I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

MISSIONI

di Rino Pistellato

Una nazione che ha riconquistato la propria indipendenza nel 1990, dopo il periodo sovietico.

UCRAINA TERRA DI SPERANZA

I salesiani in Ucraina sono “sbarcati” la prima volta nel 1936. Ci restarono per una decina d’anni, finché il regime non li cacciò. Sono poi tornati negli anni Novanta, dopo la caduta dei rossi e oggi gestiscono sette presenze. Alcune vicende  che riguardano i figli di Don Bosco in Ucraina.Il Rettor Maggiore a Lviv con i confratelli

 

Era difficile nasconderla, farla sparire nel nulla, anche perché era una costruzione di notevoli dimensioni. Eppure il regime sovietico сercò di sottrarla, almeno in parte, agli occhi della gente, mediante una barriera di folta vegetazione. Accanto a essa scorre una via molto frequentata in direzione Est della città, zona periferica. Si tratta della chiesa dedicata alla Madonna venerata dalla tradizione orientale con il titolo di Pokrova, corrispondente per noi ad Ausiliatrice.

Fatta costruire tra il 1934-38 dall’Arcivescovo di Leopoli (Lviv), fu affidata ai salesiani polacchi di rito latino, che la ressero fino al 1946. Intanto gli avvenimenti bellici registrarono nel 1944 la ritirata delle truppe tedesche dal territorio ucraino e la ripresa delle zone occupate da parte dell’armata russa. A ricordo della vittoria sul fascismo, davanti alla chiesa venne collocato come trofeo il carro armato sovietico che per primo entrò nella città di Leopoli. Vi rimase fino al 1996.

 

I LIBRI DEL PARTITO

 

Tornando alla nostra chiesa, con la rioccupazione da parte di Mosca, il suo destino era segnato: fu requisita, trasformata in deposito di libri del partito che da qui venivano smistati in tutta la regione. In seguito al crollo del regime (1989), il salesiano don Basilio Sapelak, che lavorava il quel periodo con gli ucraini emigrati in Argentina, ritornato nel 1990 provvisoriamente a Leopoli, chiese all’Arcivescovo di intervenire presso le autorità competenti per ottenere la chiesa, nei cui sotterranei, a partire da quell’anno, qualche sacerdote della città aveva ripreso a celebrare ogni domenica. Nel maggio 1991 un decreto ordinava la restituzione all’autorità religiosa e l’immediato trasferimento degli occupanti in altro luogo.

24 agosto 1991: arriva definitivamente don Basilio Sapelak per prendere possesso della chiesa, affidata dal Rettor Maggiore don Egidio Viganò ai salesiani ucraini di rito greco cattolico.

Non erano finite del tutto le difficoltà; infatti i libri del partito restavano ancora al loro posto e le promesse di trasloco venivano continuamente procrastinate. Stava avvicinandosi una data importante: 14 ottobre, festa patronale. Alcuni fedeli, spazientiti e desiderosi di solennizzare la ricorrenza, entrarono di forza, rimossero pacchi, scaffali, cataste di libri: si poteva così entrare in chiesa.

 

SI RIPARTE

 

14 ottobre 1991: il Vescovo ausiliare benedice le mura, l’altare provvisorio, circondato da sacerdoti, monaci basiliani, studiti, redentoristi e fedeli in quantità, la maggior parte dei quali ammassati fuori della chiesa. Nel ’92 iniziano i lavori di ricostruzione, terminati nel ’95, anno in cui la chiesa è riconsacrata durante una celebrazione che fu vera apoteosi del sacro, nella tipica atmosfera della religiosità orientale, tra spire d’incenso e armonie di struggente dolcezza: è un tripudio di fiori e festoni. I convenuti portano sul vestito una coccarda, i passanti si fermano ad accendere una candela. Una festa che si porta dietro le sofferenze e il sangue dei martiri della repressione bolscevica.

Per i salesiani di rito greco cattolico questa chiesa è come il cuore mariano della loro presenza in Ucraina e centro di irradiazione nel vasto territorio che ha una superficie doppia rispetto all’Italia.

Questa terra sta proseguendo nel suo cammino di ricostruzione a più voci, in una pluralità di orientamenti che si fanno lentamente luce dopo l’oscura uniformità del regime, dopo le truffe dell’ideologia e della gestione dispotica degli oligarchi post-sovietici.

Il lavoro principale è senz’altro quello educativo. “I giovani sono come le rondini, vanno verso la primavera”, diceva un santo laico dei nostri giorni impegnato nella cultura e nella politica.

I salesiani di Ucraina stanno vivendo con i giovani questa migrazione verso la primavera, impegnati sul fronte dell’animazione negli oratori, nei centri giovanili, nella scuola e in quello non meno importante dell’orientamento vocazionale. In poco tempo sono già otto le presenze, con l’obiettivo di spingersi sempre più verso l’est del paese, in gran parte ateo. Lì già opera con eroica testimonianza e grande cuore missionario, l’anziano vescovo salesiano emerito, monsignor Andrij Sapelak, vero pioniere e battistrada in attesa dell’arrivo di confratelli.

 

IL FUTURO

 

L’estate scorsa il rettor maggiore don Pascual Chávez ha visitato, benedetto e incoraggiato il lavoro dei 43 salesiani che già operano sul territorio della nazione.

Ho iniziato raccontando la vicenda della nostra chiesa: chiesa che rinasce è per noi segno dell’uomo che rinasce sotto il patrocinio della nostra Pokrova-Ausiliatrice.

Sono stato di recente a un concerto di ragazzi cantori: è stato ammirevole per la suggestione delle voci dal biancore supremo di cristallo e per quegli acuti simili a guglie dorate di suono. Bastava chiudere gli occhi ed era subito un angelo che splendeva. Capolavoro dell’educazione, l’arte per eccellenza, che fa fiorire la vita in tutte le sue qualità più belle. Proprio quello che faceva e vuole fare qui da noi in Ucraina Don Bosco, quel grande profeta di speranza educativa.