’uomo, proviene da una fonte “altra” che supera ogni sua capacità, ogni sua pretesa di disporne. La vita insomma ha un valore assoluto ed è un bene non-a-disposizione dell’uomo, che lo riceve per amministrarlo, curarlo, difenderlo, non altro. Nessuno può arrogarsi il diritto di appropriarsi della vita di un altro. Il severo monito di Dio nella Genesi, dopo l’uccisione di Abele, “Nessuno tocchi Caino”, resta emblematico e supera i millenni.

La vita è un dono da salvaguardareLa vita fisica ha, è utile ribadirlo, un valore assoluto nel senso che è la base di ogni altro valore: non si possono discutere e affermare altri valori se prima non sosteniamo la vita in quanto realtà fisica, bene in sé, indipendente dal valore che altri uomini possono attribuirgli: la vita fisica, infatti, è un bene assoluto nel senso che è un valore che non ammette pluralismo o tolleranza; se si ammettesse un pluralismo, bisognerebbe rispettare alla pari tanto chi stima la vita quanto chi la disprezza, ma questo non consentirebbe alcuna base solida alla convivenza civile, perché dovremmo tollerare sia chi promuove la vita sia chi vuole utilizzarla secondo visioni personali anche di tipo razzista (si pensi al totalitarismo di Hitler, di Stalin o di quanti hanno scelto di distruggere massivamente esseri umani: lungo la storia, purtroppo, non sono mai mancati). Se non si tollerano regimi assolutisti, è perché non si tollerano visioni multiformi sulla dignità della vita umana. Ecco perché questo valore si afferma in maniera perentoria, senza eccezioni, ed esige convergenza.

LA CURA DELLA VITA

La preziosità della vita dell’uomo è indicata dalla scelta di Cristo, morto per portare vita all’uomo (cfr. Rm 5,6). Il credente non può disporre della sua vita e di quella del prossimo a suo uso e consumo. La propria vita è un dono da salvaguardare, curare con la massima diligenza e da restituire a Dio. Anche la vita degli altri è un dono: anch’essa va tutelata e custodita, e infine riconsegnata. Questa indisponibilità della vita a essere manipolata dall’uomo diviene il primo terreno di verifica per valutare la capacità di possedere la certezza “dell’ingresso nella vita” eterna (Mt 19,18; Lc 18,20). Nessuno è padrone e signore della propria vita e tanto meno di quella degli altri: non esiste nessun dominio sulla vita, né alcun vincolo determinato da condizionamenti umani, quali la razza, la lingua, la politica o l’economia (Costa). Di conseguenza, la vita di ogni essere umano, lo ripetiamo per l’ennesima volta, è intangibile e inviolabile. Nessuno può prevaricare o conculcare la vita di un’altra persona, per nessuna ragione, anche quando questa fosse macchiata di gravi crimini. L’inviolabilità si riferisce sia alla vita degli altri come alla propria, per cui, in forza di questo principio non si giustificano a livello etico dal punto di vista oggettivo né l’omicidio, né il suicidio.

Anche la vita fisica è un dono: come tale va custodito e fatto crescere. Abbiamo detto che la vita va curata, per cui l’uomo ha l’obbligo morale di custodire la salute del proprio corpo, evitando comportamenti che possano essergli nocivi. La vita va curata migliorandone le condizioni globali e particolari ed evitando comportanti o situazioni che possano metterla a repentaglio. Per ragione di questo principio non si giustificano interventi troppo onerosi per l’organismo, a meno che non abbiano finalità terapeutica, né sport estremi o pericolosi che possono incidere gravemente sulla vita propria o altrui.

 IL MARTIRIO?

Proprio perché è un valore inviolabile, la vita va anche difesa e promossa, come dicevamo: difesa da eventuali ingiusti aggressori, senza per questo voler direttamente incidere sulla vita dell’aggressore; va difesa particolarmente e con maggior rigore imperativo quando è indifesa e innocente, quando è maltrattata, quando subisce abusi. E la vita va anche promossa, in ogni circostanza, perché nulla è superiore a essa sulla terra, va promossa nella sua qualità, nel suo miglioramento, nel suo rispetto, nel suo valore. E’ doveroso promuovere la vita, creando una cultura dell’accoglienza e della stima.

Un’eventuale “rinuncia” alla vita fisica può avvenire solo per motivi “trascendenti”, ossia quando occorre affermare la preziosità di questo valore, che è in condizioni di grave minaccia. Un martire come Massimiliano Kolbe non ha rinunciato alla vita, ma l’ha affermata ancor di più “donandola”. Alla vita non si può rinunciare, perché si può solo donare. Non si tratta di eccezioni al principio, ma di rafforzamento. Chi offre la sua vita per la vita degli altri sta solo affermando al massimo l’assolutezza di questo principio. Perciò comportamenti come l’omicidio, il suicidio, il genocidio, l’eutanasia, l’aborto, ecc. non sono accettabili in quanto violazione diretta di questo principio.

 

Valori in questione

La vita è il dono di Dio in assoluto: un dono che solo Lui può dare o togliere.

L’uomo è amministratore della sua vita e per tale motivo non ne può disporre a piacimento.

La vita propria è un dono da salvaguardare, curare con la massima diligenza e da restituire a Dio.

Il martire non rinuncia alla vita, ma la afferma ancor di più “donandola”.

 

Confrontiamoci in Gruppo e in Famiglia

Sono convinto che l’unico vero signore assoluto della mia vita è Dio?

La salute e la cura della vita sono un obbligo morale per il cristiano. Che dire del fumo e dell’alcol?

Che cosa faccio per difendere la vita vulnerabile di bambini o anziani?

Sono pronto a donare fino al martirio la mia vita?