I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

BAGLIORI

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ROLANDO MARTIRE A 14 ANNI

Rolando Rivi (17/01/1931 – 03/04/1945)

 

La violenza non ha colore né la guerra ha vincitori, ma l’amore tinge di nuova luce colori ormai spenti e riscalda di speranza cuori congelati dalla brutalità. Nello scenario di terrore e morte del 2° conflitto mondiale, un giovanissimo seminarista dispensa parole di gioia ben oltre i rintroni di bombe e cannoni.

 

È Rolando Rivi di San Valentino di Reggio Emilia. La sua vicenda per alcuni aspetti riporta alle prime persecuzioni contro i cristiani. Negli anni tra il 1943 e il 1945, i tempi della guerra partigiana, ribollivano odi contro tutto e tutti; anche i preti vennero presi di mira da frange estreme di partigiani, in particolare quei sacerdoti che si adoperavano per la fine delle ostilità e che non mancavano di gridare contro le efferatezze da chiunque compiute. Il ragazzo, appena quattordicenne – era entrato in seminario a 11 anni e subito, com’era d’uso, aveva vestito l’abito talare – dovette lasciare il seminario per motivi di sicurezza e tornare in famiglia. Qui, non depose l’abito ecclesiastico anche se papà e mamma insistevano; era il segno della sua scelta di vita: “Io studio da prete e la veste è il segno che sono di Gesù”. Sfidò con umile fierezza insulti e provocazioni, senza abbassare  lo sguardo o indossare maschere. Come ogni ragazzo, anche Rolando aveva i suoi eroi, erano i giovani delle “Fiamme Verdi” della brigata “Italia”, partigiani di ispirazione cattolica senza per ciò nutrire alcun genere di astio verso altri, benché l’anticlericalismo di alcuni era diventato violento soprattutto in Emilia.

 

Rolando, dal volto pallido e dall’animo candido, fu catturato il 10 aprile 1945, domenica in Albis. Era andato a messa e aveva suonato l’organo dirigendo il coro dei cantori tra i quali c’era anche suo padre. Tornato a casa, mentre i suoi andavano a lavorare nei campi prese i suoi libri e si recò al boschetto a due passi da casa per studiare. Non tornò più. Catturato da una formazione di partigiani comunisti, fu portato al campo base. Gli strapparono di dosso la talare – forse dava loro fastidio – lo insultarono, lo percossero a sangue… un ragazzino di 14 anni! Quale gloriosa impresa! Qualcuno, pare, s’intenerì, ma il capo fu irremovibile: “Domani avremo un prete in meno!”. Lo portarono in un bosco, presso Piane di Monchio e lo fecero fuori con due colpi di rivoltella, uno in direzione del cuore, l’altro alla tempia, poi lo coprirono alla meglio con qualche palata di terra e foglie secche. Era il 13 aprile. Un venerdì. Il parroco don Camellini e il padre lo cercarono per tre giorni, e quando incontrarono il capo partigiano e gli chiesero del piccolo seminarista, rispose: “È stato ucciso qui, l’ho ucciso io, ma sono perfettamente tranquillo!”. Il piccolo, prima dell’ultimo sacrificio, aveva chiesto di pregare per mamma e papà, quindi si era inginocchiato per un attimo di raccoglimento, prima dei due colpi assassini. Era un giovane di una inimmaginabile ricchezza spirituale. Il prof. Paolo Risso ne ha scritto la biografia: Rolando Rivi un ragazzo per Gesù, edizioni Del Noce 2004. Aveva ragione la nonna: “Rolando o diventerà un santo o un mascalzone”. È diventato un santo: all’inizio di quest’anno, il 7 gennaio 2006 è stata introdotta la sua causa di beatificazione.