I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

ARTE SACRA: CROCIFISSI

di Filippo Manoni filippo652@interfree.it

L’artista Siro Perin nasce a Treviso nel 1972, frequental’Istituto d’Arte a Venezia poi l’Università Ca’ Foscari. Usa per le sue creazioni materiali diversi.

La Chiesa dei Santi Patroni di Marcon (VE) ospita alcune importanti sue opere.

SIRO PERIN “PERES”

IL LEGNO PER ESPRIMERSI

È exallievo del collegio salesiano “Astori” di Mogliano Veneto, dove ha frequentato le medie. Siro Perin, o Peres, definisce l’arte “la somma di eventi storici, politici, sociali, culturali e religiosi che, filtrati attraverso la mente e il cuore dell’artista, si esprimono in un concetto concretizzato dalla materia”. Ovviamente l’artista non nega che l’arte sia anche sentimento, sollecitazione dei sensi, elevazione morale e culturale. L’originale crocifisso che presentiamo ne è la prova: un concetto concretizzato dalla materia che sollecita il sentimento e l’intelligenza.   

 

È un corpo maschile appeso a un tronco, una croce senza bracci. Le braccia del condannato, alzate sopra la testa e inchiodate al tronco grezzo, bastano a descrivere un supplizio ancor più crudele e beffardo: quello di morire senza poter allargare le braccia nel segno universale dell’accoglienza. Gesù appare costretto a rinunciare al gesto più umano e divino: “Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me!” (Gv 12,32), lui che è nato e vissuto solo per questo. Condanna atroce, dunque, scherno indicibile. Anche i piedi sono inchiodati in basso, al legno informe. Sul suo corpo altrettanto informe risaltano i muscoli pettorali, smisuratamente gonfi per l'affannoso respiro che stenta a uscire dalla cassa toracica e s’accumula nello stomaco. Il ventre è teso, le ginocchia piegate, le caviglie deformi… una massa di materia, distrutta dal male. Del mondo. “Sicut vermis et non homo”.

 

Si è colpiti dallo strazio contenuto di questo “povero Cristo”. L’esposizione dei contorti piani del legno, lucidato a mano, provoca un drammatico contrasto tra zone di riflessione della luce e incavi oscuri. Sembra di udire il suo grido: " Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" o, più umanamente, “perché mi hai ridotto così?”. È il lamento secolare rivolto al Padre dal Figlio il cui volto, ripiegato all'indietro, tenta di guardare il cielo attraverso l’occhiello formato dalle sue braccia che un unico chiodo fissa sul legno. La fede, in quel gruppo corpo/tronco, vede la rinascita della vita, crede che dalla sofferenza sorgerà la redenzione, dalla morte la risurrezione. Nella realizzazione dell’opera Siro Perin ha detto di essersi ispirato alla potente profezia di Isaia, che, da alcune espressioni, sembra voler indicare, nel Messia tradito e messo a morte come uno schiavo, tutti i perseguitati e i martiri della storia.