I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

a cura di Enrico dal Covolo - postulatore generale

 

LA PROMESSA

Diversi mesi fa ho sofferto dolori fortissimi alle costole che non mi permettevano di dormire né di giorno, né di notte. Mi recai dal medico che mi disse trattarsi di herpes, il cosiddetto “fuoco di sant’Antonio”. Le cure che intrapresi non portarono nessun rimedio; allora co-minciai a implorare il beato Michele Rua di aiutarmi. A poco a poco i dolori diminuirono, fino a scomparire. Per questo ringrazio e ringrazierò sempre Don Rua, come ho espressa-mente promesso, nel momento del bisogno, e non solo a motivo di questa grazia ricevuta. Nella mia famiglia e nella mia vita è sempre stata presente la devozione verso tutti i santi della Famiglia salesiana, per cui la mia riconoscenza non verrà mai meno.

C.F., Cardano al Campo VA

 

FINALMENTE UN LAVORO SICURO

Ricordo il 21 luglio 2005 come una giornata uggiosa e afosa. Nel mio cuore c’era molta tristezza, perché ero preoccupata per il lavoro di mio marito Augusto: entro 10 giorni scadeva il contratto del suo lavoro e non si sapeva se e quando sarebbe stato rinnovato. Potevo godermi con lui la nuova casa, dopo sei mesi di matrimonio, ma tanti pensieri si affollavano nella mia mente. Allora mi rivolsi a Don Bosco, pregandolo di aiutare mio marito a trovare un nuovo lavoro o a conservare quello che già aveva. La sera mi sentii molto più serena, poiché ero convinta che Don Bosco mi avrebbe esaudito. Mio marito Augusto mi confermò nello stesso pensiero. La prima settimana di agosto per lui giunse, inaspettato, un colloquio di lavoro, per cui si poneva fine alla nostra trepidazione. Con cuore riconoscente e pieno di gioia rendiamo grazie al nostro caro amico Don Bosco per aver ridato felicità e sicurezza alla nostra piccola famiglia.

Buglione Barbara, Roma

                                                             

LA CHIAMEREMO MARIA CATERINA

Ricordo la gioia e i progetti delle prime sei settimane di gravidanza: potevo finalmente ringraziare il Signore, perché ricevetti la lieta notizia della prossima nascita del primo figlio. Ma poche settimane dopo mi svegliai con la febbre alta. Preoccupata per la creaturina che portavo in grembo, chiamai il ginecologo, che mi sottopose a una ecografia, tranquillizzandomi sullo stato di salute del piccolino. Nei giorni successivi la febbre non accennava a diminuire. Dopo avermi visitato, il medico diagnosticò broncopolmonite con versamento pleurico. Accompagnata al pronto soccorso dai miei familiari, fui rassicurata dai medici del reparto che avrebbero fatto tutto il possibile per salvare il bambino. Controllarono l’entità del versamento pleurico, attraverso un ecocardiogramma e una risonanza magnetica. Fu necessaria una radiografia al torace per effettuare il drenaggio del liquido. Chiesero il mio consenso promettendo di proteggere l’addome con una fascia di piombo, per limitare rischi al nascituro, ma io ero dominata dalla paura di perdere il mio bambino e non mi fidavo di chi mi stava curando con amore e professionalità. Dopo la radiografia fui portata in sala operatoria per il drenaggio del liquido. Avevo perso le mie forze, ma non la speranza: con le lacrime agli occhi supplicai il Signore di proteggere il mio bambino, a Lui offrii le mie sofferenze per la salvezza dei peccatori. Il giorno seguente sopraggiunse un distacco di placenta. Mia cognata mi portò l’abitino di san Domenico Savio, che adagiai con profonda fede sul mio ventre, promettendo solennemente di non separarmene mai. Quei giorni così tristi per me erano quelli di preparazione all’arrivo delle spoglie di san Domenico Savio a Cagliari, nella parrocchia di san Paolo, dove da 12 anni insegno catechismo. Pregai san Domenico Savio con tutte le mie forze, affidandogli le mie sofferenze e la vita di mio figlio. Fui sottoposta a un nuovo intervento per eliminare una sacca di liquido dal polmone. La minaccia di aborto spontaneo era sempre in agguato, ma riuscii a sopportare tutto, sostenuta dalla preghiera. Domenico era diventato un grande amico: passavo le ore a rileggere la sua vita, stroncata dalla stessa malattia che aveva colpito anche me. Dopo un mese di degenza, fui dimessa dall’ospedale. Mi attendevano una lunga convalescenza e una serie di controlli clinici per me e per il bambino, il quale, a dispetto dei più autorevoli pareri medici, continuava a crescere dentro di me. A fine maggio potei sapere che la mia creatura era una bambina. Fui sorpresa, poiché immaginavo un maschietto che avrei chiamato Domenico in onore del mio santo benefattore. Il mio stupore durò pochi istanti. Guardai negli occhi mio marito, perché mi confermasse nel mio parere, cioè di chiamare la nostra piccola con il nome di Maria Caterina, proprio come la sorellina di Domenico, che egli salvò mettendo al collo di sua mamma, sofferente per il parto, un nastro (il miracoloso abitino).  Maria Caterina è nata il 16 ottobre 2004. È una bambina sana e piena di vita, nonostante la difficile e dolorosa gravidanza.

O. S. Monserrato  CA

 

MATTIA DONO DI DIO

Fui ricoverata in ospedale nel 2001 per gonfiore ai linfonodi del collo. I medici  in seguito alle analisi sospettavamo la mononucleosi. In seguito riscontrarono un’infezione pregressa da citomegalovirus. Impiegai un anno per ricuperare le forza di prima. Rimasta incinta, nel giugno del 2004, ero felicissima; ma dopo le analisi del sangue, cominciarono seri guai per varie disfunzioni emerse. Soprattutto mi preoccupò il ginecologo quando mi disse che i ventricoli cerebrali erano asimmetrici. Ero disperata, ma anche decisa a portar a termine la gravidanza. Da qual momento, indossai l’abitino di san Domenico Savio, che già tenevo, recitando ogni giorno la novena. Due giorni dopo decisi di cambiare ospedale. In una visita successiva la ginecologa mi disse che secondo lei non esisteva nessuna malformazione al cervello. Mi sottoposi a un esame rischioso per verificare la presenza di citomegalovirus. L’esito fu negativo. Così ringraziai subito san Domenico Savio e trascorsi altri tre mesi di gestazione un po’ più serena, indossando sempre l’abitino. Il 22 marzo 2005 è nato il mio bambino, Mattia. Dopo due giorni il pediatra mi disse che era necessario praticare un’ecografia cerebrale al bambino, poiché la testa era troppo grossa. Mi affidai nuovamente a san Domenico Savio. Una settimana dopo, presso la patologia neonatale, il medico, fatta l’ecografia, mi disse che si trattava semplicemente di conformazione fisiologica familiare. Ora Mattia ha 5 mesi e mezzo ed è un bambino sano e vispo. Il suo nome mi richiama quanto ho sempre pensato durante la gravidanza: “Dono di Dio è il mio bambino, perché dato dal Signore”. Per questo invoco sempre su di lui la protezione di Dio.

Pizzini Chiara, Valdagno  VI