I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LETTERE AL DIRETTORE

 

RELIGIONE COME TERAPIA. Pietra Ligure 15 agosto 2002 […] Ricoverato per infarto al miocardio, mi danno l’estrema unzione e il prete dopo mi sussurra “Ernesto è la festa di Maria Assunta in Cielo”. Il mio cuore che si era fermato ha ripreso a battere… Caro Direttore, si pratica la musicoterapia, la psicoterapia, ecc. Ho constatato che anche la religione può essere una terapia… Infatti da allora mi dedico all’assistenza religiosa di malati e anziani.

Ernesto, Savona

Caro signore, non stento a dar credito alle possibilità terapeutiche del sacramento dell’Unzione, se non altro come un “efficace” placebo. Del resto la Chiesa da sempre crede che l’Unzione degli infermi faccia bene sia al corpo sia allo spirito… E non sono pochi i casi documentati di ammalati guariti dopo l’assunzione dell’olio santo. L’essenza della dottrina cattolica afferma che la vita vince la morte, che orizzonti “altri” si schiudono a chi è giunto sull’ultimo crinale dell’esistenza. Quella cristiana è la religione della speranza. “La speranza, scrive lei stesso, diventa tensione e sorriso”, è una marcia in avanti, è lampada che illumina il cammino, è – sono ancora sue parole – “gioia che si oppone alla tristezza, dono che viene elargito a chi lo invoca”. Sono altresì convinto che non siano “né il piacere né il dolore che costituiscono il problema della storia degli uomini, ma la capacità di caricare piaceri e dolori di significato e di finalità”. Sì, non è impossibile che l’unzione degli infermi, et quidem la religione oltre che una fede, possa essere anche una terapia per chi crede; e probabilmente – con ciò smentisco quanto ho scritto all’inizio – non è un semplice placebo, ma un’autentica energia positiva, capace di reinterpretare il senso della vita, e di influire su un fisico malato come una sferzata rivitalizzante, un analgesico corroborante.

 

ABORTO. Egregio direttore […] perché continuate a ostinarvi contro l’aborto? […] Possibile che anche lei che  sembra intelligente non capisce che è un gran bene per lo Stato, per la famiglia, per la società che si impedisca che vengano al mondo bambini indesiderati, che soffrirebbero e farebbero soffrire, che avrebbero una vita d’inferno, che… […]

Lella, Palermo

Cara signorina, prima di tutto grazie per l’apprezzamento. Sono già altre volte intervenuto sul tema della vita. Per non ripetermi, vado a ripescare quanto mi ha inviato un amico qualche mese fa: mi sembra una di quelle risposte ad hominem che può essere illuminante. Eccoti cinque casi:

1.   Una coppia, lui asmatico lei tubercolotica, hanno avuto 4 figli: il primo cieco, il secondo sordo, il terzo nato morto e il quarto ha ereditato la malattia del padre. La donna è di nuovo incinta. Consiglieresti l’aborto?

2.   Un bianco stupra una ragazzina negra di 13 anni che resta incinta. Se tu fossi il padre le consiglieresti di interrompere la gravidanza?

3.   Una signora rimane incinta. Ha già altri figli, il marito è in guerra e lei, ammalata, non ha molto da vivere. Le consiglieresti di sbarazzarsi del bimbo che porta in grembo?

4.   Una coppia estremamente povera ha avuto 14 figli. Vivono nella fame. Incoraggeresti la donna ad abortire il suo 15° rampollo?

5.   Una ragazza di poco più di 15 anni resta incinta. Non è sposata e il padre del bebè non è il promesso sposo. Le diresti che è meglio abortire?

Allora, se rispondi sì, avresti impedito che venisse al mondo nel 1° caso Ludwig van Beethoven, uno dei maggiori geni musicali del mondo; nel 2° Ethel Waters, una delle più famose cantanti nere di blues; nel 3° avresti ucciso papa Woityła e ciò non ha bisogno di commenti; nel 4° John Wesley, il fondatore dei metodisti, uno dei più grandi predicatori del Settecento. E nel 5° caso, cara signorina, avresti impedito che venisse al mondo Gesù Cristo! Non so se mi spiego.

