I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHIESA

di Silvano Stracca

Il sì alle “radici cristiane” dell’Europa fu negato in nome di una male interpretata laicità.

QUO VADIS EUROPA? (2)

Una “sana” laicità

“Occorrerà lavorare affinché la laicità non venga interpretata come ostilità alla religione, ma come impegno a garantire a tutti la possibilità  di vivere e manifestare le proprie convinzioni religiose”. Benedetto XVI

In principio, quando ancora erano  fumanti le macerie della seconda guerra mondiale, fu l’Europa di Alcide De Gasperi, del tedesco Konrad Adenauer, del francese Robert Schuman, del belga Paul-Henri Spaak, ecc. Statisti e uomini di governo di matrice cristiana, fermamente convinti che il Vecchio Continente poteva trovare le ragioni e la forza della sua unità futura solo sulle solide fondamenta spirituali del suo passato.

Mezzo secolo dopo, al momento del coronarsi dell’allora ardito disegno dei Padri Fondatori, è l’Europa di una classe politica e burocratica espressione di forze che rinnegano le fonti della sua storia. Forze che, con il loro rifiuto di menzionare l’eredità cristiana, hanno minato in radice il ruolo che una Costituzione europea, nata da un’amputazione assurda e faziosa della memoria storica, può effettivamente svolgere tanto sul piano politico quanto su quello giuridico.

LAICISMO PIÙ CHE LAICITÀ

Negli ultimi decenni, dunque, lo spazio politico, istituzionale, culturale e civile europeo ha assunto un volto differente dal passato. Il fenomeno della secolarizzazione ha conosciuto una forte accelerazione. I costumi e le mentalità sono rapidamente e profondamente cambiati. Il confronto fra i valori e gli stili di vita è diventato pressante, mettendo in gioco molte delle eredità trasmesse dal passato. La stessa mappa religiosa, in conseguenza delle ondate di immigrati da altri continenti, è andata modificandosi, dando vita a un pluralismo variegato e complesso. L’Europa dei 25, della Costituzione sottoscritta a Roma nel 2004, è il risultato di quest’evoluzione. Un’Europa che considera l’idea laica della Rivoluzione francese il valore fondante della nuova identità europea. Accanto alla laicità possono coesistere differenti culture religiose, con i loro rispettivi diritti, a condizione che e nella misura in cui rispettino i criteri della cultura illuminista e si subordino ad essa.

I tratti distintivi di questa cultura venivano così schematizzati da Joseph Ratzinger: “La cultura illuminista sostanzialmente è definita dai diritti di libertà. Essa parte dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto: la libertà della scelta religiosa che include la neutralità religiosa dello Stato, la libertà di esprimere la propria opinione a condizione che non metta in dubbio proprio questo canone, l’ordinamento democratico dello Stato, la libera formazione di partiti, l’indipendenza della magistratura, e infine la tutela dei diritti dell’uomo e il divieto di discriminazioni”.

QUALE LIBERTÀ

A proposito del concetto di discriminazione annotava però il  cardinale:  “Il concetto viene sempre più allargato e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della  libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana. E il fatto che la Chiesa è convinta di non avere il diritto di dare l’ordinazione sacerdotale alle donne, viene considerato da alcuni inconciliabile con lo spirito della Costituzione europea”.

E’ evidente - osservava il futuro pontefice – che questo canone della cultura illuminista contiene valori importanti dei quali noi, proprio come cristiani, non vogliamo e non possiamo fare a meno. Ma è altrettanto evidente che la concezione mal definita o non definita affatto di libertà che sta alla base di questa cultura inevitabilmente comporta contraddizioni; ed è evidente che proprio per via del suo uso (un uso che sembra radicale) comporta limitazioni della libertà che una generazione fa non riuscivamo neanche ad immaginarci. Una  confusa ideologia  della libertà conduce a un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile verso la libertà”. Non è difficile comprendere che il dibattito sui rapporti tra Chiese e Stato, tra religione da un lato e società dall’altro, è destinato a crescere d’importanza nel nostro continente. Convinto che sia necessario un dialogo tra laici e credenti, Benedetto XVI ha già indicato alcune importanti linee guida di una riflessione sulla laicità, una “sana” laicità che non coincide con il laicismo. Sottolineando come essa debba tener conto “della dignità dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali che rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti non vengono creati dal legislatore, ma sono inscritti nella natura stessa della  persona umana, e pertanto rinviabili ultimamente al Creatore”.

LA QUESTIONE DEI DIRITTI UMANI

Se i diritti umani fondamentali – primo fra tutti la dignità della persona – non sono né creati né conferiti dallo Stato, ma solo riconosciuti, ciò significa che essi preesistono alla legge, alla politica, alle scelte dei Parlamenti, e non possono, o non dovrebbero, essere toccati da alcuna decisione politica. Questo principio generale, ampiamente riconosciuto in Europa, in pratica però è spesso violato. “Se pensiamo alla clonazione, dice il Papa, se pensiamo alla conservazione dei feti umani a scopo di ricerca e di donazione degli organi, se pensiamo a tutto l’ambito della manipolazione genetica, la lenta consunzione della dignità umana non può venir misconosciuta da nessuno”.

Nell’attuale crisi culturale e spirituale del Vecchio Continente, secondo il Pontefice, “appare quindi legittima e proficua una sana laicità dello Stato, in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie, alle quali appartengono anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo”. In primis il “senso religioso” e “l’apertura alla Trascendenza”. Anche a questa fondamentale dimensione “uno Stato sanamente laico dovrà riconoscere spazio nella sua legislazione”, perché si tratta di “una ‘laicità positiva’ che garantisce a ogni cittadino di vivere la propria fede religiosa con autentica libertà anche in ambito pubblico”.   (2- Continua)