I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

COME DON BOSCO - L’educatore

di Bruno Ferrero

L’INVITATO GUASTAFESTE

Di fronte alla TV i bambini ci stanno volentieri e vedono di tutto, ma sono ben pochi i programmi adatti a loro. tra l’altro diventano facile preda della pubblicità. Quali rimedi?

 

La televisione ha preso la Bibbia sul serio: è “cresciuta e si è moltiplicata”.  Dalla pay tv satellitare al digitale terrestre, alle innumerevoli tv commerciali, la televisione non fa che aumentare i canali, sommergendo i telespettatori sotto un diluvio di immagini, giorno e notte. Si sono moltiplicati anche gli apparecchi tv all’interno della famiglia, mentre i programmi fanno capolino sui telefonini. Il buon televisore che troneggiava nel tinello e riuniva tutta la famiglia è una cartolina sbiadita.

I bambini si trovano sempre più spesso davanti programmi che non sono adatti a loro e i genitori non hanno i mezzi per tamponare la falla. La tv ha un carattere ambivalente: può arricchire la vita dei bambini o impoverirla; può aprire la loro intelligenza o atrofizzarla. Tutto dipende da due fattori:  quello che i bambini vedono e la relazione che hanno con il piccolo schermo. La televisione, dopotutto, è solo uno strumento. I suoi effetti benefici o negativi dipendono dal posto e dal ruolo che conquista nella vita del bambino e della sua famiglia.

 

La televisione aveva tre grandi possibilità:divertire, informareeistruire. Ha scelto la prima. Soprattutto per i bambini la televisione si è trasformata in una grande fonte di piacere. I bambini più piccoli non capiscono sempre ciò che vedono, ma captano l’emozione che si sprigiona dalle scene. Non avendo la maturità per decodificare correttamente le immagini, confondono realtà e finzione. La pubblicità finanzia praticamente tutti i canali: questo influisce pesantemente sulla concezione dei programmi. I bambini sono le prede più appetite dai pubblicitari: facilmente manipolabili, influenzano i genitori nelle scelte di spesa.

 

Il problema della tvnon è tanto quello che fa, quanto quello che non fa fare. Può essere un’ottima finestra sul mondo e diventare una specie di gigantesco libro illustrato su cui i bambini possono attingere sapere e simboli. Esistono buoni programmi e canali tematici di ottimo livello.  Ma anche in questo caso guardare la tv 24 ore su 24 sarebbe micidiale. La televisione mira solo a tenere i bambini e gli adulti davanti allo schermo per più tempo possibile. Quindi offre al pubblico quello che il pubblico vuole. Ma tra il bambino che appena tornato da scuola si inchioda davanti alla tv  fino la sera e quello che si ferma a guardare la tv dopo aver giocato all’oratorio o fatto altre attività con dei coetanei, c’è una grande differenza. Per il primo, la televisione riempie un tempo vuoto, privo di occupazioni, contatti personali, centri di interesse. Per il secondo è un momento di pausa e di distrazione in una giornata ben riempita.

 

La relazione che il bambino ha con il piccolo schermosi inquadra nel contesto familiare. Coloro che presumono che la televisione possa riempire un vuoto, una mancanza affettiva o un’assenza di comunicazione, quando la spengono si ritrovano con il medesimo vuoto. Magari più profondo e più desolato. Regalando un’illusione di vita e di presenza, la tv maschera soltanto le difficoltà. Intrappola le persone impedendo loro di mobilitarsi per rendere la vita più piena, le relazioni più calde e il loro tempo più creativo. Per esempio, quando la televisione è accesa durante i pasti, i genitori si interessano meno ai figli. Il pasto serale è un momento conviviale quasi unico nella giornata. La presenza della televisione fa da “schermo” alle parole, le frammenta o maschera le difficoltà di dialogo vero e di confidenza reciproca. Il rapporto con la tv della famiglia è una specie di cartina tornasole della sua buona salute. Il compito dei genitori, a questo punto, non è più semplicemente quello di controllare, quanto quello di insegnare ai propri figli a convivere con teleschermi sempre più invadenti. Non possiamo eliminare la televisione dalla nostra vita, ma possiamo trasformarla in uno strumento utile.

 

Grazie alla tv, i genitori possono dotare i figli di una qualità senza prezzo: la capacità di saper scegliere. Questo sottintende la conoscenza di criteri per decodificare e giudicare le immagini e quindi un vero dialogo educativo. Il vero problema, in fondo, è il bambino “abbandonato” davanti alla tv. Distrarsi guardando la tv può essere benefico, a patto che la tv non sia l’unica fonte di tempo libero. La televisione può trasformarsi in uno strumento di sintonia e di condivisione: un momento di affetto, come quando si guarda un bel film, o si fa il tifo per la nazionale di calcio, saldati dallo stesso sentimento. E allora un programma tv diventa il supporto del piacere di stare insieme. Il desiderio  di imitare gli eroi dello sport può anche invogliare all’esercizio fisico. I bambini e i ragazzi hanno bisogno di essere attivi. Davanti alla tv un bambino non deve fare alcun sforzo, né intellettuale, né sociale, né fisico, né manuale. Consuma semplicemente delle immagini che il più delle volte non generano niente in lui. Il piacere di guardare resta superficiale e immediato. E’ importante insegnare ai bambini a sentire il tempo non come un vuoto da riempire,  ma come un magnifico dono da organizzare nel modo più piacevole e utile finalizzato a delle mete concrete. Ciò che vale di più, in ogni caso, è che i genitori si ricordino di essere presenti e contare davvero nella vita dei loro figli. Gli “eroi veri” sono loro.