 

CHE COSA SUCCEDE?Gentile direttore, mi preoccupa l’avvenire di mio nipote: stiamo vivendo un periodo di cambiamenti: invasione di stranieri, ladri nelle case, giovanetti (non giovanotti) che girano armati di coltello, ragazzini che violentano ragazzine con spettatori pronti a filmare la vergognosa bravata. Come neo/nonna sono spaventata. Come recuperare i buoni sentimenti? Che cosa sta succedendo?

N.N.

Cara signora, (avrei preferito che si firmasse, ma pazienza) sta succedendo quello che è sempre successo. La novità è che oggi queste aberrazioni sono sotto gli occhi di tutti pressoché in tempo reale, data l’invasione pervasiva dei media che ti perseguitano anche quando sei alla toilette. Prima, una notizia o arrivava dopo mesi o non arrivava affatto. Non credo che abbiamo avuto tempi migliori – almeno a sentire quelli che si occupano di storia e sociologia. “È che oggi siamo diventati ipersensibili, forse perché siamo meno pronti dei nostri nonni a sopportare la vita, e a reagirvi personalmente”, mi scrive un giovane. Insomma siamo più gregge quando si tratta di fare qualcosa che scoccia (mal comune mezzo gaudio –dice il proverbio –), e siamo più individui per tutto il resto. Questo vuol dire, cara signora, che siamo dei dissociati. Chi ci pesta i calli… “mal gliene incoglie”: non sopportiamo più nulla. Che cosa fare? Quasi nessuno glielo sa dire. Ma tutti sono arciconvinti che “qualcosa bisogna fare”, a ogni costo, pena il caos non solo morale, ma anche sociale. Noi siamo convinti che occorrano leggi serie, che le leggi vadano applicate, e senza eccezioni. Ma ciò non basta. Si ha l’impressione che troppi adulti abbiano rinunciato alla fatica dell’educazione, troppi genitori temano lo spauracchio dell’insuccesso, siano travolti dal panico della contestazione tra le mura domestiche. E troppi temono le reazioni incontrollate dei figli. Questi figli, oggi superprotetti ma in modo sbagliato: sempre difesi, mai puniti perché i nuovi profeti della pedagogia dicono che le punizioni sono diseducative… Quando mai? Questi figli oggi talmente “liberi” che possono permettersi di tutto con la nuova terribile arma di cui dispongono (il cellulare). Questi figli ormai unici padroni di casa. Questi figli che a livello etico… non hanno più livelli: figli di papà o figli di ’ndrocchia, come direbbero a Napoli, pari sono. Se continuiamo così, saremo presto costretti a raccogliere i cocci… anzi lo stiamo già facendo. C’è da correre ai ripari. E pure in fretta, prima di essere costretti a scrivere l’epitaffio di una civiltà che sembra senza più educatori. Mi si domanda quale sia il metodo migliore per ricuperare un po’ di “buoni sentimenti”. Io, ovviamente, sono un tifoso del Sistema preventivo e dei suoi tre grandi pilastri: ragione, religione, amorevolezza. Devo invece prendere atto, troppo spesso, che stiamo diventando professionisti di banalità, perché produrre banalità costa poca fatica, ma stiamo pagando caro questo disimpegno dalla fatica dell’educare. Oggi dicono che il business sia la leva che muove tutto; che la democrazia sia tanto importante che vale la pena esportarla anche con le armi (?); che la politica sia il motore degli Stati… Noi continueremo a credere e a gridare che all’educazione competa il primo posto sulla tavola della politica, che la famiglia unita,  sia indispensabile per la crescita armonica dei figli .

 

DELUSIONE UNIVERSITÀ. Egregio direttore, sono una studentessa universitaria delusa […]. L’università sfrutta gli studenti. Ci sono docenti che discriminano con votazioni più basse all’esame. Ho ascoltato inorridita alcuni prof chiamare noi studentesse “cagne senza collare”, e sono rimasta scioccata quando uno di loro ha inveito contro alcune con estrema volgarità e apprezzamenti pesanti (Valentina, Padova). Credo che lei sappia del potere dei baroni che fanno quello che vogliono, quando vogliono e come vogliono. Sembrano al di sopra del bene e del male, bypassano legge e morale. Quello che capita all’università avviene anche in ospedale […]. Alcuni primari – che più baroni non si può – fanno il vento e la pioggia, commettono ingiustizie da far accapponare la pelle… E tutti si inchinano […] (Antonella, Milano).

