I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

di Graziella Curti

Progetti di pace quotidiana in Palestina, terra biblica per eccellenza.

Il passaporto del cuore

 

A Cremisan, una piccola frazione a pochi chilometri da Betlemme,sta la casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice dove bambini e giovani trovano spazio e modo per crescere nonostante i vicini venti di guerra e la presenza,  poco lontano,  di campi profughi palestinesi e di insediamenti israeliani.

 

Presso il centro giovanile delle salesiane ci si interroga sulla situazione del Paese, nonostante la zona sia ancora una delle più tranquille dove i ragazzi possono studiare, giocare, fare attività di ogni tipo. Le suore, infatti, non si sono lasciate scoraggiare dalle cattive previsioni della stampa internazionale o dai fatti  dolorosi che già hanno colpito conoscenti o vicini di territorio. Si sono invece sentite stimolate a creare reti con associazioni, a elaborare progetti di sviluppo per garantire serenità ed educazione attraverso l’assistenza, la scolarizzazione e l’oratorio: spazi e luoghi per crescere e mantenere la capacità di sognare nonostante tutto. Insieme con una dozzina di animatori e animatrici giovani, con l’aiuto di tre insegnanti per la scuola di recupero; con la presenza domenicale di diaconi salesiani che risiedono a Gerusalemme, la casa di Cremisan è diventata un approdo sicuro  e sereno.Cremisan, un gruppo di ragazze dell'oratorio

INSIEME PER…

«Il nostro motto – dicono le sorelle- è Insieme per… L’abbiamo scelto con i ragazzi perché esprime la nostra volontà precisa di collaborazione. Quando cause esterne ci vogliono dividere, è il momento di serrare le fila e tessere reti di solidarietà». Sono tre missionarie italiane e una del Medio Oriente,  piene di energia e di passione per i giovani. Insieme, stanno affrontando la situazione di violenza che dura da tempo e che in quest’ultimo periodo si è più fortemente esasperata. Ci confidano che Samar, una delle animatrici, musulmana, al secondo anno di università, in una “notte nera”in cui, dopo le notizie del telegiornale, non riusciva a dormire, ha scritto una poesia/ preghiera: «che anche loro condividono – aggiungono –   il cui testo è diventato un po’ la voce della nostra comunità. Sono parole che riflettono la nostra vita, ma che dicono anche l’apertura agli altri, a chi soffre più di noi». Eccone alcune: «Posso ascoltare della musica, ma c’è chi sente solo grida di fame, di morte, di dolore, di  fallimento o pianto… Io un rifugio ce l’ho,  mentre ci sono migliaia il cui unico rifugio  sei tu, Dio. Posso godere ogni giorno lo splendore del sole. C’è invece chi dalla finestra non può guardare fuori. Aprici la mente per pensare e giudicare nella giustizia. Hanno bisogno di te i nostri cuori, per non indurirsi dopo ciò che vediamo. Donaci, o Dio, la fede e la speranza che, anche per noi, pace e giustizia un giorno saranno “REALTà”!».

ATTIVITA’

Proprio riflettendo sulla situazione del Paese, che esprime condizionamento e miseria, le religiose si sono messe in contatto con il gruppo Aleimar, una Onlus italiana  che si occupa di adozioni a distanza e sovvenziona opere di sviluppo, e ha organizzato una scuola di recupero per i ragazzi che non riescono a seguire i programmi di normale insegnamento al fine di un loro reinserimento nella struttura ufficiale. Oggi, la scuola è legalmente riconosciuta dal Centro di Educazione palestinese e i risultati sono molto buoni. Hanno pensato pure a un campo estivo e a un’attività per le mamme per garantire loro una piccola, ma costante fonte di guadagno tenendo conto che per gli uomini, a causa della difficile situazione del Paese, ormai da tempo è impossibile trovare un lavoro. Queste attività sono frequentate dalle mamme della zona e da tutti i bambini sia cristiani sia musulmani, e diventano un’opportunità di cammino interreligioso e interculturale. Ma il fiore all’occhiello delle FMA è l’oratorio. Qui si insegna a pensare, a perdonare, a guardare con responsabilità alla vita.

LA PACE È LA NOSTRA PREGHIERA

Ogni anno, a Cremisan, s’inventa un percorso educativo stimolante. La storia de Il piccolo principe ha caratterizzato tutto il 2006. Alla sua scuola, i bambini e i ragazzi hanno imparato che addomesticare, come ha fatto la volpe con il suo piccolo amico, vuol dire creare legami. Hanno pure imparato il valore del tempo.  Nella lentezza sta, spesso, la possibilità di trovare un tesoro. Questa è la convinzione del piccolo principe quando dice al mercante cacciatore di tempo “ se avessi cinquantatré minuti da spendere camminerei adagio adagio verso una fontana”. Valori che vengono mediati dal teatro, dall’espressione corporale, dai canti, dalle immagini, dai giochi di ruolo e che si pongono come alternativa alla violenza, all’odio. C’è pure un  giornalino realizzato dagli stessi ragazzi e intitolato Momenti. In copertina, la foto di un soffione che lascia  volare i suoi petali verso il cielo e sotto una frase che è un po’ la sintesi di un ideale pedagogico risalente a don Bosco «Ogni vittoria nella vita inizia con un sogno». Qui cristiani e musulmani, insieme, riescono a credere e a sognare un futuro diverso per il loro Paese, questo pezzo di terra tanto conteso e dove, “gli uomini hanno deciso che Dio esiste”. Qui si ci si impegna per la pace a ogni costo e pace per tutti.

L’hanno più volte proclamato i giovani che frequentano la casa delle FMA di Cremisan: «Abbiamo imparato ad amare questa benedetta pace, a sforzarci di diffonderla attorno a noi. Non è stato facile all’inizio coglierne il significato vero, ma, grazie al quotidiano incontro formativo durante i campi estivi, e alla nostra assiduità al Centro Giovanile, nonostante le pressioni esterne, siamo arrivate a sperimentarne la bellezza e questo ci ha rese forti e capaci di influire nell’ambiente in cui viviamo, specialmente scuola e famiglia. Davvero la pace è diventata la nostra preghiera, il nostro canto, il nostro quotidiano impegno. Con questo non vogliamo dire di averla già raggiunta, ci vuol ben altro; la pace vera è frutto di tanta fatica e sacrificio, ma con tenacia e insistenza continueremo a ricercarla fino alla sua realizzazione, nonostante le grandi difficoltà in cui viviamo». Senz’altro, alla base di questi pensieri sta la presenza educativa delle sorelle.  Sta  la certezza che quanto è scritto all’entrata della loro casa, presto si compirà: «Verrà un giorno in cui non ci saranno più frontiere, né confini, né barriere. E l’unicopassaporto sarà il Cuore!».