I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

ON LINE - coadiutori salesiani

di Giancarlo Manieri

Il breve profilo di un salesiano laico speciale, il signor Luigi Franchi Mozzi, di Rimini (1871-1943).

SALESIANO COADIUTORE E… DIRETTORE

La vicenda di un coadiutore che le circostanze portarono alla direzione di una grande opera. Storia tutta particolare, ambientata durante la rivoluzione messicana, mentre erano dittatori Calles e Cardenas .

Il coadiutore Luigi Franchi MozziLuigi è uno dei tanti salesiani italiani partito missionario. Gli toccò il Messico in tempi particolarmente difficili che richiedevano coraggio, astuzia, diplomazia ed eccezionali capacità organizzative. Talenti di cui il signor Luigi era abbondantemente fornito. Dalla natia Rimini, si ritrovò a Valdocco, ricevuto dallo stesso Don Bosco, per “imparare un mestiere”. Scelse di diventare “maestro legatore”, perché stampa e derivati andavano allora per la maggiore, rappresentavano il futuro. Ma, come capitava spesso a molti alunni che vivevano con Don Bosco, fu da lui catturato e decise di rimanergli accanto per sempre.

MISSIONARIO

Anzi, no. Gli venne voglia di “terre lontane”, proprio durante l’anno in cui con 81 compagni faceva il noviziato. Era il 1890. E chiese di partire. Doveva essere in gamba, il nostro, perché un mese dopo aver emesso la prima professione, gli concessero di fare la professione perpetua che normalmente viene permessa solo dopo 6 anni di “tirocinio”. Il Bollettino Salesiano del gennaio 1894 riporta con abbondanza di particolari, la cerimonia della partenza di 60 missionari destinati all’America, all’Asia, e all’Africa. Per il Messico partirono in 17: otto salesiani, sei FMA e tre aspiranti. Capo spedizione era il famoso don Raffaele Piperni. Luigi aveva 22 anni e una gran voglia di buttarsi a capofitto nel lavoro. Venne destinato a Santa Julia… beh, non potevano certo destinarlo altrove, visto che era l’unica casa allora esistente in tutto il Messico e, per di più, ancora in costruzione. Vi arrivò nel gennaio 1894, e una decina di giorni dopo aveva già messo in piedi e iniziato a far funzionare il laboratorio di legatoria. Franchi era un vero artista e a qualunque attività si applicasse, venivano alla luce piccoli capolavori. Tra le altre cose iniziò con 12 ragazzi e 6 salesiani la scuola di banda. Sì, perché tra le altre cose Franchi era anche un ottimo musico.

MA…

Si annunciavano tempi foschi per il Messico. Nel 1910 era scoppiata quella rivoluzione che cambiò a tutti le carte in tavola, scombinando totalmente il vecchio assetto dittatoriale e avviando, ahimè molto lentamente, la nazione verso la democrazia. Da Diaz a Madero, da Huerta a Carranza, passando per ribelli famosi come Villa, Obregón, Zapata. Sono i tristi tempi in cui non pochi sacerdoti finirono in carcere. Fu Carranza a uscire vittorioso dal bailamme delle lotte intestine, e cercò di pacificare il paese; ebbe però il torto di lasciare nella costituzione le vecchie leggi anticlericali, risalenti al 1857, emanate da Benito Juárez; una spina nel fianco che sarebbe tornata a pungere tragicamente quando al potere arrivò Plutarco Elías Calles. Se Carranza aveva chiuso un occhio – e spesso tutti e due – riguardo a preti, chiese, scuole cattoliche (la maggioranza della popolazione era cattolica), fino a visitare il collegio salesiano di Santa Julia il 20 dicembre 1917 e a congratularsi per i successi della scuola, Calles applicò pignolescamente le leggi e fu l’iniziatore di quella persecuzione che per più di 3 anni devastò la Chiesa messicana. Espulse dal paese i preti stranieri; a quelli autoctoni proibì di esercitare il ministero e dirigere collegi. L’articolo 33 della costituzione carranzana venne applicato alla lettera, fino al martirio di non pochi religiosi. Si ricorda il famoso gesuita padre Pro (1891-1927).

FRANCHI DIRETTORE

Chi salvò la situazione a Santa Julia fu il maestro Franchi Mozzi, che non essendo sacerdote, poté diventare a tutti gli effetti direttore dell’opera. La maggior parte dei salesiani erano partiti alla volta di Cuba, alcuni si erano nascosti nelle abitazioni di cooperatori, altri presso amici. Quando la polizia arrivò per prelevarli, non ne trovò nemmeno uno. Furbamente Luigi trattò bene gli agenti, offrì loro un’abbondante merenda mentre la banda del collegio eseguiva i pezzi migliori del suo repertorio. Passata la buriana, verso il 1934, con Luigi ancora direttore dell’opera, chiesero ospitalità per un corso di esercizi spirituali, un gruppo di passionisti. Il signor Luigi riservò loro i locali dell’infermeria dove potevano disporre del dormitorio, della sala mensa, della cappella e di un lungo corridoio per il raccoglimento. Capitò in quell’occasione che il superiore degli esercitandi si era dimenticato di portare il cilicio che usavano per darsi la penitenza. Non sapendo come rimediare, egli avvicinò il signor Franchi pregandolo di prestargli i cilici che usavano i salesiani. E Franchi: “Se proprio ci tenete, non ho difficoltà”. Senza por tempo in mezzo fece il giro dei laboratori, prese con sé i più scalmanati degli alunni, consegnò loro un pallone e diede il via libera per giocare una mezz’ora nel corridoio dell’infermeria. Com’era da aspettarsi, per trenta minuti ci fu il finimondo. Imbufalito, il superiore dei passionisti si precipitò dal maestro Franchi: “Che storia è questa?”. Al che candidamente egli rispose: “Padre, non mi avevate chiesto di prestarvi il cilicio dei salesiani? È precisamente quello che ho fatto. Per noi durante tutto l’anno, giorno e notte, questo è lo strumento della penitenza”.

LA FINE

Un altro giorno seppe che sarebbe arrivata in casa la polizia per una perquisizione. Stavolta non fece in tempo a far sparire tutto ciò che potevano considerare compromettente, così trovarono le suppellettili della messa e alcune lettere. Poteva significare la chiusura del collegio, ma il nostro coadiutore interessò la sorella del procuratore della Repubblica e in qualche modo salvò capra e cavoli. Quando però arrivò al potere Lázzaro Cárdenas, le cose peggiorarono e i salesiani dovettero lasciare Santa Julia. Così Luigi perse il posto. Come già avevano fatto tanti altri, si rifugiò a Cuba, presso la casa salesiana di Camagüey, che ospitava altri fuggiaschi. Da lì, non si mosse più. Non eccessivamente vecchio, ma indubbiamente molto stanco, morì nel 1943. È ricordato come uno dei più grandi salesiani coadiutori del Messico