 

Care studentesse, qualcuno direbbe: avete scoperto l’acqua calda. Si sa da una vita che il “baronaggio” è un “sistema” consolidato… Anzi, mi scrive uno studente, “è la mafia delle università e degli ospedali”. I baroni in realtà sono più tiranni che dirigenti; sì, sembrano superiori alla legge e alla morale, agiscono come se non possedessero una coscienza. “È gente che ha il potere di vita e di morte, se non fisica certamente lavorativa e spesso anche psichica”, continua lo stesso studente. Ho conosciuto studenti/esse traumatizzati dall’alterigia incosciente di cattedratici che barattano voti con prestazioni di altro genere (!) invece che intellettuali. Devo dirvi tuttavia che la colpa ricade anche sugli studenti, non solo sul sistema. Se si mobilitassero in blocco contro certe macroscopiche ingiustizie, il problema non avrebbe le dimensioni che ha. Ma “gli universitari, scrive Simona della Normale di Pisa, sono troppo spesso degli opportunisti che pensano unicamente a se stessi, al pezzo di carta da conquistare, anche a costo di… vendersi”. Troppo spesso l’opportunismo batte la giustizia, scalza il diritto, e molla perfino l’onore personale. Mi vedo costretto, perciò, mio malgrado, a confermare quanto dite e confesso di non avere rimedi. Il giorno in cui chi governa riuscirà a pensare meno ai voti degli elettori (opportunismo anche questo), agli interessi di partito, a non scontentare i potentati economici e/o sindacali, e si applicasse di più a raddrizzare le disfunzioni del sistema, in primis quello universitario, certamente andremo molto meglio. Vi devo anche confessare che geremiadi contro il baronaggio continuano ad arrivarmi e trovo difficoltà a rispondere, perché non conosco armi atte a infrangere le immarcescibili difese dei privilegi. Molti parlano con malcelato disprezzo dei privilegi della Chiesa… È davvero singolare che questi signori passino bellamente sopra a quelli del baronaggio, del caporalato, del nonnismo, del mobbismo, ecc. e a quelli altrettanto consolidati dei parlamentari. Mi consolo perché, predica un proverbio danese, “i potenti hanno braccia lunghe, ma non tanto da arrivare fino al Cielo”.

 

APPELLI

Sono un uomo di mezza età, di carattere molto buono, dolce, fine, sensibile, cattolico, il quale desiderava molto cortesemente corrispondere con gentilissime amiche dai 50 ai 65 anni, scopo vera amicizia e scambio di pensieri. Odorico Balloni, Piazza G. Leopardi 5, 62019 Recanati MC.

 

Desidererei trovare amici per poter scambiare idee riguardo allo sviluppo, al paese, alla razza, all’età e al sesso. Scrivete a: Galimukatonda Paschal, P.O. Box 367, Mityana, UGANDA oppure all’e-mail pashalex76@yahoo.com.

 

I’d like to correspond with people interested in making new friendship and talking about religious and historical subjects. I’m 31 years old. Claudio Dito, Via G. Saragat 8, 87029 Scalea CS.

 

Desidero rintracciare una coppia di Milano, che nel mese di settembre passa le vacanze a Golf Juan e in spiaggia viene al ristorante Oasis, ci siamo conosciuti 2 anni fa. Hanno 2 gatti e leggono come me il bollettino salesiano. Teresita Colombo, Via Borgazzi 2/c, 20030  Camnago MI.

 

Sono un collezionista di immaginette sacre di santini, di Gesu’ e della Madonna, venerata sotto tantissimi titoli. Rizzo Tommaso, Via Guicciardini 14, 73032 Andrano LE.

 

Mi chiamo Anna, ho 28 anni e gradirei ricevere e scambiare medagline religiose. Carotenuto Anna, Corso Nazionale 153 – Traversa dei Portici, 84018 Scafati SA.

 

Cerco qualcuno con cui poter condividere la mia passione dei santini. Risposta assicurata. Tricoli Paola, Via Gabara 26, 93017 San Cataldo CL.