I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

VARIA

di Lorenzo Angelini 

MINIGONNA  BLU

C’è un segno distintivo della civiltà occidentale, un requisito inconfutabile che la contraddistingua? La democrazia? Le libertà civili? Lo stato sociale? Niente di tutto questo. È il consumismo, l’arte dello spendere.

 

Seba, poco più di vent’anni, con il singolo d’esordio, Domenica d’estate, si è ritagliato uno spazio in mezzo ai mille prodotti confezionati ad hoc per sfondare nella bella stagione scorsa, guadagnandosi l’ambìto palco del Festivalbar. Lo hanno premiato il candore con cui è scritto il testo che rimanda a poesie d’altri tempi, la musica distesa e solare, l’interpretazione semplice ma elegante. Ora è giunto l’album Quadri d’autore in cui, forse un po’ pretenziosamente, tenta di costruire una sorta di galleria dei suoi dipinti-canzoni mettendo vicino arrangiamenti variegati e testi di argomento diverso senza altro legame che la propria interpretazione.

 

In tutte le gallerie c’è sempre un quadro che colpisce immediatamente; in quella di Seba spicca questa Minigonna Blu. Con pochi tratti e in maniera canzonatoria eccoci dipinto il grande rito collettivo del comprare in cui i supermercati sono templi greci, le commesse sono vestali, le casse sono scrigni che aspettano carte di credito e bancomat per essere scassinati, gli abiti e le scarpe vengono procacciati per assicurarsi un posto nella élite favorita e non per essere indossati. La minigonna blu, infine, è la veste sacerdotale necessaria per officiare questo rito e chi la indossa smette di essere una persona per diventare un insetto che si aggira tra gli scaffali comunicando attraverso il “tv-fonino”.La musica della canzone alimenta all’eccesso l’ironia: l’arrangiamento con violino, banjo e fisarmonica ha un sapore vagamente country; la melodia distesa e il ritmo coinvolgente hanno un’aria quasi festosa; l’interpretazione limpida e serena contrasta con la  forma “tragica” del testo che viene cantato.Alla fine tutto risulta talmente stemperato e grottesco da farci sorgere un drammatico dubbio: forse questo sistema delirante e frenetico, tanto criticato e messo alla gogna, non è altro che l’unico modo in cui poter vivere.   

Minigonna blu di Sebastiano Barbagallo (Seba)

Supermarket come templi ionici

Che dettano le leggi della nuova società

La signora compra delle scarpe belle rosse e profumate

Che nemmeno mai userà

 

E tu, proprio tu, con la minigonna blu

Ancheggi mente bevi il tuo caffè

Tu, proprio tu, sacerdotessa che

Inizi il rito dello spendere

 

Ma perché non mi basta il tempo

Ci salverà un orologio che batte un po’ più lento

 

Il vestiario è l’appartenenza

Alla casta facoltosa di questa città

Le commesse sognano le casse come dei forzieri

Carta o bancomat

 

E tu, proprio tu, con la minigonna blu

Comunichi da insetto in videotel

Tu, proprio tu, sei la vestale che

Ci guiderà tra fuochi e secoli

 

Ma perché non mi basta il tempo

Ci salverà un orologio che batte un po’ più lento

 

Dar Lin oh Dar Lin con gli occhi in su benedice quell’America

Dar Lin oh Dar Lin con gli occhi in su con gli occhi della verità