 

COME DON BOSCO - il genitore

di Marianna Pacucci

UN PICCOLO DEBITO VERSO LA TV

Il piccolo schermo rovina figli e famiglia o… C’è anche da lamentare una qualche responsabilità degli adulti.

I piccoli amano le novità

Me lo sono chiesta spesso: la tv è una rovina-famiglia o è soltanto ciò che rende evidente la difficoltà di comunicare e convivere all’interno della casa? Stabilire il rapporto causa/effetto, nelle diverse esperienze della vita, è sempre molto arduo; di sicuro, però, fra fenomeni concomitanti è legittimo sospettare una interdipendenza. Indulgo in queste riflessioni un po’ complicate perché non credo alla teoria che la tv si insinui nella vita quotidiana delle famiglie devastando la loro intimità; piuttosto, mi rendo conto che si preferisce far parlare il tubo catodico, quando si è ormai spenta la voglia e la capacità di alimentare relazioni affettive profonde.

 

Ovviamente le situazioni di crisi conclamata della famiglia sono, in fondo, quantitativamente meno numerose di quelle in cui si tira comunque avanti, ma si fa fatica a condividere i sentimenti, le opinioni, il vissuto di tutti coloro che compongono il nucleo domestico: ma proprio in questa fascia affollata di persone i danni della televisione rischiano di essere più devastanti, perché si crea, di fatto, una vita di fuga dalla responsabilità comune di costruire flussi efficaci di comunicazione e di collaborazione. Ed è inevitabile, in queste realtà, che a rimetterci siano proprio i soggetti più deboli: il bambino lasciato a se stesso, ma anche la nonna che esce poco di casa,  la mamma casalinga che ha bisogno di sognare un mondo più bello di quello in cui si trova a svolgere un compito spesso poco gratificante, il papà che ha problemi con il  lavoro. Se questo è vero, c’è realmente bisogno di regolare il rapporto con la tv: ma questo vale per tutti i membri della famiglia, non solo per i più piccoli. In fondo, tutti possiamo essere invischiati in un uso sbagliato del mezzo televisivo e, da parte degli adulti, è molto facile essere protagonisti degli stessi comportamenti che si rimproverano ai ragazzi. Come sempre, dunque, occorre fare attenzione all’intero contesto entro il quale si pone la fruizione televisiva e a certi dettagli che incidono sul modo personale di porsi di fronte ai tanti messaggi che la tv offre.

 

La prima cosa di cui ci siamo preoccupati in casa è dare un limite numerico agli apparecchi a disposizione; se in ogni camera si colloca un televisore, è inevitabile che si moltiplichino le occasioni e il tempo in cui si guarda la tv e, soprattutto, si stabilisce un rapporto troppo individuale con essa. Se invece si è costretti a condividere la scelta e la visione dei programmi, c’è speranza che si crei una qualche forma di discernimento critico e di condivisione critica di ciò a cui si assiste. Un’altra cosa che ci è sembrato importante determinare sin dall’inizio, è che non è assolutamente indispensabile e inevitabile essere spettatori di un programma televisivo, né ci sono delle ore canoniche in cui bisogna ottemperare a questo impegno. L’instaurarsi di abitudini, in qualunque campo, esime dall’esigenza di darsi motivazioni e obiettivi in quel che si fa. Peraltro, lo sforzo dei genitori di partorire proposte alternative ai propri figli è sempre premiato: soprattutto i piccoli amano le novità e si entusiasmano all’idea che la vita domestica non è sempre e soltanto routine, ma anche occasione per accogliere qualche squarcio di inedito. Non siamo stati  invece molto rigidi sulla necessità di spegnere la tv durante i pasti; in fondo può essere anche positivo che il mondo si sieda a tavola con la famiglia e partecipi al rito della condivisione degli elementi primari della sussistenza. Basta tenere il volume basso, in modo tale che non impedisca la conversazione, ma possa anche richiamare l’attenzione di tutti, quando vale la pena recepire un’informazione o ridere insieme di qualcosa.

 

Dopo quasi venticinque anni di matrimonio, mi rendo conto che è stato fondamentale stabilire queste regole subito, perché la stessa coppia, e successivamente i bambini, possano orientare il proprio modo di fare, senza dipendenze ma anche senza demonizzare la tv. Crescendo, i ragazzi hanno utilizzato questo strumento con vari intenti: rilassarsi e divertirsi, informarsi e confrontarsi. Tutto questo li ha portati, credo, a percepire la continuità fra il dentro e il fuori, fra il vicino e il lontano, fra il passato e il presente, sviluppando un’attitudine più matura al valore della prossimità, ma anche una maggiore consapevolezza verso un pluralismo culturale che ha sempre bisogno di posizionamenti critici. E che questo sia anche merito della tv, non mi dispiace.