I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI MORTI

 

DAL BROI sac. Antonio, salesiano,

Civitanova Marche Alta (MC), il 24/11/2005, a 95 anni

Dalla sua amata terra, il Veneto, ha tratto tanta parte della sua personalità, le doti più belle della sua gente. ”Ragazzo e contadinello, di famiglia povera, il Signore mi ha offerto in Verona un nido nell’Istituto per studenti poveri per il compimento dei miei studi liceali”. Non ha lasciato più i salesiani. Gli stenti, l’esaurimento, la tubercolosi hanno temprato il carattere e anche il fisico che lo ha poi sostenuto fino alla fine. Ha portato impressa nella sua vita la signorilità del portamento, il gusto del vestire appropriato e dignitoso, la passione del bello e della musica. Il suo parlare, scrivere manifestava una ricchezza culturale non comune. Scrive: “Nella mia vita ho dovuto plasmare e riplasmare me stesso per essere gioioso e austero, tradizionale e moderno e rivestire me stesso della dolcezza di san Francesco di Sales e della pazienza di Giobbe”. Un salesiano appassionato, un consacrato fedele.

 

LAPREZIOSA sr. Vincenza,

Figlia di Maria Ausiliatrice,

Roma, il 04/07/2005, a 96 anni

Vincenzina, come tutti la chiamano, con nel cuore la benedizione e la gioia dei suoi genitori vive i suoi primi 32 anni di vita religiosa nella casa di Macerata con l’incarico della sacrestia e del guardaroba di circa 200 ragazzi. Ma si presta anche per la catechesi in parrocchia. Altri 24 anni li trascorre ad Ancona come guardarobiera nella casa addetta ai salesiani e impegnata nell’oratorio e nella catechesi. Sono tempi di tanto lavoro, di sacrificio, ma vissuti nella serenità e nella condivisione con le sorelle. Quando non può più lavorare, prega e offre per i giovani, si interessa dei loro problemi e li ascolta con amore. Nella casa “B. Maria Romero”, dove trascorre gli ultimi tre anni, si raccomanda alla Madonna di cui è molto devota: “Aiutami a ringraziare il Signore per i prodigi di amore e di misericordia compiuti nell’arco della mia lunga esistenza… Maria, non lasciare la mia mano nell’ultimo istante della mia vita, perché alla chiamata dello sposo io sappia dire Eccomi e con te cantare in eterno il Magnificat!”.

 

IOTTI sr. Erminia,

Figlia di Maria Ausiliatrice,

Reggio Emilia, il 21/07/2005, a 65 anni

Erminia cresce in una famiglia numerosa, dove fede e vita andavano d’accordo. «In casa si viveva in molti – ricordava –. Per non compromettere l’armonia imparai dai miei genitori a perdonare, a tollerare, a prevenire. La mia fanciullezza è stata bella, serena, anche se conobbi il sacrificio fin da bambina. Incontrai le FMA per caso e fui conquistata dalla loro serenità. Vedendole giocare felici con le ragazze, intrattenersi serene in mezzo alla gente, mi convinsi che era quello che cercavo». Fu insegnante di scuola materna, vicaria, economa, direttrice. Proprio nella comunità di Piacenza, dove nel 2000 era stata chiamata nuovamente a essere animatrice, nel pieno dell’attività apostolica, l’ha colta la malattia che si è manifestata subito in tutta la sua gravità. Dotata di grande capacità di comunicazione, di accoglienza, di animazione, suor Erminia ha servito e amato le comunità in cui è stata con fedeltà e grande desiderio di bene. L’hanno caratterizzata l’amore ai giovani, per i quali avrebbe ancora voluto vivere, e l’adesione alla volontà di Dio. Durante la malattia ripeteva spesso: “Se vivrò ancora, ogni attimo sarà speso per i giovani, ma se il Signore vuolediversamente, faccio come a Lui piace”.

 

LAMBORGHINI sac. Mario, salesiano,

Castel de’ Britti (BO), il 24/10/2004, a 87 anni

A due anni dalla morte ricordiamo don Lamborghini. Gli abitanti di Buonacompri gli appioppano la qualifica di “birichin” come a dire: puledro indomabile, che una la fa, l’altra la inventa. Per tutta la sua vita da salesiano è stato insegnante-educatore. Ma, secondo lo stile di Don Bosco, egli stava sempre in mezzo ai suoi ragazzi: con loro giocava, correva, andava a passeggio, cantava, pregava. Era un prete sprint, tutto scatti, cervello, cuore e bicicletta. Ha preso la vita come una gara da vincere. Era un “uomo tutto d’un pezzo”, aveva un carattere forte e comunicativo: schietto e vivace, ha sempre mantenuto la limpidezza del “cuore da ragazzo”, l’esuberanza di un ventenne. Piccoli e grandi gioivano della sua presenza. Esercitava il suo ministero sacerdotale con coerenza e con singolare e personale rapporto con Dio. Si potrebbe scrivere un libro solo con gli aneddoti simpatici della sua vita.

 

FABBIAN sac. Vito, salesiano,

La Spezia, il 17/02/2006, a 75 anni

Se n’è andato all’improvviso, senza disturbare nessuno. Ma le centinaia di messaggi di cordoglio inviati da ogni genere di persone dopo la sua morte testimoniano quanto don Vito fosse conosciuto e amato. Fu un ministro fedele, generoso, dinamico, entusiasta della sua vocazione. È sempre stato una fucina di idee, messe al servizio della pastorale sia giovanile sia adulta. Di lui si può dire che “viene dalla gavetta”: fu assistente, direttore di oratorio, consigliere scolastico, catechista, parroco, direttore di comunità. Amò i giovani come pochi altri. Come parroco diede il meglio di sé. Intelligente e sensibile all’arte, ci teneva moltissimo al decoro della chiesa, delle suppellettili sacre, delle funzioni liturgiche e se c’era da spendere qualcosa per restaurare, sistemare, ripulire, non badava a spese: la casa del Signore doveva essere la più bella. Indubbiamente però, la cosa più salesiana che ha fatto è quella di aver dato importanza ai giovani, di averli organizzati e valorizzati, di averli fatti esprimere al meglio. “Gli volevamo un bene dell’anima”, ha scritto uno di loro, dopo aver appreso della sua morte. Proprioper questo sarà ricordato. In benedizione.