I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

di Graziella Curti

COMUNITÀ EDUCANTE È…

Tre giorni intensi di condivisione tra educatori laici ed FMAper  riflettere su quella comunità educante sognata da Don Bosco e Maria Domenicae trovare insieme le condizioni necessarie per garantirne la continuità nell’oggi.

 

la pedagogia d’ambiente è uno dei capisaldi dell’educazione salesiana. Questa è la forte convinzione che le Figlie di Maria Ausiliatrice  hanno riconfermato da tempo e che hanno voluto mettere all’ordine del giorno dell’incontro di una settantina circa di educatori ed educatrici, che operano in diverse realtà. Dopo un interessante excursus storico, di quando «la comunità educante non c’era», secondo il curioso titolo della relazione della storica suor Grazia Loparco, hanno messo a confronto le loro esperienze e hanno cercato di individuare il profilo di una comunità educante salesiana per i nostri tempi. Si sono poi susseguite le testimonianze concrete di operatori in quattro comunità salesiane distribuite in luoghi diversi d’Italia e con finalità differenziate: oratorio, casa di accoglienza per minori a rischio,  comunità in un quartiere a forte degrado, scuola.

Educatori laici e FMA in un incontro sulla Comunità educante

ABITARE LA PERIFERIA

 

Librino è una zona periferica di Catania. Il progetto di farne un grande quartiere prende vita intorno agli anni ’70. Nato da un sogno di futuro, per vari motivi, è rimasto un’urbanizzazione incompiuta e, sotto tanti aspetti, fallita. Le Figlie di Maria Ausiliatrice vi approdano nel 1987, ma solo più tardi, con alcuni giovani del MGS, che vogliono esplicitare la loro scelta di stare dalla parte dei giovani poveri, riescono a realizzare il sogno di una casa salesiana nel cuore del quartiere. Attualmente, dopo varie vicende, una comunità educante sta crescendo. Così la presentano suor Maria Luisa e un animatore: «La caratteristica della nostra comunità che ci piace evidenziare è la varietà e l’apertura alla collaborazione. La varietà ci permette di avere più possibilità di confronto e di intessere con facilità reti con le varie agenzie: servizi sociali, parrocchie, scuole, ASL, Enti Pubblici, Assessorati. L’apertura fa sì che la nostra casa sia considerata una casa per tutti. Il filo rosso delle attività è l’educazione civile e religiosa. Il fatto di non avere, per scelta, la celebrazione Eucaristica in casa ci permette di raggiungere ogni giorno le parrocchie dove ci occupiamo di animazione liturgica, catechesi, formazione dei ministranti, corso prematrimoniale, pastorale giovanile. Qui i poveri hanno molti nomi e molti volti. Le domande dei giovani e delle donne sono certamente in primo piano, ma la rete di azione è più larga e complessa».

 

IL CAPITALE UMANO

 

Michele Visentin è preside nell’Istituto Maria Ausiliatrice di Padova e ritiene la CE una costruzione sociale, una realtà in divenire che vive attraverso intensi processi comunicativi. Nella sua relazione non si limita a comunicare dei fatti, ma vuole rivelare le motivazioni di fondo che servono da stimolo nella realizzazione di un ambiente in cui si impara a pensare e ad abitare insieme in quello stile di famiglia tanto caro a Don Bosco e a Maria Domenica. Uno stile che genera vita e tensione verso la felicità. Le idee di Michele Visentin e dei suoi collaboratori sono legate alla tradizione salesiana, ma hanno il merito di essere tradotte nell’oggi. Per questo, di fronte alla società fluida, si sente l’esigenza di aiutare i giovani nel passaggio alla comunità consistente; dalla società dei non-luoghi, l’urgenza di accoglierli negli spazi familiari dell’incontro; dai tempi fagocitati dal consumo, dal lavoro e dalla saturazione di informazioni, la volontà di coinvolgerli nella comunità che favorisce la prossimità e l’interiorità. Un processo che è difficile sintetizzare, ma che riesce a essere illuminato da un’espressione del relatore: «Il nostro è un impegno a imparare ogni giorno a vivere consapevolmente gli spazi e i tempi delle relazioni umane».

 

LA MAGIA DEL CORTILE

 

Bologna-Corticella:una comunità educante nel cuore della parrocchia. La scelta dei giovani più poveri e del lavoro in rete con i servizi sociali sono una prassi consolidata. L’oratorio è una comunità intera che prende in considerazione la parte più giovane di se stessa, camminando insieme a essa verso Gesù. Il cortile è lo spazio dell’incontro. La scelta  di questo spazio come luogo educativo ha creato una nuova figura: i Cortilai. Si tratta di persone che dedicano un po’ del proprio tempo libero per stare con i giovani, non come sorveglianti, ma come educatori. Nel presentare la realtà del Centro Giovanile, l’animatore Marco Badiali ne ha definito lo stile riassumendolo nello slogan “molti che fanno poco e non pochi che fanno molto”. Non con la presunzione di chi vuol farsi maestro, ma con la familiarità dell’amico e l’autorevolezza del padre.

 

COSTRUIRE FAMIGLIA

 

«A Pavia, il Nido è un simbolo – hanno  detto gli educatori –. Pur vivendo in pieno la legislazione attuale, la nostra è a pieno titolo una comunità educante salesiana, articolata in maniera flessibile, perché mette insieme esperienze per varie età della vita dei giovani. Costruire famiglia è il compito degli educatori, FMA e laici, dei ragazzi». Qui si accompagnano nella crescita i giovani che non hanno genitori. Agli educatori è richiesta una genitorialità diversa, matura e sostitutiva rispetto a quella della famiglia d’origine. Le strategie che vengono adottate, con l’aiuto di esperti, l’ambiente gioioso, il protagonismo, il gruppo, la crescita armonica di ragazze e ragazzi con gli educatori permettono di trovare sicurezza per la propria esistenza. Le Figlie di Maria Ausiliatrice cercano di tenere aperte le porte di questa “famiglia allargata” facendo crescere la corresponsabilità, sostenendo il lavoro di équipe e la progettazione condivisa.La positività delle quattro esperienze ha trovato una forte conferma nell’intervento sull’animazione del prof Mario Pollo, da lunghi anni impegnato nella ricerca sociale e profondo conoscitore delle nostre scelte educative.

Al termine dell’incontro è risultato particolarmente illuminante il profilo tratteggiato nei lavori di gruppo che definisce la CE come: una comunità teologale, che vive nella gioia del Cristo risorto, assume i tratti del Sistema Preventivo e li ridice con linguaggio nuovo. Una consapevolezza che apre cammino.