I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

OSSERVATORIO

Anna Rita Delle Donne

ALICE E GLI ALTRI (3)

Divagazioni (mica tanto!) su un’altra normalità: la discoteca, rito del sabato sera.

 

“Ha detto mia madre che a mezzanotte devo essere a casa”, dice Alice con aria triste. “A mezzanotte?- ribatte Viola strabuzzando gli occhi - ma nessuno va allo school party prima di mezzanotte. Se non riesci a convincerla a farti restare almeno fino alle tre, è meglio che resti a casa”. “Lo so. Ma non c’è niente da fare”. “Ma gliel’hai detto che c’è anche mia sorella?”. “I miei non credono che tua sorella avrà voglia di stare tutto il tempo a controllare noi. Lei ha diciott’anni…”. “Beh, infatti mica ci controllerebbe – Viola ha un sorriso malizioso – Comunque Sara e Chiara vengono, mancherai solo tu. Peccato!”.

 

È stato fichissimo - urla nella cornetta Sara - abbiamo conosciuto un sacco di ragazzi grandi. Peccato che non c’eri!”. “Già!”, mormora Alice, mortificata. “Abbiamo anche bevuto della birra. Chiaretta ha anche vomitato…”. “Si è sentita male?”, chiede Alice. “Ma no, ha solo fatto una figura da pivella! Piuttosto sai niente della sorella di Viola?”. “No, che cosa è successo?”. “Sembra che sia stata male sul serio, l’hanno portata in ospedale…”. “E me lo dici così? In ospedale?”. “Sembra abbia preso qualcosa… Pensavo ti avesse chiamata Viola…”. “No, non l’ho sentita, anzi scusa, ci sentiamo dopo”. Alice chiama subito Viola, ma né a casa, né sul cellulare riceve risposta. È preoccupata. Allora, nonostante siano giorni che tiene il broncio ai genitori, corre a raccontare che cosa è successo. Papà Giulio capisce subito: uno sballo! E si offre di accompagnarla in ospedale. Appena arrivati, egli si avvicina ai genitori di Viola che hanno l’aria stanca e smarrita, Viola corre ad abbracciare Alice. Piange, ma ormai di sollievo: “Adesso sta bene - dice - però se l’è vista davvero brutta. È stato terribile. Era svenuta…  così ho chiamato papà e mamma, e l’abbiamo portata qui. I medici dicono che abbiamo fatto appena in tempo”. Viola sorride tra le lacrime. “Dai, è andato tutto bene”, dice Alice abbracciando l’amica.

 

Poco più in là, un gruppetto di amici della sorella di Viola sembrano cani bastonati. “Sono stati qui tutta la notte. Credo proprio che per un po’ non ci saranno serate in discoteca per nessuno - dice Viola - Alice, scusa per le cose che ti ho detto l’altro giorno. Sono stata una  stupida. E tu sei una vera amica”. Dopo un po’ Alice e papà Giulio si congedano. In macchina lui, visto il silenzio preoccupato della figlia, commenta: “Vedi, Alice, io non penso che la discoteca sia un luogo da non frequentare. A me e alla mamma piaceva andare a ballare, solo che eravamo un po’ più grandi di te. Sono convinto che ci sia l’età giusta per ogni cosa, e che quattordici anni siano un po’ pochi per restare alzati fino alle tre di notte. Penso che tra tanti ragazzi simpatici e divertenti ce ne possa essere qualcuno un po’ sciocco, e forse anche qualcuno con cattive intenzioni. Tu sei troppo giovane per assumerti la responsabilità di capire tutte queste cose, così lo facciamo io e la mamma per te, ancora per un po’. Non ci piace dirti di no però, quando lo riteniamo necessario, ci prendiamo la responsabilità di scegliere al posto tuo. La sorella di Viola ha qualche anno più di voi, eppure ha fatto una sciocchezza. E alcune sciocchezze si pagano care”. “Papà, scusa se sono stata arrabbiata in questi giorni… E grazie di non aver detto: te l’avevo detto”. Giulio allunga la mano per una carezza alla figlia. Poi restano in silenzio fino a casa, soprappensiero.