I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHIESA

di Silvano Stracca

QUO VADIS EUROPA? (8)

L’ECLISSI DI DIO NEL VECCHIO CONTINENTE.

“Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato.Dio ci è d’intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato” (Benedetto XVI).

Avete sentito di quel folle uomo...Ricordate Friedrich Nietzsche? Ricordate la famosa pagina del pensatoretedesco che inizia con questa frase: “Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: cerco Dio… cerco Dio?. E ricordate pure, sicuramente, l’agnosticismo banale e plebeo degli uomini che al mercato “ridono di coluiche cerca Dio?”. La pagina di Nietzsche sembra esprimere in modo emblematico il drammadell’Europa senza Cristo. Certo è follia accendere una lanterna nella pienaluce del mattino, ma in realtà l’uomo d’oggi comincia a sentire l’esigenza di dover riaccendere una nuova luce proprio quando tutto intorno pare illuminato. La luce che viene dal secolo dei “lumi”, dalla ragione, dalla scienza, dai poteri del mondo, non appare più sufficiente per il suo cammino. Tanti segni lo spingono a rimettersi in ricerca. Basta pensare alle domande angosciose suscitate dagli eventi storici planetari succedutisi in questo scorcio del XXI secolo. L’11 settembre 2001. La guerra in Medio Oriente. L’incancrenirsi del terrorismo. L’emergere tumultuoso sulla scena geopolitica mondiale di Cina e India. La grande pressione dei migranti alle frontiere europee…

IN CERCA DI QUALCOSA DI PIÙ

La nuova ricerca di Dio - questa domanda di qualcosa “di più grande” che sale dal profondo dell’uomo - è un leit-motiv ricorrente sulle labbra del Papa tedesco. Dal cuore stesso dell’Europa, nella sua Baviera, il settembre scorso,Benedetto XVI provò a scuotere la società occidentale “sorda” alle ragioni di Dio. “Il grande problema dell’Occidente è la dimenticanza di Dio, l’oblio che si diffonde”, affermò convinto che, in definitiva, tutti i singoli problemi possano essere ricondotti a un’unica fonte. Dunque, riscoprire Dio, e non un Dio qualsiasi ma il Dio con un volto umano, poiché “quando vediamo Gesù Cristovediamo Dio”. Un tema decisivo per il futuro del nostro continente che oggi dà l’impressione di un’apostasia silenziosa da parte dell’uomo sazio, che vive come se Dio non esistesse. Oggi nel mondo occidentale – è l’analisi di Papa Ratzinger – viviamo un’ondata di nuovo drastico illuminismo o laicismo, comunque lo si voglia chiamare. Credere è diventato più difficile, poiché il mondo in cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio, per così dire, non compare più direttamente. Non si beve alla fonte, ma da ciò che, già imbottigliato, ci viene offerto. D’altra parte, l’Occidente oggi viene toccato fortemente da altre culture, in cui l’elemento religioso originario è molto forte, che sono inorridite per la freddezza che incontrano in Occidente nei confronti di Dio. E questa presenza del sacro in altre culture tocca nuovamente il mondo occidentale, tocca noi che ci troviamo al crocevia di tante culture.

LA PECULIARITÀ OCCIDENTALE

Benedetto XVI mette a fuoco un punto fondamentale. L’eclissi di Dio in Occidente non è comune ad altre grandi zone del pianeta, dove la religione ha forza ed attualità, e che ormai non vedono più l’Europa come una guida, ma come un luogo insicuro e, appunto, senza Dio. La sempre più forte secolarizzazione fa apparire l’Occidente alieno e diverso rispetto al resto del mondo, l’ Africa, l’Asia, i paesi islamici. L’Occidente appare cinico, utilitarista, arido nell’idolatrare scienza e tecnica, estraneo a continenti interi per i quali l’identità religiosaè un valore e il disprezzo del sacro è cosa ributtante. “Le popolazioni d’Africae d’Asia – sottolinea il Papa – ammirano le nostre prestazioni tecniche e la scienza dell’Occidente, ma al contempo si spaventano di fronte a un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo”. Guai, fa capire insomma il Pontefice, se l’Europa non si rende conto che una cultura senza Dio provoca contraccolpi negativi nelle terre dell’Islam, del Buddismo, dell’Induismo, ecc. dove il sacro si intreccia intimamente al quotidiano.Per scuotere l’anima del continente, risvegliare la funzione di lievito per il mondo intero svolta fino a oggi dall’Europa, Benedetto XVI ricorre alla parabola del Vangelo in cui Cristo guarisce il sordomuto mettendogli un po’ di saliva sulle orecchie. “Apriti”, disse Gesù e il sordomuto guarì. Ma l’Europa e l’Occidente non vogliono guarire. “Esiste una freddezza d’udito nei confronti di Dio”, lamenta il Papa. “Non riusciamo più a sentirlo, troppe frequenze diverse occupano i nostri orecchi. Quello che si dice di lui ci sembra pre-scientifico”. Attenti, ammonisce il Pontefice. Proprio quest’eclissi di Dio - che è alla radice in Occidente della profonda crisi attuale della verità - rischia di portare l’Europa in rotta di collisione con tante parti dell’umanità. “La vera minaccia per la loroidentità i popoli d’Asia e d’Africa non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto dellalibertà e che eleva l’utilità a supremo criterio morale”.

LE RAGIONI DELLO SCONTRO

Dunque, la nuova Europa si rigeneri ritrovando la fede in Dio e denunciando con coraggio tutto ciò che è contrario alla vera dignità dell’uomo. Papa Ratzinger rovescia, in sostanza, lo schema del cosiddetto scontro di civiltà. Le ragioni di fondo dello scontro non sono religiose, ma politiche e sociali. E se l’anima africana e l’anima asiatica restano sconcertate di fronte alla freddezza della nostra razionalità, è importante dimostrare che da noi non c’è solo questo. “Il mondo laicista - incalza Benedetto XVI - si renda conto che la fede cristiana non è un impedimento, ma invece un ponte per il dialogo con altri mondi”. Proprio per la nuova interculturalità nella quale viviamo, “la pura razionalità sganciata da Dio non è sufficiente, ma occorre una razionalità più ampia che veda Dio in armonia con la ragione”. Di qui il grande compito che attende i credenti nell’Europa senza Cristo: “mostrare che la Parola che possediamo non appartiene ai ciarpami della storia, ma è necessaria anche oggi”.

 

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